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Elena, una mamma per Pazzerello: mi metto in proprio per i miei bimbi

pazzerello_12«Una decisione maturata nel 2015 quando, ormai mamma di due bambini, ho capito che per me era arrivato il momento di cambiare ritmi e di cambiare vita». Elena, tredici anni dietro il bancone di un bar alle spalle, s’è voluta prendere del tempo per restare con i suoi piccoli – soprattutto di sera – e, al contempo, ha realizzato il sogno di restituire al suo paese un angolo dedicato all’infanzia.

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La sua storia è una storia di autoimprenditorialità. Una di quelle che racconteremo martedì 21 novembre dalle 18.30 a Villa Truffini (corso Paolo Bernacchi 2, Tradate) in occasione del seminario gratuito ad accesso libero “Mettersi in proprio: un’impresa possibile” promosso da Confartigianato Imprese Varese nell’ambito del progetto Giovani di Valore.

«Fare la barista non mi rendeva felice mentre, al contempo, desideravo realizzare qualcosa per il mio Paese, qualcosa che avesse una logica nuova, ancora poco diffusa in Italia ma ampiamente sdoganata all’estero». Pazzerello, realizzato a immagine e somiglianza di Elena Orpelli dentro le quattro mura di un negozio di Cantello, è nato così: vende usato in perfetto stato, e restituisce vita a oggetti altrimenti destinati a finire tra la polvere di qualche soffitta. «Senza contare che, risparmiando, una famiglia si può concedere un extra in più…».

«Ho voluto fare tutto io perché, in questa avventura, mi sono sempre detta che avrei dovuto entrare nel mercato al 100%, neppure un punto percentuale in meno». La strada dei sogni, però, di solito non è in discesa, complici burocrazia, incombenze, autorizzazioni, investimenti da fare e conti da far tornare.

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«Il primo passo è stata l’analisi del mercato: nessuno, a Cantello, vende abiti per bambini e in pochi hanno scelto la strada dell’usato sino a oggi – prosegue Orpelli – Poi mi sono messa su internet, per cercare di capire da dove cominciare». L’incontro con Confartigianato Varese è stato il passo successivo. Perché non tutto è così chiaro, o è davvero corretto, sulla Rete.

«A quel punto abbiamo iniziato le procedure, utilizzando anche la Dote Unica Lavoro, erogata da Regione Lombardia per supportare le idee d’impresa». Dal 15 maggio Elena ha lasciato il bar e s’è dedicata in tutto e per tutto al negozio: «Ma non è facile, dalle carte per il catasto al colore dell’insegna – che mi è stato autorizzato dopo un’attesa di 35 giorni – alla scia e alle richieste, che paghi nel momento in cui le fai e nel momento in cui ti rispondono: tutto è complicato, e costoso».

Il rischio di sbagliare, di dimenticare qualcosa (e di partire con il piede sbagliato) è da evitare. Anche perché, lo sa bene Elena, in un’attività propria ci si mette del proprio, anche in termini economici: «Ho fatto tutto questo perché ho sentito il bisogno di investire sul futuro dei miei figli e ho rischiato, investendo il massimo e pianificando il rientro degli investimenti nell’arco di un paio d’anni». Una pianificazione non facile, per un negozio innovativo, eppure indispensabile.

Oggi il Pazzerello funziona, ha un profilo Facebook, tanti contatti e un bel viavai. Il futuro, però, è sempre lì: legato all’abilità di trasformare l’investimento in profitto. E futuro per i suoi bellissimi bimbi.

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