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Parole giuste, ora i fatti: è l’ultima occasione per non fare un’autogol al Paese

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L’aria che tira, a Roma, è di cauto ottimismo. È la ripresa, timida, non ancora diffusa, sicuramente perfettibile, a portare nella Nuvola di Fuksas più applausi, e consensi, rispetto agli anni passati.

Martedì 20 marzo 2017: l’assemblea nazionale di Confartigianato, nella capitale, è l’occasione per dire che “la piccola impresa è una tradizione che ha futuro” e che, per la piccola e media impresa, «qualcosa a livello normativo, in Italia così come in Europa, è stato fatto». Ma, al contempo, molto resta ancora da fare.

«Le parole del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani sono positive, sono quelle che volevamo sentire. Ma a Varese siamo abituati a misurare i fatti e quelli, per le imprese e il Paese, devono ancora arrivare a compimento» commenta Davide Galli, presidente di Confartigianato Varese, in trasferta con il direttore generale Mauro Colombo e una delegazione di imprenditori-consiglieri.

Varese c’è, e si fa sentire. Innanzitutto quando il presidente nazionale, il varesino Giorgio Merletti, ricorda che i Digital Innovation Hub – cuore del Piano nazionale Industria 4.0 – sono nati prima che la norma nazionale desse loro un nome, anche grazie a laboratori come il Faberlab di Tradate, nato nel 2014 e approdato al fuori Expo. «Un riferimento significativo perché ci fa capire come, più che dalle Camere di Commercio, l’innovazione digitale passi dalle nostre imprese e dal nostro mondo» è il ragionamento del presidente Galli. E rileva per l’ennesima volta come «Varese abbia saputo interpretare i tempi e anticiparli».

Capitolo 4.0 in chiave varesina anche quando, dal palco, è il ministro Calenda a raccogliere l’assist lanciato da un’impresa varesina che, attraverso un tweet di Confartigianato, chiede che le misure del Piano nazionale vengano meglio declinate a misura di Piccole e medie imprese: «Ci sono problemi? Parliamone: ci sono cose che possono essere migliorate ed è su questo che dobbiamo lavorare. Non credo – ha risposto Calenda – che quando il Governo fa una cosa di per sé sia impeccabile, né lo pretendo. Ciò che voglio è lavorare con voi, in uno spirito di collaborazione e franchezza». La speranza è che Industria 4.0 sappia essere davvero ciò che ha prospettato Calenda: un’opportunità capace di coinvolgere tutti, declinando le sue opportunità anche economiche a beneficio di aziende di dimensioni ridotte.

«Raccogliamo l’invito di Calenda, è un invito che ci responsabilizza come imprenditori e non solo – ammette Galli – Ci responsabilizza anche come sistema di rappresentanza, al quale viene offerta l’occasione di essere vicino alle imprese, di rappresentarne i bisogni e di assumersi la responsabilità di agevolare la crescita e di accelerare i cambiamenti attraverso proposte concrete. L’autoreferenzialità ha fatto il suo tempo, oggi è il momento di dialogare ed essere proattivi. Mettiamo da parte le lamentele fini a sé stesse, passiamo all’azione. Altrimenti, come ha detto il ministro Calenda, falliremo. E questa volta falliremo tutti».

Sul piatto politico c’è tanto, ma è come le parole si tradurranno in fatti che farà la differenza tra sopravvivenza, fallimento o crescita.

Le fondamenta ci sono: «Ho colto, nelle parole del presidente Merletti, il riconoscimento degli sforzi compiuti dal sistema su digitalizzazione, formazione e internazionalizzazione, tutti fronti sui quali Varese ha giocato d’anticipo, comprendendone da subito il valore strategico». Il riferimento è al ruolo di Faberlab, anche nel quadro di Industria 4.0 (o Impresa 4.0, come l’ha ribattezzata Calenda, ndr). Ma è anche a Ife (Imprese Formative di eccellenza), Job Talent e VersioneBeta (AreaLavoro), e alla forza propulsiva impressa nell’accompagnamento delle aziende su nuovi mercati (AreaBusiness).

Ora però, serve che sulle fondamenta vengano poste mura e cemento solidi: «Positivo, per esempio, è il fatto che il Governo abbia apportate alcune modifiche sul fronte del Fondo centrale di Garanzia, andando nella direzione da noi auspicata». Non più sostegno a imprese con rating altissimi (con indiretto beneficio a favore delle banche), ma attenzione alle necessità e alle urgenze delle Piccole e Medie Imprese, per le quali negli anni l’accesso al credito ha imboccato un trend fortemente negativo.

Le conseguenze? Chiare e pericolose, perché senza soldi non ci sono investimenti. E senza investimenti si finisce fuori dai giochi: «Un rischio che, purtroppo, anche a Varese è tutt’altro che remoto. Ce ne siamo accorti osservando come, a differenza delle medie imprese, le piccole risentano ancora pesantemente della crisi». Invertire la tendenza è una necessità che non può essere procrastinata: «E per questo speriamo che le banche recepiscano appieno il senso delle modifiche apportate dal Governo, rilanciando i confidi e l’accesso ai finanziamenti, a beneficio di queste aziende».

Concretezza dunque. L’orologio, il calendario, non lasciano spazio alle esitazioni: stavolta, chi non gioca secondo regole chiare, manda tutto il sistema all’aria. E, a quel punto, dovrà assumersene le responsabilità. È tutto scritto: saranno i prossimi mesi a dire chi avrà giocato per tirare in porta. E chi avrà rimediato un autogol.

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