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Dal fax all’Industria 4.0 per il “contadino” che s’è innamorato delle macchine

fomar-stamp3-copiaUn’officina ordinata quanto una sala operatoria, centri di lavoro d’ultima generazione, il bisogno fisiologico di cambiare e l’innovazione che non è mai un punto di arrivo. Poi la capacità di scegliersi i clienti (con un po’ di fortuna e di psicologia) e due soci – Clemente Fontana di 73 anni ed Egidio Martinolini di 71 – sodali nel lavoro e nella vita. Uniti, con decisioni coraggiose, per lasciarsi alle spalle la crisi.

A Mesenzana la Fomar Stamp è ben conosciuta: «Io ed Egidio non abbiamo mai litigato una sola volta: con tenacia, costanza e curiosità siamo arrivati fino a qui». A dirlo è Fontana, che l’impresa l’ha fondata nell’aprile del 1974, all’età di 29 anni: «Era un mio sogno, perché mio padre mi ricordava spesso che “la crosta di pane a casa di altri è fatta da sette croste più una piccolina”. Così dopo la scuola serale di disegno all’Inapli di Luino (quella che una volta era la Scuola Professionale Lavoratori) ho fatto le prime esperienze e poi ho deciso».

SOCIO POVERO IN UN’AZIENDA RICCA
L’azienda, che progetta e costruisce stampi per il termoplastico, per articoli tecnici (dall’interruttore all’automotive agli elettrodomestici), per i settori della cosmesi e del medicale (con un passato negli articoli in gomma e in bachelite), è figlia della tecnologia e dei tempi che corrono. Fontana e Martinolini non si sono mai preoccupati di quello che sarebbe arrivato o stava per arrivare: un’azienda cresce se «l’imprenditore riesce ad avere prima degli altri tutto quello che è innovativo. La differenza la fa la velocità abbinata alla professionalità». E così è stato per la Fomar Stamp, che è passata dall’avvento del fax a quello dell’Industria 4.0 in modo naturale: «Nel 1983 abbiamo inserito le prime macchine a impostazione numerica: la via era quella. Da lì non ci siamo più fermati. E oggi posso dire che la tecnologia ci ha dato, e ci dà, una grossa mano a tal punto che in un anno abbiamo fatto investimenti importanti. Veramente importanti, perché io ed Egidio gli utili li lasciamo in azienda. Ecco perché mi considero un socio povero in un’azienda abbastanza ricca».

Ma una precisazione va fatta: «Le macchine sono sempre bestie: spetta all’uomo governarle». Ovviamente cambiando le proprie abitudini, perché evolvere significa «creare automatismi nel modo di lavorare. Oggi il collaboratore in azienda deve essere polivalente – proseguono i due soci – e trasformare il proprio ruolo. Ecco perché un fresatore deve saper operare contemporaneamente anche all’elettroerosione». Fontana, che si definisce «un contadino prestato alla meccanica», con Egidio condivide anche questa filosofia del guardare lontano. E nel 1986 si cambia ancora: «Il mercato italiano stava collassando e così decidemmo di buttarci sul mercato della Svizzera tedesca, perché il Canton Ticino preoccupa».

IL NOSTRO OBIETTIVO: MANTENERE IL LAVORO
In che senso? «I clienti ticinesi, quando vengono in azienda per un lavoro, magari buttano l’occhio su qualche collaboratore, si accorgono di quanto possa essergli utile e scatta l’offerta. Insomma, cercano di aggiudicarsi quel personale specializzato che l’imprenditore ha formato in quattro o cinque anni trasmettendo competenze e esperienze». E alla Fomar Stampa si continua ad investire: «Io ed Egidio non abbiamo eredi, ma l’azienda non finirà con noi. Dodici anni fa abbiamo assunto un polacco e due anni dopo un russo: entrambi erano apprendisti. E a settembre di apprendisti ne arriveranno ancora due, così contando me e Egidio in azienda saliremo a tredici persone. Abbiamo sempre pensato che la Fomar non fosse nostra ma un patrimonio della società. Noi siamo quello che facciamo e il nostro compito, come imprenditori, è quello di dare e mantenere il lavoro. I nostri collaboratori hanno tutto il diritto di essere tutelati».

L’AZIENDA E’ LA MIA AMANTE COSTOSISSIMA
Sulle crisi economiche, e in particolare su quelle degli utili aziendali, Fontana pensa che l’acquisto dei macchinari in leasing abbia concorso in modo significativo: «Si è trattato sì di una agevolazione che, però, ha permesso a molti imprenditori di effettuare investimenti proibitivi rispetto alle loro reali possibilità economiche. Quindi, quando l’economia ha iniziato a segnare il passo e il lavoro è diminuito, questi imprenditori con il canone leasing da pagare, per evitare possibili buchi di lavoro, si sono piegati al ribasso dei preventivi e di conseguenza al giusto guadagno producendo loro malgrado una forma di concorrenza fortemente dannosa nei confronti dei propri concorrenti».

Nonostante questo, alle proprie passioni è impossibile rinunciare. A tal punto che Fontana considera la Fomar Stamp come «una costosissima amante che tutt’ora, però, lo ripaga con molte soddisfazioni».

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