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Arrivano i robot, ma in quanti sanno davvero cosa farsene?

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di Andrea Aliverti
«I robot? Più opportunità e più rischi. Ma nel lungo periodo, la nostra società va ripensata e in giro non ci sono idee in questo senso». Parola di Filippo Astone, direttore di Industria Italiana e conduttore di Fabbrica 2.4, il programma di Radio 24, l’emittente de Il Sole 24 Ore, in cui parla di robotica e di futuro dell’industria.

I robot cambieranno il lavoro in meglio o in peggio?
Aumenteranno i posti di lavoro, non c’è ombra di dubbio, è sempre stato così nella storia umana. Il progresso tecnologico, creando maggiore produttività, alimenta anche la ricchezza e genera posti di lavoro a maggior valore aggiunto, di migliore qualità e maggiormente pagati. È successo anche quando i motori hanno sostituito i cavalli: è aumentato il giro delle merci, si è creato un indotto perché i mezzi a motore qualcuno li doveva fabbricare, trasportare, riparare e guidare. Il vero problema è che quelli che guidavano le carrozze a cavalli sono rimasti a casa e non è che i posti di lavoro in più creati dai motori se li sono presi gli stessi.

È un esempio che può valere anche al giorno d’oggi?
Un esempio che mi piace sempre fare è quello dei porti. Quando saranno completamente automatizzati, con i sensori sui container per smistarli in maniera automatizzata, gli uomini che guidano i camioncini con le benne o le gru che spostano i container andranno a casa. Magari sono persone di 50-60 anni che lavorano nei porti da una vita, per le quali non c’è formazione per fare un altro lavoro che tenga. Eppure il sistema nel suo complesso se ne gioverà, perché chi ha studiato economia sa che aumentando la produttività aumenta la ricchezza.

Quindi il vero problema è il destino dei lavoratori sostituiti dalle macchine nel breve periodo?L’automazione crea una classe di perdenti assoluti a cui bisogna provvedere. Anche inventando nuovi lavori, legati ad esempio alla cura della persona e del territorio, se pensiamo ai problemi di dissesto idrogeologico che ci sono nel nostro Paese. Ma non è problema delle aziende, bensì del welfare e della politica, che va risolto e va affrontato. Tenendo conto anche delle opportunità che l’automazione può creare.

Ad esempio?
A noi occidentali, l’automazione conviene, perché fa venire meno le ragioni che rendono competitiva la delocalizzazione della manifattura per risparmiare sul costo del lavoro. L’automazione consente di tenere le fabbriche qui da noi invece di portarle in Cina o in India o chissà dove. Non solo perché non c’è ragione di portare altrove un lavoro che viene svolto da robot, ma anche perché più la fabbrica è a valore aggiunto – e quella automatizzata, ovviamente lo è – più è utile tenerla vicina ai centri decisionali dell’impresa che in genere stanno in importanti luoghi occidentali, dove ci sono competenze, attività di ricerca, società di consulenza, e tutto quello che serve. Oggi l’alternativa alla fabbrica automatizzata è la fabbrica che va via, e quando succede restano a casa tutti, non solo quelli che lavorano in fabbrica ma tutto l’indotto, pensiamo al trasporto, ai servizi finanziari, alla consulenza, ecc. Non è un caso che, parallelamente alla crescita dell’automazione, in tutto il mondo sia in aumento anche il reshoring, cioé il fenomeno del ritorno in patria delle produzioni un tempo delocalizzate.

E allora, perché questo fenomeno non viene visto come opportunità?
Perché non c’è consapevolezza. D’altra parte non si può evitare, perché anche se tu decidi di non introdurre la ruota nella tua azienda, lo farà qualcun altro e ti farà fallire. Teniamo conto che ancora ce ne corre prima che i robot sostituiscano totalmente l’uomo: oggi non hanno ancora il pollice opponibile all’indice e arrivano a sei assi contro le 35 della mano umana. Ma ci arriveremo, come arriveremo alle macchine che si guidano da sole, almeno in dieci anni nell’ipotesi più ottimistica. Quindi, se nel breve periodo servirà più manodopera qualificata, nel giro di 15-20 anni occorrerà ripensare la società e, rispetto a questo, in giro non c’è un’idea bucata….

Per la piccola impresa che opportunità ci sono?
Oggi un prodotto meccanico di particolare pregio può essere venduto in tutto il mondo sul catalogo del marketplace di Amazon. Non è uno scherzo: molti non inseriscono i loro prodotti perché non saprebbero stare dietro ai volumi degli ordini. Quindi, se è vero che da un lato puoi venire spazzato via con più facilità, dall’altro puoi anche con più facilità inserirti nei flussi globali. Più rischi e più opportunità.

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