Cerca:
Home Con la burocrazia light, il Ticino è bello e possibile

Con la burocrazia light, il Ticino è bello e possibile


Su quanto sia bassa l’imposizione fiscale svizzera sulle imprese rispetto a quella italiana, non si discute. Dall’unione delle imposte federali, cantonali e comunali non si supera il 21% (la percentuale varia da Cantone a Cantone). Niente male se pensiamo che qui, in Italia, si arriva ad un salasso che oscilla tra il 64% e il 68%. Se il pagar tasse, in terra rossocrociata, non pesa – l’esborso da parte di imprenditori e cittadini viene equilibrato dalla stabilità economica, dalla garanzia della legge (quello che è certezza e diritto) e dalla sicurezza nella vita di tutti i giorni – la burocrazia è un’entità leggera che, invece di ostacolare, aiuta.

Il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, lo aveva detto a chiare lettere al Congresso Provinciale del mese di maggio: «Vogliamo una burocrazia sana, perché la burocrazia regola il rapporto tra interlocutori diversi e sinergici. Ma vogliamo che la burocrazia arrivi a rinnovare sé stessa, rispondendo al bisogno di rapidità ed efficacia». Un’azione decisa su tutto quello che è burocratico si aggancia direttamente ad un risparmio di costi e tempi per l’imprenditore. Così accade che in Canton Ticino, secondo quanto ci ha detto il responsabile dell’Ufficio di Lugano della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, Fabio Franceschini, «un italiano può aprire una società di capitali in circa due settimane e una società di persone in un giorno a patto, però, che il titolare o l’amministratore delegato sia residente nel Cantone e che da parte dell’azienda ci siano garanzie economiche e contrattuali solide».

Regole di qualità ma anche poche, chiare, applicabili e applicate da tutti stanno alla base di un Paese, la Svizzera appunto, che di questa trasparenza normativa ha fatto il suo punto di forza. Ecco perché molte imprese italiane hanno accettato un compromesso che potrebbe far storcere il naso a molti. Il Made in Italy, brand riconosciuto in tutto il mondo, è entrato in competizione con il «Made in Swiss, ormai considerato fondamentale per chi vuole raggiungere velocemente non solo il Nord Europa ma anche l’Oriente. Accade così che alcune aziende facciano una parte della produzione in Italia per poi terminarla nel Cantone: i consumer stranieri hanno paura della burocrazia italiana». A dirlo è Gianmarco Torrente della Fideconto Consulting SA di Lugano.

Anche in questo caso è la snellezza delle procedure, la semplicità delle autorizzazioni, la velocità nelle decisioni e la certezza delle norme ad offrire un’opportunità in più. Se a tutto questo aggiungiamo i grossi investimenti sulla logistica, la Svizzera si sta proponendo con sempre maggiore determinazione come porta di accesso al mondo. Anche grazie ad accordi bilaterali con Paesi che se anni fa erano visti come competitor ora possono essere considerati partner commerciali. La Cina, per esempio, verso la quale viaggiano i prodotti svizzeri senza dover pagare alcun dazio in entrata.

La scelta anti-burocratica del Canton Ticino è una risposta efficace alla sete di competizione delle imprese, alle quali è richiesta dai mercati una rapidità di risposta spesso disattesa dall’ingombrante mole di moduli, firme e timbri.

Il presidente Galli, che al Congresso provinciale aveva parlato anche secondo la sua esperienza da imprenditore nel settore meccanico, non usa mezze parole: «Chiediamo regole efficaci che non garantiscano solo poche, e antistoriche, rendite di posizione. O che non scivolino in abusi di regolamentazione. Regole che, al contrario, tutelino la libertà d’impresa, la velocità di reazione alle domande provenienti dal mercato, la flessibilità nella riconversione delle attività in un Paese che dell’impresa, oggi, ha più bisogno che mai».

La Svizzera pensa alle imprese, e non solo alle sue. Lo dimostrano le scelte fatte anche su settori strategici sui quali il Canton Ticino vuole investire perché debole: la meccanica e l’elettronica, la moda (Stabio si è trasformata in una Fashion Valley), tutto quello che è ricerca e sviluppo legato anche al digitale e, infine, le Scienze della vita (biotecnologie ma anche settore farmaceutico). Una nazione che vuole crescere deve saper attrarre imprese e capitali, e così fa la Svizzera. Con aiuti cantonali alle imprese estere che vanno dagli ammortamenti accelerati alla cessione gratuita di terreni per capannoni alle defiscalizzazioni dai cinque ai dieci anni. Cosa si chiede alle imprese? Di farsi un po’ svizzere. Cioè rispettose di tutte quelle regole che assicurano un diffuso benessere economico e sociale.

TORNA SU