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Home La “seconda giovinezza” di Franco, 77 anni: nuovi elettrodomestici? No, meglio il riuso

La “seconda giovinezza” di Franco, 77 anni: nuovi elettrodomestici? No, meglio il riuso


«Come se fosse nuovo». Il mantra imprenditoriale di Franco Vanoli, settantasette anni appena compiuti e nell’azienda del padre dal 1966, in questi ultimi dieci anni ha trovato conferma in quella che è la riparazione e recupero di piccoli e medi elettrodomestici. A Gavirate, nella centrale via XXV Aprile, le vetrine del suo negozio nascondono il piccolo regno del laboratorio artigianale dove cavi elettrici, resistenze, timer, valvole e morsetti si alternano a martelli e cacciavite. E quel «rimettere a nuovo» è ormai un must che nell’epoca della digitalizzazione suona come una distorsione. Invece, soprattutto oggi, si butta sempre meno. E lo fanno in tanti.

Vanoli ne è anche contento, perché «la tecnologia più sfrenata, a partire dai telefonini, impigrisce la nostra testa. Tanti pensano che basti schiacciare un bottone, ma pochi si chiedono cosa si deve fare per arrivare a schiacciarlo. Cosa ci sta dietro». Il digitale, all’imprenditore che sognava un futuro da giornalista, sta poco simpatico. E l’elettronica ancora meno: «Fatta apposta per durare poco».

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HO GUADAGNATO NUOVI CLIENTI
Quest’uomo che “ripara tutto”, non misura le parole. Anche con i clienti, perché «nel lavoro ci vogliono serietà, chiarezza e trasparenza. Così da Barasso a Varese, perché qui a Gavirate le botteghe chiudono e il giro d’affari è diminuito vertiginosamente, ho guadagnato nuovi clienti e ritrovato quelli di un tempo». Grazie ad una esperienza pluridecennale: con una pinza tra le mani, questo imprenditore fa il possibile e l’impossibile. “Per i miracoli – si legge su un cartello apposto all’interno del negozio – ci stiamo attrezzando”.

Il lavoro non manca: «In media, ogni due giorni, rimetto a posto due stira vapore, una macchina del caffè e una lavatrice. Ma gli elettrodomestici che si usurano più velocemente, e più degli altri, sono il ferro da stiro e l’aspirapolvere. Qualcuno me ne porta uno, e dice: “Non aspira più”. Poi scopri che non ha cambiato il sacchetto interno per la raccolta…»

Vanoli ci scherza e si abbandona a una risata. Una cosa è certa: le riparazioni devono essere convenienti: lo sono se restano in una forbice che va tra i sessanta e gli ottanta euro. E lo sono per i giovani o per gli anziani: «Per chi ha trent’anni e per chi, di anni, ne ha ottanta. In mezzo c’è una sorta di terra di nessuno che, per ora, è governata dalla supertecnologia», incalza l’imprenditore.

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ECONOMIA CIRCOLARE? DA SEMPRE
Grazie alla riparazione, il lavoro ritorna. Anche per i medi elettrodomestici, come lavatrici o lavastoviglie. Tutto rientra nell’economia delle cose. Meglio, nell’economia circolare: «Le persone non vengono da me solo per riparare ciò che è vecchio ma anche per chiedere consigli. Trent’anni fa, i consigli li si accettava. Oggi un po’ meno». Non tutto si può riparare, perché il tempo non perdona. Anche le macchine. Così Vanoli è schietto e il consiglio valido può anche essere quello di «buttare il vecchio per acquistare il nuovo».

Brand importanti ce ne sono, basta saper scegliere per evitare brutte sorprese. Un elettrodomestico deve essere affidabile, efficiente, resistente e durare nel tempo. Franco non ha dubbi: «La Smeg o la Trevi alla quale, anni fa, si è affiancata la G. Ferrari sono ottime marche. E poi per il caffè prediligo sempre la Jura, brand svizzero che tratto da tantissimo tempo. Anche perché è l’unico marchio al mondo a concentrarsi esclusivamente sulle macchine automatiche per caffè. Ed è veramente indistruttibile: prima di un intervento passano tanti, tanti anni. Comunque, nella scelta dei brand i clienti sono ancora tradizionalisti: ognuno ha una sua, precisa idea».

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RIPARARE CON IL CUORE
Altri, all’idea abbinano i ricordi e i sentimenti. Anche perché se un ferro da stiro “contemporaneo” ha una vita media di tre o quattro anni, quelli “di una volta”, seppur con qualche acciacco, scivolano ancora su polsini e girocollo senza alcun problema. Quindi, è vero: «Alcuni riparano per motivi sentimentali – prosegue Vanoli – perché sanno che i pezzi di ricambio riesco a trovarli ancora oggi. E’ questo che fa la differenza: sapere a chi rivolgersi e cosa cercare». Insomma, ci sarà stato il consumismo e il mondo è cambiato però rondelle e guarnizioni, caldaie o pompe, termostati o resistenze sono ancora in commercio.

Così, di giorno in giorno, Vanoli scopre che «da sei anni non faccio un giorno di vacanza: un po’ per la crisi e un po’ perché questo lavoro è la mia passione e la mia sfida». Poi si congeda: arrivano i primi clienti, il telefono squilla, il lavoro non può attendere. E il vecchio diventa «come se fosse nuovo».

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