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Lavori in quota: quando la fune diventa un mestiere da mettere in sicurezza

La loro abilità è qualcosa che inchioda gli occhi al cielo. Li vedi lassù, con imbrago e funi, passare da una parete ad un’altra, superare pendenze, entrare nei pertugi, fissare ganci. E galleggiare nell’aria. Fabio Paro, del servizio Ambiente e Sicurezza/AreaLavoro di Confartigianato Imprese Varese, alla “lavorazione mediante accesso su fune” si è dedicato per anni. Fino a trasformarla in un vero e proprio lavoro tra il 2012 e il 2013, aiutato dalla sua passione – pratica – per la speleologia. E oggi eccolo qui, a parlare di «come il mondo delle costruzioni, in tutta la sua filiera (giardini pensili compresi), non possa più fare a meno di questi specialisti», dichiara Fabio mentre si prepara, in via del tutto dimostrativa, a infilarsi l’imbrago e a armeggiare con le funi più idonee per salire in parete.

Tutti possono imparare a patto, però, di essere in forma e di non soffrire di vertigini. All’esecuzione di lavori in quota (a un’altezza superiore ai 2 metri rispetto ad un piano stabile) è dedicato il corso sui Dpi, Dispositivi di Protezione Individuali. L’appuntamento è fissato a martedì 7 novembre, al Cpt in via Monte Santo 38 a Varese, ed entrerà nel merito di quanto definisce il Testo Unico sulla Sicurezza in fatto di Dpi di III categoria. In sintesi, quei sistemi di protezione individuali dalle cadute dall’alto che devono essere utilizzati quando le protezioni “collettive” non sono più sufficienti. Il corso sarà della durata di otto ore (4 teoriche e 4 pratiche; posti limitati) e fornirà alle imprese tutte le competenze necessarie per arrivare dove non tutti possono arrivare.

D’altronde, per il cliente finale i vantaggi della lavorazione con fune sono ormai consolidati. A partire dall’economicità: «Raggiungere i punti più difficili di una costruzione costa perché ci vogliono ponteggi, piattaforme, gru che siano tecnologiche e facilmente manovrabili. E tutto questo vuol dire oneri per l’occupazione del suolo pubblico, costi per il noleggio e tanto tempo da dedicare ai permessi e al recupero delle attrezzature (tutte rigorosamente certificate)», prosegue il professionista. Allora il ricorso alle corde e ai moschettoni è più conveniente e sostenibile, più efficiente e meno invasivo.

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E addirittura sicuro, perché meno ponteggi significa meno intrusioni dall’esterno. L’ultima parola che Fabio ricorda è “competitività”. In un mondo che cambia con la velocità della luce, un’impresa al passo con i tempi, in grado di lavorare in modo veloce e sicuro, offre garanzie maggiori.

Ovunque: per il rifacimento di intonaci, la pulizia delle facciate e dei vetri, la rimozione del fogliame dai canali pluviali, la sostituzione dei comignoli, il restauro di campanili o cupole, il montaggio di barriere o reti protettive per evitare la caduta di massi o valanghe, la manutenzione su impianti (anche petroliferi) e il lavoro nei pozzi. Per arrampicarsi sugli alberi.

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Ma c’è dell’altro. E ce lo racconta ancora Paro: «Prima di salire c’è un metodo da seguire: procedere con un’attenta analisi dei rischi, determinati dalla conoscenza dei materiali e dei luoghi nei quali operare. Nulla si deve lasciare al caso, perché qui si parla di sicurezza. E non si scherza. Scegliere i mezzi di accesso più sicuri, conoscere i materiali e l’equipaggiamento più corretto per un determinato intervento, entrare nel merito della struttura delle pareti, monitorare anche le condizioni meteorologiche permette agli operatori di considerare le eventuali difficoltà che potranno incontrare sul loro cammino. E gestire le emergenze».

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