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Economia circolare, l’eterna vita degli oggetti ha bisogno di “eco-lab” e Pmi

22713271_1657471647661678_5911048158275837687_oNon ci si fosse già passati, si direbbe che si sta come le auto in autostrada ai tempi della nebbia in Val Padana. Ma l’esempio di industria 4.0, dei faberlab, dei digital innovation hub e dei competence center, sono lì a fare da impalcatura. O, per restare sull’asfalto, a far da fari antinebbia. Perché è nell’avvicinamento tra ricerca e produzione, nella diffusione della cultura e della consapevolezza e nella trasformazione da filosofia a prodotto che maturano le grandi rivoluzioni.

D’altronde “Economia circolare” oggi è un po’ come “industria 4.0” ieri: qualcuno c’è arrivato, senza neppure sapere d’essere un pioniere; per altri è come la convinzione d’esser sbarcar nelle Indie dopo aver toccato il suolo americano. Per la maggioranza è il sussurro in un concerto rock.

Eppure economia circolare è la destinazione inevitabile, necessaria e forse irrinunciabile della competitività futura. Parole, e convinzioni, di Valentina Bramanti, Altis Consulting (Alta Scuola Impresa e Società – Università Cattolica); Tiziana Massara, project manager area sviluppo e innovazione dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare (Aisec); Monica Riva, environmental sustainability manager di Bureau Veritas Italia e Angelo Bongio, servizio innovazione di Confartigianato Imprese Varese. Tutti protagonisti dell’incontro “Economia circolare in Italia una sfida per le Pmi – Crescere tra sostenibilità innovazione e competitività” (realizzato nell’ambito della Settimana per l’Economia – www.settimanaenergia.it) che mercoledì sera ha riunito nella sede di Confartigianato Varese una quarantina d’imprenditori pronti a trasformare il sussurro in voce.

La strada, certo, in discesa non è: «Oggi, economia circolare, è perlopiù un modo di fare impresa ancora isolato, un work in progress, ma la consapevolezza cresce e si allontana dalla convinzione iniziale che economia circolare fosse il semplice riciclo dei rifiuti» spiega Massara.

La prospettiva che si va facendo strada è infatti quella di non arrivarci neppure al rifiuto, attingendo alla progettazione orientata all’eterna vita dell’oggetto. Un progetto d’eterna vita «al quale legare un approccio di design e assemblaggio in grado d’assecondare la logica del riuso continuo».

Un progetto che, allo stato attuale, «richiederebbe una rivoluzione del modello produttivo e, di conseguenza, costi elevati». «Ma cominciare si può e possono farlo le startup» conferma Bramanti.

Qualcuno ci sta ragionando su, come la casa di moda che s’è inventata il giubbotto “mono-tessuto”, ovvero realizzato con un solo materiale. Saranno mercato e consumatori a dire se quella strada sia a fondo cieco o a doppia corsia, «fatto sta che di una cosa dobbiamo essere consapevoli, economia circolare imporrà a tutti anche un cambiamento d’abitudini».

Se non succederà, dovrà essere la tecnologia a tracciare l’ultimo miglio, «quello che oggi rende la buona intenzione di riciclare le divise da lavoro un impegno quasi più oneroso, e dispendioso non solo dal punto di vista economico, ma anche ambientale, che mettersi a farle daccapo» ammette Massara.

Quindi, nelle tavole dell’economia circolare, al punto uno è bene inserire la voce: monitoraggio, «per capire se un business model orientato al riciclo non abbia sull’ambiente un impatto superiore rispetto al business model tradizionale».

Regola numero due: una volta sdoganato l’impatto ambientale e di costo, è necessario definire una strategia customizzata. O, detto in altri termini, un modello d’economia circolare a misura d’ogni singola impresa.

Terzo punto: la rete. Il granello di sabbia nel mare si perde, con la montagna si comincia a ragionare. «E in questo caso, il paragone regge: una piccola e media impresa, ad oggi, da sola rischia di non vincere la sfida dell’economia circolare», ma in una logica di network, con grandi industrie e centri di ricerca in campo, la salita si trasforma in pianura.

Il futuro dell’economia circolare passerà dagli “eco-lab”, i nuovi Faberlb dell’eterna vita degli oggetti? Difficile dirlo, difficile in un contesto ancora non perfettamente normato. «Ma i passi avanti, dall’Europa all’Italia, anche in questo senso sembrano far ben sperare». Troppo preso per l’eterna vita ma qualche anno fa, chi l’avrebbe detto che I4.0, la vita, ce l’avrebbe cambiata?

GLI APPROFONDIMENTI

STRUMENTI OPERATIVI A SUPPORTO DELL’ECONOMIA CIRCOLARE (MONICA RIVA)

L’ECONOMIA CIRCOLARE COME MOTORE DI SVILUPPO (VALENTINA BRAMANTI)

ECONOMIA CIRCOLARE, A CHE PUNTO SIAMO IN ITALIA? (TIZIANA MASSARA)

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