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Generazione Neet: sconfitta o nuova risorsa?

Presentiamo una parte dell’inchiesta condotta da Confartigianato Imprese Varese sul fenomeno dei Neet, i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano e che, secondo un’indagine Eupolis (luglio 2017), oggi rappresentano in Lombardia il 18,6% dei coetanei. Abbiamo voluto affrontare questo tema perché comprendere tutti i fenomeni legati all’occupazione, e nello specifico gli elementi di maggiore criticità, rappresenta uno sforzo indispensabile per rendere Job Talent, la nuova piattaforma di incontro della domanda e dell’offerta di lavoro, uno strumento realmente efficace per i giovani e le imprese. Ma anche per l’intero territorio della provincia di Varese.

di Davide Ielmini

Per loro il futuro è lontano, confuso, irreale. I Neet – acronimo inglese di “not (engaged) in education, employment or training” (i giovani che non studiano, non lavorano e non si formano) sono una generazione sospesa. Chiusa in un limbo. Nel Regno Unito, quando la definizione è stata usata la prima volta nel luglio 1999 in un report della Social Exclusion Unit del governo, interessava i ragazzi compresi tra i 16 e i 24 anni. In Italia la fascia si è estesa dai 15 ai 29. Però è stata la crisi economica a dare al termine un significato più ampio.

Oggi tra i Neet ci stanno i minorenni ma anche i diplomati e i laureati. Chi non studia e cerca lavoro. Chi ha cercato, ha rinunciato e resta in famiglia. Chi una famiglia non ce l’ha, vive un disagio sociale e chi, il disagio, se lo crea. Il mercato del lavoro non aiuta.

Anche in provincia di Varese. E se nel 2016 il tasso di inattività nella fascia tra i 15 e i 29 anni ha registrato un calo di 4 punti, lo stesso tasso – rispetto al periodo precrisi – è aumentato di 4,8 punti. Preoccuparsi è lecito. Partendo da una domanda: cosa fare con i giovani?

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METTERSI IN PROPRIO
Le Cooperative Lotta contro l’Emarginazione (Colce) e Naturart, in provincia di Varese, una risposta la danno: «Non bisogna lasciare spazio alle scuse. Tanto dei giovani quanto delle loro famiglie». E, fa sapere Manuel Battaggi dalla Colce, «i genitori dovrebbero imparare a dire “no” ai figli. Da un lato le famiglie troppo protettive, e dall’altro i giovani che pensano che qualcuno li manterrà per sempre, nel migliore dei casi portano i ragazzi all’apatia. Invece bisogna aiutarli a cavarsela da soli».

Le soluzioni possibili e praticabili non mancano: «E’ importante sviluppare politiche giovanili calate nella realtà: l’autoimprenditorialità, per esempio, è un’ottima risposta», prosegue Manuel. Voler fare, sapersi organizzare e «mettere in circolo le proprie competenze, anche se piccole. Non bisogna essere il migliore ma solo partire con il piede giusto».

SEMPRE PIU’ MINORENNI
Fenomeno tuttora nebuloso, quello dei Neet sta coinvolgendo sempre più minorenni. Possibilità economiche, cultura e status sociale delle famiglie contano poco: il Neet è un fenomeno trasversale che non sempre si mostra alla luce del sole.

A confermare dati e tendenze di questo problema sono anche Stefano Scatuzzo e Massimiliano Potenzoni, rispettivamente presidente e vicepresidente di Naturart. «Il 50% dei ragazzi tra i 18 e i 25 anni rientra nella categoria Neet», dicono. Che sono cambiati con il cambiamento della società, perché «se prima cercavano lavoro, chiedevano una collaborazione per preparare curriculum ben fatti e fissavano un obiettivo, oggi si accontentano di un lavoretto senza alcuna crescita professionale». I laureati? «Non mancano, e continuano a fare progetti pur di non fare niente».

INIZIAMO DAL TIROCINIO
Il problema è sociale, perché «allo stress psicologico generato sui ventenni dalle loro famiglie – perché non trovi lavoro? In cosa hai sbagliato? – si è sommato lo stress della perdita del lavoro da parte dei genitori negli anni della crisi: se prima del 2010 i giovani erano frustrati, dopo anche le ultime difese sono crollate», proseguono gli educatori. Così inizi a sentirti a disagio con gli amici ed esci dalla compagnia: si chiama esclusione sociale.

Però gli strumenti sui quali fare leva ci sono: i tirocini ma, ancora meglio, la partita Iva. Un consiglio da Naturart: «Molti ragazzi si buttano nell’iperattività correndo tutto il giorno pur di raccogliere qualche soldino: purtroppo, anche questa è una possibile anticamera all’ennesima frustrazione».

E intanto il Governo pensa a strumenti per rilanciare l’occupazione giovanile

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