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Home Quando l’errore dà la svolta a un’impresa: la ricetta anti crisi di Mr Carlsberg

Quando l’errore dà la svolta a un’impresa: la ricetta anti crisi di Mr Carlsberg

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Quando la crisi presenta il conto, o rischia di farlo, rompere gli schemi significa prima di tutto cambiare prospettiva, ricominciare dall’ascolto, dagli errori e dalla fiducia nei collaboratori. Sul numero in distribuzione di Imprese e Territorio, la lezione di Alberto Frausin, il Ceo di Carlsberg Italia che ha dato una seconda vita al Birrificio Angelo Poretti di Induno Olona.

di David Mammano
La storia dell’imprenditore Angelo Poretti è affascinante da tanti punti di vista. Potremmo definirlo un esempio ante litteram dei tanto chiacchierati cervelli in fuga dei nostri giorni che, a un certo punto, decidono con coraggio di tornare perché capiscono che è possibile costruire, seppur a costo di tanta fatica, le condizioni per poter fare nel proprio paese quello che avrebbero fatto altrove.

Nasce nel 1829 e in gioventù lascia l’Italia per viaggiare nel continente europeo.

Nel 1877 decide di ritornare in patria e mettere a frutto capitali e conoscenze acquisite dando vita al Birrificio Poretti di Induno Olona. I capitoli successivi e più recenti della storia sono maggiormente noti e parlano di crisi ma anche di una profonda capacità di riuscire a tornare a credere in un nuovo inizio.

Quest’ultima parte della storia comincia nel 2007 quando alla guida dell’azienda arriva Alberto Frausin, attuale Ceo di Carlsberg Italia e per certi versi un “Angelo Poretti 2.0”. Frausin si trova di fronte a un bivio: chiudere tutto o provare a costruire un nuovo futuro possibile. Come si conclude questo capitolo lo ha raccontato Frausin stesso a TEDxVarese, parlando di come Carlsberg Italia abbia saputo vedere nel fallimento una chiave di apprendimento e di come l’attenzione ai dettagli che a molti sembravano insignificanti sia stata fondamentale per la rinascita dell’azienda. Il punto di partenza? «Credere nell’ascolto e rileggere la storia interpretandola verso il futuro e rendendola un fattore del rinnovato successo».

A TEDxVarese ha parlato dell’importanza data ai dettagli come chiave di ripartenza del business, a costo di imbattersi in resistenze di vario tipo. Qual è un buon metodo per superare le resistenze mantenendo armonia in azienda?
Le resistenze ci sono sempre perché siamo in un paese che è tendenzialmente pessimista e scettico e che quindi fa fatica ad accettare i cambiamenti, siano essi di business o di altro genere. Questo è un elemento che fa parte della nostra cultura e con il quale bisogna convivere. Tuttavia quando siamo di fronte a un meccanismo di cambiamento, le regole sono importanti e se si imposta un percorso di cambiamento bisogna essere coerenti a ogni costo. Nel nostro caso, ad esempio, ho deciso di compiere una scelta fin dall’inizio: smettere di porre l’attenzione sul fatturato e guardare al valore. In ogni possibile documento aziendale chiedo di non riportare mai il fatturato ma il gross profit. E nel farlo ho talvolta incontrato resistenze perché la tendenza era quella di tornare sui propri passi. Tuttavia ci sono fasi in cui le abitudini vanno bene e altre in cui non funzionano più ed è quello il momento in cui deve subentrare l’innovazione. La nostra realtà può fare sempre meglio ma in questa fase vediamo che i risultati delle innovazioni messe in campo sono tangibili e quindi l’innovazione stessa non viene più messa in discussione. Una chiave vincente per superare le resistenze mantenendo armonia è il racconto di una storia coerente.

In che senso?
Ho avuto l’onore di lavorare al fianco di Pietro Ferrero e settimanalmente incontravo anche il padre Michele. Sono state alcune delle persone più illuminate che abbia conosciuto. Pietro aveva un disegno e lo raccontava sempre in modo coerente. Il suo racconto diventava quindi così condiviso e conosciuto dalle persone che lavoravano con lui che alla fine era naturale metterlo in pratica e tradurlo in successo aziendale. È la stessa cosa che ho provato a fare a Carlsberg Italia: riscoprirne la storia, raccontarne con coerenza i punti di forza e ripetere sempre le stesse domande per raggiungere gli obiettivi fissati. Gli elementi del successo di un’azienda sono spesso già presenti nell’azienda stessa. Basta solo mescolarli nel modo giusto.

Quanto è facile o difficile portare in azienda un tipo di cultura che contempla il fallimento e l’errore come chiavi di apprendimento e tensione al miglioramento? Cosa può incentivare questo tipo di cultura?
La realtà è questa: non si fallisce mai. Il fallimento è apprendimento. Certo, un fallimento ti rimane impresso. Ma è importante dare la possibilità ai tuoi collaboratori di poter sbagliare e apprendere. Tuttavia una guida è necessaria. Faccio un esempio: a Roma possiamo andarci con il canotto, con il treno o in bicicletta. Una volta impostato l’obiettivo, il come ci si arriva è meno importante: ci si renderà conto che il modo più efficiente è la macchina piuttosto che il treno e si sceglierà una soluzione. L’apprendimento è questo. L’anticamera del fallimento è la mancanza di obiettivi. Mentre un’azienda evolve e continua a imparare, il ruolo del capo è quello di essere l’unico responsabile. E se gli errori sono troppi grossi, a rimetterci sarà soltanto lui.

Quali consigli si sente di dare a realtà aziendali medio piccole che hanno la necessità di rilanciarsi come successo a Poretti ma magari non dispongono del coraggio o degli strumenti sufficienti ad avviare il cambiamento?
Il coraggio è una delle poche cose di cui non si può fare a meno. Il mondo d’oggi è complesso e occorre il coraggio di fare le scelte migliori circondati dalle persone giuste. E per quanto le persone che lavorano con te possano essere preparate, anche la fortuna gioca un ruolo chiave. E allora diventa fondamentale anche la capacità di ascoltarsi dentro e di individuare qual è il possibile contributo che si può dare nel rilanciare o sviluppare o portare fuori dalle sabbie mobili la propria azienda. Questo vuol dire anche dover compiere scelte faticose. Ma una volta fatte, occorre essere coerenti. Scegliere una strada vuol dire avere anche il coraggio di proseguirla. Spesso a distruggere un’azienda è un cambio improvviso di una strada intrapresa senza coinvolgere i propri collaboratori e senza spiegarne le motivazioni.

Che ruolo ha il digitale in Carlsberg Italia?
Sul digitale stiamo lavorando molto. Credo di avere indovinato le strade che percorreremo nel prossimo futuro. Si tratta di un percorso che ha una sua coerenza. Un po’ come per tutti cambiamenti, il digitale impone un cambio di mentalità. Spesso le persone semplificano i concetti e guardano al digitale come a semplici canali di comunicazione o advertising, che in realtà è solo un pezzo della grande catena di valore che dobbiamo essere in grado di produrre. Siamo in fase di test su più fronti e a partire dall’anno prossimo saremo in grado di raccontare un nuovo pezzo della nostra storia. Comincio ad anticipare questo: “digitale” per Carlsberg Italia vorrà dire soprattutto customer experience e straordinarietà dell’esperienza che si dovrà tradurre sempre di più in consapevolezza dell’acquisto e del consumo.

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