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Varese prima e dopo la grande crisi: più digitale, meno manifattura

foto13Cala il settore manifatturiero, regge bene quello informatico e di servizi digitali, cresce l’attenzione verso le nuove tecnologie: Internet delle Cose, Sharing economy ed economia circolare. Il mondo delle micro e piccole imprese, anche in provincia di Varese, si muove, come testimoniano i dati del Rapporto 2017 di Confartigianato Lombardia, focalizzato sull’analisi dei cambiamenti che hanno investito le Pmi nel corso degli ultimi dieci anni di crisi.

Oggi – a quasi dieci anni dal fallimento di Lehman Brothers che segnò l’avvio della più grande crisi dopo quella del 1929 – ci sono meno gru e più computer, meno negozi tradizionali e più e-commerce, si punta sulla formazione per aumentare le competenze interne, sui lavori tradizionali (visti con occhi e idee nuovi), sullo studio e sui giovani. Ma anche sulla pratica in azienda. Non ci fossero le zavorre di sempre, tutto sarebbe più facile. E invece le Pmi sono escluse dagli appalti pubblici, i tempi della giustizia sono sempre troppo lunghi, l’erogazione del credito è altalenante, la PA chiede la digitalizzazione delle imprese ma non sempre la pratica. Cosa succede in provincia di Varese?

MANIFATTURA: RICOMINCIAMO
Nel II trimestre del 2017 le imprese manifatturiere sono 4.883 (-2,6% nel confronto con il 2016), quelle nel settore delle costruzioni arrivano a 9.147 (-1,3%), nei servizi alle persone se ne contano 4.729 (+ 0,5%) e nei servizi alle imprese siamo a 2.821 (+1,4%).

Dati che sostengono quanto la “Scuola delle professioni” sia, sempre di più, un’esigenza territoriale. Sentita con forza dalle imprese delle valli del luinese con le quali si è confrontata Confartigianato Imprese Varese la scorsa estate e poi portata come proposta, dalla stessa Associazione varesina, alla Commissione Attività Produttive di Regione Lombardia a Milano in questo mese di settembre. “Scuola delle professioni” significa formazione, gancio tra imprese e giovani, risposta ai bisogni di chi fa impresa e al futuro delle nuove generazioni. In pratica, una connessione diretta tra ciò che è il mercato oggi e le competenze che servono ad accettare le sfide produttive odierne. Per sostenere il manifatturiero, vero, ma anche per traghettare le imprese nell’epoca digitale. Perché la provincia di Varese è sensibile anche su questo.

Anzi, Industria 4.0 trascina con sé altri, nuove skill professionali. Le imprese artigiane della provincia di Varese potenzialmente interessate all’Internet delle Cose sono 15.437, quelle che vogliono muoversi nella Sharing economy si contano in 13.081 mentre gli imprenditori appassionati all’economia circolare sono 3.571. Nel 2016 le imprese impegnate nella produzione di software sono invece 591 (+2,2% rispetto al 2015), quelle nei servizi informatici si attestano a 605 (+0,8%) mentre quelle operative nei servizi digitali sono ben 1.196 (+1,5%).

INTERAZIONE SCUOLA-LAVORO
Non ci si può fermare ora: le imprese chiedono di andare avanti, di mettere a sistema scelte competitive per la loro competitività. Strumenti nuovi ma anche un modo diverso di guardare al tessuto manifatturiero del territorio. Capace di resistere, di creare e di innovare. Ma un’attenzione particolare deve andare ai tempi anche del governo: che devono essere veloci, vero, ma in grado anche e soprattutto di dare agli imprenditori i giusti spazi per programmare e pianificare il loro futuro gestendo, bene, le loro risorse.

In un mercato del lavoro varesino che deve essere sbloccato. E che proprio nell’interazione continua e compiuta tra scuole, imprese, associazioni e famiglie può trovare una valida soluzione alla lentezza. Una soluzione che porta il nome di alternanza scuola-lavoro. In un territorio dove le imprese artigiane sono 21.673 e gli occupati – nel 2016 – erano 377mila: +2,2% rispetto al 2015. Il tasso di occupazione è al 49,5%, la disoccupazione si assesta sull’8,2% e gli occupati nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni sono al 21,5% contro una disoccupazione del 36,7%. Va meglio per gli occupati tra i 25 e i 34 anni: 71,8% nel 2016 con una disoccupazione all’11,4%.

Puntiamo sui giovani. Anche sull’autoimprenditorialità e sui valori dell’artigianato e della piccola impresa. Varese si muove: nel 2016 le imprese gestite da under 35 erano 2.610 con un’incidenza totale sull’artigianato del 12%. Le attività in rosa erano 519 attività (incidenza sul totale del 19,9%) mentre i giovani stranieri a capo delle aziende sono 868 con un peso, sul totale, del 33,3%.

DALL’INNOVAZIONE ALL’EXPORT
Quindi innovazione, preparazione, formazione e internazionalizzazione. Ecco l’export: le micro e piccole imprese varesine si dimostrano attive e vanno sui mercati esteri con curiosità. I dati lo dimostrano: nel I semestre del 2017 il valore del Made in Varese che ha raggiunto l’estero è stato di 1.086 milioni di euro con un’incidenza sull’export totale del manifatturiero del 22,2% (la variazione percentuale sul I semestre 2007 è del 14,2%).

Fossero erogate maggiori risorse, tutto andrebbe meglio. E’ ancora il credito un fattore negativo nella vita di un’impresa. A Varese e dintorni, nel marzo 2017 sono stati concessi alle imprese artigiane 689 milioni di euro di credito. Dal confronto con lo stesso mese del 2012, la flessione percentuale è stata di un -18,6%, mentre il confronto con il mese di marzo del 2016 fa registrare una flessione di un -1,5%. Sono le piccole imprese a soffrire di più: quelle con meno di 20 addetti, nel mese di giugno 2017 hanno ricevuto 1.434 milioni di euro di credito, un -34,1% rispetto a giugno 2011.

IL RAPPORTO COMPLETO

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