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«Cosa succede se…?»: domande (e risposte) per impiantisti

foto_impianti_faq#FAQ Quando si ha a che fare con le leggi, perché ce ne sono tante e a tutti i livelli (statale, provinciale, comunale) non si ha sempre la certezza, contrariamente a quanto si possa pensare, di essere nel giusto. Ci sono cavilli, interpretazioni a volte discordanti, mancate uniformità o ritardi nell’attuazione degli articoli, comunicazioni parziali tra le diverse istituzioni. Ecco perché sull’installazione e sulla manutenzione degli impianti termici ed elettrici, le domande non mancano. Ne abbiamo raccolte alcune: quelle sottoposte all’avvocato Antonio Oddo dalle imprese presenti all’evento sulla “Regola d’arte”, il 22 maggio alle Ville Ponti di Varese.

Un’impresa ha tutti i requisiti richiesti dalla legge, ma realizza male un impianto: cosa succede?
Se l’impianto non è realizzato secondo la regola d’arte, si è attestato il falso secondo l’art. 481 del Codice Penale. Ricordiamoci che un intervento è a regola d’arte oppure non lo è: non ci sono mezzi termini. E’ per questo che sono fondamentali la formazione e l’aggiornamento, sui quali la legislazione tecnica dovrebbe essere molto più sensibile.

Ci sono differenze di responsabilità tra una piccola impresa e una multinazionale?
Non c’è alcuna differenza: la legge pretende che tutte le aziende, di qualsiasi dimensione e tipologia, siano abilitate agli interventi sugli impianti. La preoccupazione è sempre la stessa: i lavori devono essere realizzati a regola d’arte. Quindi la responsabilità è la stessa.

Anche il progettista è tenuto alla regola d’arte?
Anche i progetti degli impianti devono essere elaborati secondo la regola d’arte. E devono prestare particolare attenzione alla tipologia e alle caratteristiche dei materiali e dei componenti da usare e alle misure di prevenzione e di sicurezza nel rispetto della specifica normativa tecnica, e giuridica, vigente.

Si può delegare ad un terzo responsabile l’esercizio, la conduzione e la manutenzione dell’impianto termico?
Sì, si può. Nel caso in cui gli impianti non siano conformi alle disposizioni di legge, la delega non può essere rilasciata. Si può delegare, invece, se al terzo responsabile viene dato l’incarico di procedere alla loro messa a norma. Il terzo responsabile, invece, non può delegare ad altri le responsabilità assunte e può ricorrere solo occasionalmente al subappalto.

Il committente è responsabile del lavoro?
E’ corresponsabile, in via indiretta, con l’appaltatore nel caso in cui affidi l’appalto ad un’impresa che non ha le capacità tecniche ed organizzative necessarie per la corretta esecuzione del contratto.

La diligenza qualificata è indispensabile per un lavoro a regola d’arte?
Sì, perché l’imprenditore non si deve limitare alla diligenza ordinaria, quella del buon padre di famiglia, ma deve utilizzare la diligenza qualificata, quella del buon professionista. Cioè un adeguato sforzo tecnico (energie e mezzi necessari o utili) e una perizia che siano commisurate al grado di specializzazione richiesti al settore nel quale opera. In mancanza di diligenza qualificata, si è contrattualmente inadempienti, quindi si incorre nella perdita del compenso e nel risarcimento del danno (questo nel caso di colpa lieve).

Quando ci sarà l’effettiva verifica degli impianti da parte dei Comuni?
Innanzitutto bisogna distinguere tra impianti termici e impianti elettrici. Per quanto riguarda i primi, i controlli ci sono; per i secondi, invece, non è ancora stata data piena attuazione dell’articolo 14 della legge 46/90. I controlli, quindi, sono occasionali. 

Norme UNI e regolamenti comunali/provinciali/regionali spesso non coincidono. E’ possibile uniformare la legislazione?
Le imprese hanno ragione: a volte si rischia di fare confusione o di dover risolvere bisticci legislativi particolarmente complessi. Diciamo da subito che i regolamenti comunali dovrebbero essere adeguati alle leggi statali. Sono queste a stabilire le regole tecniche relative a interventi particolari, come gli scarichi a tetto o a parete. I regolamenti comunali, inoltre, devono tenere conto del D.M. 37/08 per l’applicazione delle norme UNI (presunzione di conformità), ma non lo fanno.

Tra Regione e Regione, spesso, le norme sono diverse: manca uniformità. E può accadere che ci siano lavori particolari non contemplati dalla legge: come ci si deve comportare?
Questo problema interessa più la materia ambientale, nella quale vale soprattutto la legge statale. Anche a livello regionale si possono concepire proprie discipline specifiche, però bisogna sempre considerare i singoli casi specifici che deve affrontare l’impresa. E per ogni caso, capire se la disciplina regionale è in contrasto con quella statale.

La concorrenza sleale: un ostacolo alla competitività. Sotto questo punto di vista, quali sono gli strumenti messi a disposizione dalla legislazione?
La domanda è di carattere generale, ma possiamo dire che al problema non esiste un rimedio generale: per tentare una soluzione bisogna entrare nel merito di ogni caso specifico. Dobbiamo ricordare, infatti, che la concorrenza sleale è un effetto della violazione di una o più leggi. Un problema nel quale si chiede, a imprese ma anche a associazioni di categoria, di esporsi e prendere posizione raccogliendo le prove del reato per poi passare alla denuncia. Cosa non semplice, ma senza dubbio possibile.

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