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Home «Io, un rivoluzionario della tecnologia: butto giù le barriere con studi e prototipo»

«Io, un rivoluzionario della tecnologia: butto giù le barriere con studi e prototipo»

foto-faberlab
Si parla spesso di barriere architettoniche, ed è tutto vero. Ma per chi si deve muovere su una carrozzina, gli ostacoli iniziano prima di uscire di casa. Passare dalla sedia al letto, in bagno, al tavolo, in auto o afferrare oggetti riposti troppo in basso o troppo in alto, è spesso un problema insuperabile: «Il problema del trasferimento dalla sedia è sentito dal 54% della popolazione degli utilizzatori». Andrea Depalo ha fatto ricerche: trentatre anni, un diploma di Ragioniere programmatore, un corso da tecnico del suono con un hobby da fonico e autodidatta nell’applicazione dei software, da quando è nato si sposta in carrozzina. E di ostacoli ne se intende: fisici ma anche culturali.

“AvanChair” – il sito www.avanchair.com è in costruzione ma la pagina Facebook fb.me/AvanChair è più che attiva – è il nome di un progetto nato da un primo studio del giovane sulla mobilità assistita «per dimostrare che qualcosa di diverso si può fare partendo dalle esigenze e dai problemi di chi sta su una carrozzina. Qualcosa di innovativo». Un’idea, quella di Andrea, che si misurerà con scale, dislivelli e spazi stretti ma prima di tutto con gli ostacoli meccanici, elettronici, informatici che stanno alla base di ogni progetto che si rispetti. “Avanchair” sarà una carrozzina – il futuro è d’obbligo perché per ora è stato depositato in Italia un brevetto industriale al quale si sta lavorando in squadra – fatta per adattarsi alle circostanze. «In una sola parola – dice Andrea – al mondo».

Il progetto, infatti, prevede una «sedia intelligente» piena zeppa di innovazione con sistemi di trasferimento (per salire in auto, per esempio) robotizzati e con sensori che inviano alert in grado di rilevare lo stato di salute della persona (i parametri biometrici) e il malfunzionamento del mezzo. Il ribaltamento è quello che deve essere affrontato per primo ed è quello sul quale Emilio Rigolio, titolare dell’omonima officina specializzata nel realizzare macchine customizzate per automazione industriale e robotica, si sta arrovellando: «Se ne parliamo tra un mesetto è meglio – sottolinea Rigolio con la calma di chi risolve problemi tutto il giorno. Insomma, ci sono ancora tanti aspetti da affrontare: alla sedia, quattro ruote glielo abbiamo già messe. Due di potenza e due libere. Anche l’alzata è a posto, ma ora devo passare al peso bilanciato, la parte più difficile: in testa ho tutto, ma devo far quadrare i numeri. Per il resto useremo tutti i materiali conosciuti (ferro, alluminio, plastica) e sarà una carrozzina resistente agli sforzi ma anche agile».

In questo progetto anche Faberlab ha i suoi compiti. Davide Baldi, il responsabile dell’officina digitale di Confartigianato Imprese Varese, appena ha saputo del progetto si è interessato per mettere in contatto Andrea con alcune imprese di componentistica, per dare un supporto tecnologico per lo sviluppo del prototipo (con tutto l’armamentario di stampanti 3D presenti al Faberlab) e per organizzare la campagna di crowdfunding.

«Per ora è ancora presto – prosegue Andrea – ma la fase prototipazionale al Faberlab non sarebbe male; poi penseremo al design non solo come fatto estetico ma anche funzionale. E anche in questo caso Faberlab potrebbe darci una mano. Io, ovviamente, sarò l’utilizzatore “zero” di una versione “zero” che in alcune sue parti potrebbe uscire dal laboratorio digitale di Confartigianato Varese».

Una carrozzina tra meccanica e Iot (Intelligente of Things) che ha messo intorno ad un tavolo, oltre a Rigolio, anche Antonino Quartarone (IT Project Manager, partecipa al progetto apportando la sua esperienza nei campi dell’elettronica e della programmazione), Giovanni Cermola (tecnico Informatico laureato in ingegneria biomedica, coopera per l’integrazione nel progetto di Depalo del sistema sensoriale per la rilevazione dei dati fisiologici) e Renato Basile, professionista nel campo dell’Information Technology che contribuisce allo sviluppo del sistema di monitoraggio e supporto.

Insomma, una sedia a rotelle di nuova generazione «con un vero e proprio servizio di assistenza e che punta all’integrazione con l’automotive: spostarsi dalla sedia alla postazione in macchina – prosegue Andrea – è un grosso problema, è per questo che stiamo studiando sistemi per interfacciare la carrozzina con l’automezzo per aumentare l’autonomia della persona. Una soluzione diversa, e sicuramente più economica, rispetto a quella dell’acquisto di un furgone e della sua trasformazione per fare spazio alla sedia. In realtà penso che nessuno riesca a fare un prodotto in grado di risolvere tutti i problemi della vita, ma arrivare ad una sedia che aiuti a gestire il quotidiano, ci sembra una buona cosa. Soprattutto vorremmo realizzare un prodotto al di fuori degli standard delle multinazionali, che non tengono conto di quanto le esigenze di chi si muove su una carrozzina siano cambiate con il cambiamento dei tempi».

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