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Caro-energia, le Pmi pagano il conto: ecco di chi è la colpa del rincaro in bolletta

efficientamento-energeticoQuando il segno “+” si accompagna a un aumento di oneri e spese, e non all’incremento di produttività e competitività, qualcosa si inceppa. Alcuni fra gli aumenti più preoccupanti, il 2018 li registra nel costo dell’energia per le micro e piccole imprese.

Perché dal 1 gennaio 2018 sono cambiati i criteri di distribuzione degli “oneri aggiuntivi” presenti all’interno delle bollette energia delle imprese e l’aumento sulle Pmi è scattato puntuale per effetto degli sgravi sugli oneri generali di sistema alle grandi industrie energivore, previsti dalla Legge Europea varata a metà novembre dal Parlamento. L’impatto della riforma sarà variabile per ciascun consumatore, legato alla proporzione tra consumi (kWh) e potenza massima (kW). Ma la sostanza non cambia: per le Pmi si rischia il raddoppio del costo della potenza sulle bollette dell’energia elettrica.

MERCATO DI MAGGIOR TUTELA
Ad analizzare la situazione è Confartigianato attraverso l’indice del costo dell’energia elettrica sul mercato di maggior tutela per una micro-piccola impresa (Mpi). E i risultati scoraggiano. Prendiamo un profilo di azienda tipo con potenza impegnata di 45 kW e un consumo annuo di 60 MWh.

Al primo trimestre 2018 l’impresa sostiene un costo annualizzato per l’energia elettrica di 12.144 euro – pari a 20,24 c€/kWh – in crescita del 5,9% rispetto al trimestre precedente (679 euro in più) e del 10,9% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (1.195 euro in più). Di fronte ad un tale costo, i margini imprenditoriali si comprimono e basta un dato per accendere qualche riflessione: a novembre 2017 i prezzi alla produzione nel settore manifatturiero hanno segnato un aumento dell’1,6%.

COME E’ COMPOSTA UNA BOLLETTA?
Ma il costo della bolletta elettrica di una micro-piccola impresa di cosa si compone? Vediamolo: il 43,8% va alla spesa per la materia energia, il 34,6% interessa la spesa per oneri di sistema, il 15,5% è per il trasporto e il 6,2% per l’accisa.

Un aumento che dipende anche dagli andamenti geopolitici mondiali, perché nel corso del 2017 il prezzo del petrolio è passato dai circa 55 dollari/barile di gennaio 2017 agli oltre 66 dollari/barile di gennaio 2018. Quest’anno, dunque, è partito con un secco + 20% rispetto all’anno precedente, ma le soluzioni non mancano. E le mosse da fare, a vantaggio delle Mpi, sono almeno tre.

AGEVOLARE EQUAMENTE
A ricordarle è il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli: «Se vogliamo che il sistema imprenditoriale delle Pmi colga al volo le opportunità offerte dalla ripresa, non possiamo sovraccaricarlo di costi esorbitanti a favore delle tremila imprese energivore, la maggior parte grosse imprese. Le agevolazioni devono essere pensate secondo equità. Poi è importante saper leggere in modo corretto la bolletta dell’energia elettrica. Un punto che può fare la differenza sul quale Confartigianato Imprese Varese lancerà, fra alcuni giorni, un approfondimento attraverso una video guida realizzata dai nostri professionisti del gruppo di acquisto per l’energia e il gas di Confartigianato (Cenpi). Un consorzio che le imprese considerano un loro valido alleato perché, nonostante gli aumenti del petrolio dettati dagli eventi geopolitici, i risparmi sono assicurati».

RISPARMIO MEDIO DEL 10% NEL 2017 CON CENPI
Infatti, il 2017 si è chiuso con un risparmio medio di oltre il 10% per i clienti forniti dal gruppo di acquisto di Confartigianato. Un risparmio che si è realizzato sia rispetto al mercato protetto dallo Stato (maggior tutela), sia rispetto ai prezzi di borsa dell’energia (Pun) con prezzi “sottocosto” per i clienti Cenpi. Anche per il gas metano si è registrato un saldo a favore delle imprese aderenti al gruppo di acquisto di Confartigianato di oltre l’8% di sconto rispetto al mercato protetto dalla Stato.

IL BORSINO DELLA BOLLETTA
L’esame della dinamica delle componenti della bolletta elettrica delle imprese, osserva ancora l’analisi di Confartigianato, evidenzia che la crescita rilevata in ottica congiunturale è da imputarsi all’aumento del 7,9% della Spesa per la materia energia e dell’8,2% degli Oneri di sistema mentre diminuisce del 2,2% la Spesa per il trasporto e la gestione del contatore. L’aumento rilevato in ottica tendenziale è da imputarsi all’intensa crescita del 23,8% della Spesa per la materia energia e al +4,5% della Spesa per oneri di sistema mentre diminuisce del 2,2% la Spesa per il trasporto e la gestione del contatore. Per quanto riguarda il costo del dispacciamento pagato dalla MPI tipo nel I trimestre 2018 si osserva una marcata risalita (+23,9%) arrivando a 684 euro l’anno rispetto ai 552 euro del precedente trimestre, il valore minimo dall’inizio delle rilevazioni di questa componente di costo nel IV trimestre 2013; su base tendenziale il Dispacciamento registra una diminuzione del 7,6%.

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