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Istruzioni per l’uso della Nuova Sabatini: la videoguida per le Pmi che vogliono investire

giada-pavanLa burocrazia non è piacevole, ma pesa un po’ meno quando di mezzo c’è un contributo. La Nuova Sabatini – la scadenza non è più fissata al 31 dicembre 2018, ma «fino alla data dell’avvenuto esaurimento delle risorse disponibili» – è un reticolato di permessi, autorizzazioni e scadenze da appuntarsi sull’agenda. Una dietro l’altra: per ricordarsele bisognerebbe applicare un alert, come quello degli smartphone. E’ per questo che le imprese, secondo l’esperienza raccolta dal 2016 da Confartigianato Varese, sulla Nuova Sabatini vogliono sapere di più e vanno dove le informazioni sono chiare e dirette.

Cosa è la Sabatini
E’ l’agevolazione messa a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico per facilitare l’accesso al credito delle imprese e accrescere la competitività del sistema produttivo italiano. Il contributo, erogato in cinque anni, è rivolto alle micro, piccole e medie imprese di tutti i settori produttivi (inclusi agricoltura e pesca), ad eccezione delle imprese operanti nei settori delle attività finanziarie ed assicurative.

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Le informazioni non bastano mai
Le domande degli imprenditori sono sempre tante: quali sono le spese ammissibili? In quali settori? Solo per beni strumentali? E se sono un elettricista: la mia cassetta degli attrezzi, alcuni anche super tecnologici, potrebbe rientrare nell’agevolazione? Il caso è borderline, ma è successo anche questo. Le condizioni da rispettare per ottenere il contributo sono definite nel dettaglio e la Sabatini conviene.

Il tasso fa la differenza, anche nel digitale
Alle aziende è riconosciuto un contributo in conto impianti il cui ammontare è pari al valore degli interessi calcolati convenzionalmente su un finanziamento della durata di cinque anni, ad un tasso d’interesse annuo pari al:

  • 2,75% per gli investimenti ordinari;
  • maggiorato del 30% (3,575%), per gli investimenti in tecnologie digitali e in sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti.

A vincere, però, sono ancora i macchinari “tradizionali”: sono state solo sei su quaranta le domande inoltrate da Confartigianato Varese che fanno riferimento ad investimenti per attrezzature inserite nell’allegato A del Piano Industria 4.0.

Esempi:

  • Investimento ordinario pari a 100.000 euro – Contributo pari a 7.717,37 euro;
  • Investimento in tecnologie digitali pari a 100.000 euro – Contributo pari a 10.092,38 euro

I vantaggi
La Nuova Sabatini garantisce, alle imprese:

  • La copertura totale dell’investimento (il finanziamento lo può coprire al 100%);
  • Il contributo ministeriale a copertura di parte degli interessi;
  • La cumulabilità con il super e iper ammortamento sui beni acquistati o acquisiti in leasing;
  • La priorità di accesso al Fondo di Garanzia (garanzia nella misura massima dell’80%)

 Manifatturiero, ma non solo
Ad oggi le quaranta domande inoltrate dall’associazione hanno interessato imprese del manifatturiero (soprattutto dei settori meccanica e tessile) ma anche autotrasportatori (agevolazioni per l’acquisto di veicoli industriali e autoarticolati allestiti). Il totale degli investimenti agevolati è stato di circa 5,5 milioni di euro per contributi alle aziende superiori ai 440mila euro.

Si parte da qui
Nell’iter dell’agevolazione, si parte da una discriminante. A dircelo è Giada Pavan, consulente finanziario di Area Impresa in Confartigianato: «La domanda di contributo deve essere presentata prima di assumere qualsiasi tipo di impegno vincolante nei confronti del fornitore, e l’investimento deve sempre essere supportato da un’operazione di finanziamento o leasing da avviare nello stesso momento della presentazione della domanda di contributo». Non si tratta di una sottigliezza: questo è un punto che agli imprenditori va chiarito da subito.

Attenti ai tempi
Facciamo chiarezza, perché sulle risorse a propria disposizione – e su quelle che potrebbero arrivare – gli imprenditori devono poter contare. Una volta completato l’iter per la richiesta della Nuova Sabatini, il contributo verrà restituito alle aziende non nell’arco di un mese (come definito dalla normativa) ma – secondo i dati nelle mani di Confartigianato Varese – entro una media di sei mesi.

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