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«Ci raccontano una società dei sogni, noi vogliamo la società del lavoro e delle aziende»

tradate - conferenza presidente galli al faberlabQualche giorno fa, ascoltando al Faberlab le parole di un grande giornalista – Marco Pastonesi – una frase mi ha colpito più di altre. La frase che il direttore disse allo stesso Pastonesi prima di un Giro d’Italia: «Troverai sempre qualcuno più tecnico di te, con più esperienza di te e con più conoscenze di te. Allora tu ribalta la sedia e vedrai che troverai nuovi punti di vista, una nuova storia e una nuova occasione».

«Mi sono detto “giriamo la sedia” anche noi, cerchiamo il punto di vista necessario per Industria 4.0, la nuova autoimprenditorialità e una revisione delle politiche formative, per le aziende e per i giovani, nel 2018. Perché il 2018 sarà davvero l’anno del cambiamento, ma dovremo stare molto attenti a rimanere – almeno noi imprenditori – molto legati alla realtà e lontanissimi dall’equivoco di una società dei sogni».

«Una società dove, soprattutto in questa prima tranche di campagna elettorale, mi pare non trovino adeguata collocazione le parole “lavoro” e “azienda”».

Nelle parole di Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese, c’è tutta la «preoccupazione di chi, da imprenditore e presidente di un’associazione che rappresenta le aziende, deve prendere atto di del fatto che gli sforzi a sostegno del mondo produttivo siano stati sino a oggi inferiori a quelli necessari». E, perlopiù, in capo al piano Industria 4.0 del ministro Calenda.

Un passo avanti, non un cambio di passo: «Gli indicatori economici confermano la crescita del settore manifatturiero (+3,2% nei primi nove mesi dell’anno), tanto in provincia quanto in Regione, seppure permangano sacche di crisi in comparti un tempo strategici come il tessile, e questo è un dato positivo – prosegue Galli – Stando alle ultime rilevazioni della Camera di Commercio di Varese su dati Infocamere, però, il numero di aziende chiuse fra gennaio e settembre 2017 è risultato più elevato di quello dello stesso periodo del 2016 (saldo negativo in tutti i settori, dal manifatturiero ai servizi, al commercio)».

Un dato di purtroppo facile interpretazione, indicatore del fatto che «della ripresa, oggi, hanno tratto beneficio soprattutto le aziende strutturate e di medie-grandi dimensioni, marcando le difficoltà in atto tra le micro e piccole imprese che, per collocazione nella catena produttiva, dimensioni e difficoltà nell’accesso al credito, rischiano più di altre di non poter acquisire apparecchiature e professionalità necessarie a rispondere alle nuove richieste dei mercati». A questo s’aggiungano uno spread fiscale che penalizza il tessuto economico locale nel confronto con i maggiori player europei e internazionali e un tasso di complicazione normativa intollerabile alla luce dei processi di semplificazione in atto nel settore privato.

«Quello che, invece, ha fatto la differenza nel 2017 e che, nel 2018, sarà il fulcro di un più marcato cambiamento industriale e sociale, è la diffusione di Industria 4.0 anche nelle Pmi. Un dato su tutti: l’aumento degli investimenti è stato trainato nell’anno in corso dall’incremento pari al 9,1% di quelli destinati all’acquisto di macchinari e impianti. Una dinamica influenzata dagli incentivi del Piano Calenda che ha fatto registrare il livello di crescita massimo degli ultimi 19 anni».

«La sfida, la “sedia ribaltata”, sarà affiancare alla corsa all’acquisto dei macchinari, incentivi finalizzati a permettere alle imprese di sfruttare appieno le potenzialità di quei macchinari e di Industria 4.0 nella sua totalità», prosegue Galli. Anche qui, «non trasformiamoci nella società dei sogni, affinché non sia Industria 4.0 a “usare” le imprese ma le imprese a usare il massimo Industria 4.0».

Parole chiave: formazione, connessione e sicurezza (delle persone e delle macchine). Formazione, obbligatoria e incentivata, o fortemente caldeggiata, in grado di consolidare la consapevolezza di una rivoluzione che inizia dalle macchine ma raggiunge piena applicazione nell’interconnessione e nella raccolta e interpretazione dei dati interni ed esterni all’impresa.

«Registriamo nelle Pmi una forte spinta su Industria 4.0 ma, come nel passato, perché un cambiamento sia democraticamente accessibile, è dirimente una formazione di base destinata ai titolari e ai dipendenti delle aziende. Operare con tecnologie nuove o interagire con la robotica impone di diffondere la consapevolezza di ciò che tecnologie e robotica possono portare, anche in termini di rischio prevenibile».

Un doppio canale di sostegno a Industria 4.0: formazione di base, indirizzata anche ad accrescere le competenze per gestire in sicurezza apparecchiature inesistenti fino a qualche anno fa. E formazione avanzata, affinché gli investimenti fatti sinora non rimangano un’occasione solo parzialmente sfruttata.

tradate - conferenza presidente galli al faberlab

«Affideremo a VersioneBeta questa implementazione spostando su Faberlab la diffusione di informazioni tecnologiche, l’avvio academy di tecniche con confronti diretti con gli esperti, un’attività consulenziale finalizzata a mettere a sistema le componenti sulle quali si poggia Industria 4.0 e un impegno formativo sulle tematiche della cyber security e della privacy». Analoga azione andrà indirizzata su scuole e università, in una logica di interazione e collaborazione.

L’altro fronte sul quale, ribaltando la sedia, agiremo con modalità nuove, sarà il sostegno all’autoimprenditorialità: «Troppe, in questi anni, le start-up fallite o chiuse a pochi anni dall’avvio a causa di una pianificazione inadeguata o della mancanza di punti di riferimento per l’incubazione e lo sviluppo. E troppe le aziende che, ormai giunte a fine corsa, non sono state sostituite – prosegue il presidente di Confartigianato – La sperimentazione avviata con i seminari “Mettersi in Proprio” ci porterà nel 2018 all’apertura di sportelli gratuiti per il sostegno di quanti siano intenzionati ad avviare un’attività imprenditoriale». Al contempo, sempre in collaborazione con comuni e istituzioni locali, «torneremo a mappare l’attrattività dei territori affinché le start-up, ma anche le aziende già avviate, possano individuare le aree maggiormente in grado di sostenerne gli sforzi».

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