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Questione di tempi: guardare avanti per andare avanti davvero

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Ci sono tanti modi per raccontare il tempo: li abbiamo esplorati, tratteggiati, commentati e condivisi con esperti, giornalisti ed economisti. In questo numero di Imprese e Territorio, il magazine di Confartigianato Imprese Varese, abbiamo guardato al tempo dell’economia e della persona perché è nel tempo che si susseguono scelte, successi, sconfitte, benessere e malessere.
Il tempo scandisce i ritmi del cambiamento e il coraggio di affrontarlo. Buona lettura

di Marco Dal Fior

Perfino Agostino d’Ippona, che grazie alle sue conoscenze di filosofia e teologia viene ricordato non solo come dottore e santo della Chiesa cattolica, ma anche come in assoluto uno dei più grandi geni dell’umanità, perfino Agostino, se gli chiedevi del tempo, andava un po’ in confusione. Non di quello meteorologico, s’intende. Ma di quel fluire di attimi che trasforma il prima in poi, passando per l’adesso. Se dunque perfino Sant’Agostino scriveva che “se non mi chiedono cosa sia il tempo lo so, ma se me lo chiedono non lo so”, evidentemente il concetto va al di là del semplice quadrante dell’orologio. È l’immagine mobile dell’eternità, come sosteneva Platone, o solo una convenzione che ci permette di misurare gli istanti della nostra vita?

LA MUTABILITA’ DEL MINUTO
Che il tempo, con buona pace dei fisici e degli orologiai svizzeri, non sia un dato immutabile è una verità che tutti sperimentiamo quotidianamente. I minuti passati in coda in autostrada sono molto più lunghi di quelli gustati all’arrivo in spiaggia. Quelli trascorsi in attesa del tale che non si presenta puntuale all’appuntamento scorrono lentissimi, quasi fermi rispetto a quelli, velocissimi, quando ad essere in ritardo sei tu. Hai voglia a dire che sempre di sessanta secondi si tratta. Non è così.

DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE
Pur regolato da rigide leggi scientifiche, il tempo resta sempre una convenzione. Accettata quasi universalmente, ma allo stesso tempo soggetta al mutare delle condizioni sociali ed economiche. Le giornate dei nostri bisnonni erano molto più lente e quindi più lunghe di quelle attuali. I loro anni, le loro vite, erano scandite dal ritmo delle stagioni. A San Martino si finiva di lavorare nei campi, dopo il falò di sant’Antonio si ricominciava. Andare in un’altra città, per lavoro o per svago, era praticamente un’impresa. Occorrevano ore oppure giornate intere di viaggio. La sveglia la davano il sole che si alzava e il gallo che gorgheggiava nel pollaio. Se voleva parlare con Caio, il signor Tizio doveva affrontarlo faccia a faccia. Le notizie da una valle all’altra arrivavano a dorso dei muli, con il postino o con la comare pettegola.

IL RITMO DELLA PAZIENZA
Era un ritmo cadenzato dalla realtà contadina, che della pazienza ha sempre fatto una virtù. Perché potevi darti da fare finché volevi, ma le mele maturavano sempre in autunno e il grano si offriva alla falce sempre e solo a giugno.

Oggi abbiamo imparato, grazie alla tecnologia, a domare la natura e le sue leggi. Le mele le facciamo maturare quando ci servono, il grano lo importiamo in modo che la trebbiatrice sia sempre in movimento da qualche parte nel mondo. Le telecomunicazioni hanno ridotto le distanze, Internet e i social le hanno annullate. Fai quasi prima a volare a Londra, passando da Malpensa, che ad andare a Bormio, Pedemontana o non Pedemontana. Dalla Patagonia puoi parlare tranquillamente con la zia Mariuccia che è rimasta a Varese e vederla sullo schermo del tuo smartphone come se fosse nella stanza accanto.

LE DISTANZE (E LE ANSIE) DEL NUOVO MILLENNIO
La nostra civiltà, annullando le distanze ha in parte modificato anche il tempo. Oggi tutto è in real time. E se una pausa, un’esitazione o, non sia mai, un impedimento qualsiasi  fanno slittare di qualche minuto la risposta, apriti cielo. I telegrammi – fino alla scorsa generazione il metodo più usato per far arrivare al destinatario notizie urgenti – sono reperti archeologici. Oggi comunicazioni via sms, email e whatsapp sono più veloci e pure gratis.

E siccome la velocità altro non è che lo spazio percorso in un certo lasso di tempo, ecco che bisogna ridurre al minimo ogni ritardo per stare al passo con i ritmi della civiltà dei gigabyte.

SIAMO UOMINI E RESTEREMO UOMINI
E’ in questo paradosso che vivono gli artigiani di oggi, schiacciati tra una società che vuole tutto e subito e un mestiere, una sapienza, una cultura che richiedono tempo, attenzione, dedizione. L’uomo non è un computer. E secondo qualcuno questo potrebbe anche essere un difetto. Ma lo sarà solo quando un cervello elettronico sarà in grado di dipingere dal nulla la Cappella Sistina, comporre la Quinta Sinfonia o anche solo dire “ti amo” senza ripetere una frase registrata.

Attenzione però: saper riconoscere la necessità di un tempo adeguato, riappropriarsi dei ritmi della propria vita e del proprio lavoro non è, e non deve essere, un alibi.  Con il real time occorre – lo si voglia o no – confrontarsi. Perché un conto è utilizzare lo scorrere dei minuti per pensare, migliorare, adeguare, crescere. Un altro è buttare via il tempo, rimpiangendo quello andato in una specie di rassegnazione passiva.

Non è guardando indietro che si va avanti. Nel lavoro come nella vita.

IL MAGAZINE DI CONFARTIGIANATO IMPRESE VARESE

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