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Come digitalizzare la tradizione, portarla nel mondo 4.0 e migliorare prodotto e affari

tradate - faberlab d factor --
Empatizza, definisci, crea, prototipa. E’ questo il cuore di D-Factor, il progetto messo a punto da Faberlab con Confartigianato Imprese Varese, Polifactory – makerspace del Politecnico di Milano, Fondazione Bassetti, Versione Beta e Camera di Commercio di Varese.

Partendo da un punto: «Far capire alle Pmi – dice Massimo Bianchini di Polifactory – come stanno cambiando i processi di innovazione, quali sono le mosse per far evolvere un prodotto sfruttando le potenzialità delle tecnologie digitali, come per esempio le stampanti 3D. In sintesi, come si produce, quali sono le tecnologie da utilizzare e, da parte di un’impresa, come poter pensare a nuovi prodotti-servizi».

Uscendo dalla teoria ed entrando nella pratica, con D-Factor un’impresa può potenziare ciò che sa fare, ciò che possiede nei suoi processi ma non conosce, per provare a farlo meglio. I passaggi sono semplici e logici: si parte da un’idea e la si valuta, si cerca di capire come farla evolvere stimolando l’imprenditore a inserire nel prodotto alcuni elementi innovativi, ad esempio dotandolo di un’anima digitale.

L’imprenditore vuole che il prodotto sia interattivo, personalizzabile, che si possa comunicare al cliente finale, che si possa customizzare? Per farlo, ci si deve attrezzare: innovare il prodotto significa abbracciare le nuove tecnologie e il design anche senza impegnarsi in investimenti consistenti. Anzi, «spesse volte le conoscenze contano più delle sole macchine – prosegue il professore – ed è questo che è importante per le Pmi: fino ad oggi ho prodotto sempre in un certo modo, ora cerco di esplorare il potenziale dell’innovazione legato al digitale».

Insomma, si cambia pelle. E questo vale, tanto, anche per chi utilizza lavorazioni più tradizionali oppure lavora per conto terzi. Mai avuto il desiderio di sviluppare un bene di produzione finale? Andare sul mercato con un proprio prodotto? «In pochi mesi le Pmi possono scoprire nuovi modelli di innovazione legati al design e le logiche d’applicazione delle tecnologie digitali, ad esempio come digitalizzare un prodotto e trasformarlo in Internet of Things e come pensare a un servizio collegato. Si tratta di mettere a fuoco come tutto questo può stare insieme», incalza Bianchini.

Design, manifattura digitale e innovazione di prodotto non sono temi disgiunti, anzi ci sono così tante aree di continuità tra l’uno e l’altro che al termine della prima fase del progetto (quella dell’apprendimento) «le imprese potranno definire una propria idea di prodotto-servizio. Si entra a D-Factor con un’idea grezza e se ne esce con una rifinita».

Con la seconda fase, quella della sperimentazione, si passa alla verifica pratica dell’idea: per esempio l’interattività dell’oggetto (se piccolo) e la sperimentazione per l’uso della stampa 3D in modo intelligente. Come risultato, si avranno alcuni prototipi di studio sui quali poter ragionare concretamente sulla relazione tra design e digitale.

Perché l’innovazione guidata dal design si coniuga all’innovazione basata su tecnologie sempre più accessibili anche alle piccole imprese», conclude il docente di Polifactory. Insomma, un approccio comprensibile e facilmente abbordabile fa di D-Factor un progetto innovativo. Perché se da un lato l’innovazione origina il nuovo, dall’altro ha anche una sua indiscussa validità nel produrre in modo diverso qualcosa che c’è già.

IL PROGRAMMA DI D-FACTOR

INFORMAZIONI
www.asarva.org
www.polifactory.polimi.it/d-factor
www.faberlab.org

ISCRIZIONI E CONTATTI
angelo.bongio@asarva.org
polifactory@polimi.it

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