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Arcisate-Stabio vista dal Ticino: sul binario scorre la strategia ecologica e anti-stress

inchiesta-3VIDEOINCHIESTE 2018/INFRASTRUTTURE E’ solo una questione di organizzazione. Non accadrà tutto e subito, non sarà semplice ma le imprese che fanno capo all’Associazione Industrie Ticinesi (Aiti) guardano alla ferrovia Arcisate – Stabio come ad una tratta strategica: per loro stesse (una volta completato il collegamento con Malpensa si raggiungeranno i clienti in tutto il mondo, ma anche arrivare in Svizzera sarà più facile) e per i loro dipendenti. Che la frontiera la attraversano tutti i giorni e che la macchina, a casa, la lasciano ancora malvolentieri. Ecco il punto: dietro ad ogni buona organizzazione ci deve essere una buona strategia. Come sta accadendo in Svizzera con il “progetto di mobilità integrata” sostenuto da Aiti e Movesion, una fra le società più grosse che si dedica alla soluzione dei problemi di mobilità. Un progetto che, secondo quanto definito dalla Confederazione Elvetica già nel 1992, deve puntare a spostare il traffico – anche e soprattutto quello del frontalierato – dalla gomma su ferro.

RESPONSABILITA’ E LUNGIMIRANZA
Le imprese, in tutto questo, hanno una responsabilità alleata alla lungimiranza. Ma c’è anche una legge che le ha messe in guardia nonostante si attendano ancora chiarimenti.

A dircelo è Stefano Modenini, direttore generale di Aiti: «La tassa di collegamento sui parcheggi è stata approvata con votazione popolare il 5 giugno 2016, ma il 2 settembre 2016 il Tribunale federale ha concesso l’effetto sospensivo ai ricorsi (diciannove in tutto) contro la legge». Perché? La risposta sta nella logica matematica: per ogni posto auto (si parte da un minimo di 50), l’impresa deve pagare 3,50 franchi al giorno. Somma addebitata nella busta paga dei collaboratori. La speranza è che i ricorsi siano accolti e che i frontalieri possano entrare in possesso di un “tesoretto” – versato regolarmente dal 1° agosto 2016 –  che non è da poco.

UN IMPEGNO SERIO PER LE IMPRESE…
La ferrovia, dunque, è una soluzione già servita sul piatto del territorio elvetico. E’ per questo che l’Arcisate – Stabio è entrata nei piani mobility delle imprese di Stabio e nelle azioni di sensibilizzazione nei confronti dei dipendenti anche se – dice Daniele Provvedi della FZ Sonick SA nella zona industriale di Stabio – «questa ferrovia ci fa dannare». I punti a sfavore, secondo il responsabile sicurezza, energia, ambiente e mobilità dell’unica azienda al mondo che produce batterie al sale, sono due: «La disorganizzazione dell’informazione e gli orari delle tratte. La prima: Trenord, ad oggi, ha spesso fornito informazioni errate o incomplete. A partire da questa: la tratta che porta a Stabio è regionale; solo da Stabio in avanti diventa transfrontaliera con un costo di tre volte superiore. Secondo: la maggiore parte delle aziende della zona industriale lavora su due o tre turni. Nel nostro caso si va dalle 5.30 alle 14 e dalle 14 alle 22.30. Io sono nato a Siena ma abito a Laveno, e l’ultima tratta è fissata alle 21.30: il problema non è da poco. Anche perché per le figure impiegatizie c’è flessibilità di entrata, ma per chi è in produzione è difficile compensare». E poi ci sono i treni soppressi.

… MA ANCHE UN GROSSO BENEFICIO
Eppure da quando funziona l’Arcisate – Stabio le code alla dogana sono diminuite e la FZ Sonick SA pensa ai suoi 240 dipendenti: l’80% degli operai arriva da Como, Varese, Lecco e Milano. E allora bisogna sensibilizzare: il car pooling funziona (potrebbe funzionare meglio: alla FZ ci sono una decina di equipaggi), ma un progetto di collegamento casa-lavoro necessita di altre azioni. Per esempio l’abbonamento all’Arcisate – Stabio con uno sconto del 5% per il primo anno a favore dei dipendenti: se l’uso delle auto diminuirà, con un crollo significativo della tassa di collegamento, lo sconto potrebbe aumentare. E a disposizione dei collaboratori ci sarà anche un “mobility ticket” sviluppato dal software della Movesion: «Basta inserire i propri dati in una scheda e inviarla direttamente a Trenord. Il biglietto diventa automatico», prosegue Provvedi. Inoltre si sta puntando anche ai contributi, cantonali e dei singoli Comuni, per l’acquisto di bici elettriche. Una cosa è certa: se il dialogo non porterà ai risultati sperati, probabilmente si passerà all’aumento della tassa sui posti auto. Ma nessuna impresa vuole arrivare a tanto, perché senza frontalieri ci sarebbero altri problemi da affrontare.

RIDUZIONE DELLO STRESS PER I DIPENDENTI
Ne sono certi alla Rapelli SA dove la responsabile del Personale, Manuela Pozzi, ci racconta delle «grandissime aspettative legate all’Arcisate – Stabio: la riduzione delle auto non porta solo benefici all’ambiente ma anche ai lavoratori, che vedrebbero diminuire di molto il loro livello di stress». I collaboratori, alla Rapelli, sono 400: circa il 90% è composto da frontalieri che arrivano da Cantello, Viggiù, Besano.

Il vero problema? «Ad oggi si usano ancora troppo le macchine, e i pochi posti auto nei parcheggi delle stazioni di Arcisate, Induno Olona e Gaggiolo non resteranno per sempre gratuiti. La certezza del posto, insomma, non ci sarà per sempre», prosegue la responsabile che ogni giorno raggiunge l’azienda di Stabio dalla Valmorea. Qui, da tre anni, l’azienda è convenzionata con l’”abbonamento Arcobaleno” e copre il 10% del costo dell’abbonamento annuale alla ferrovia: «Purtroppo per la tratta italiana non vale, ma se l’uso dell’Arcisate – Stabio aumenterà avremo i numeri giusti per andare dalle istituzioni e contrattare qualcosa in più per i nostri collaboratori».

PAROLA D’ORDINE: INTERMODALITA’
Nel frattempo il piano integrato sul quale sta lavorando anche la Rapelli considera l’intermodalità
: bici pieghevoli da trasportare con la ferrovia e che i dipendenti possono acquistare grazie a convenzioni siglate dalla loro azienda e bus navetta condivise con altre imprese della zona industriale di Stabio. La conclusione è una sola: «L’Arcisate – Stabio dovrebbe rendere la vita più facile a tutti e in fabbrica c’è chi si è già organizzato», conclude la responsabile. Modenini dell’Aiti, però, ricorda quanto l’organizzazione dovrà coinvolgere anche le istituzioni svizzere per il trasporto dei frontalieri una volta scesi in stazione: «A Manno e a Bioggio, poco distanti da Lugano, ci sono circa cinquemila posti di lavoro: il progetto per un tram sotterraneo è già stato approvato, ma la sua realizzazione non vedrà la luce se non tra dieci anni» (3. continua)

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