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La «regola d’arte»: niente di ovvio. E attenzione al falso

img_0644Se l’installatore è il «notaio degli impianti» (svolge un servizio pubblico), il manutentore è sempre nell’occhio del ciclone «perché deve operare su impianti che non ha progettato o installato – ha detto l’avvocato Antonio Oddo – ma nei cui confronti deve prendere posizione». Anche in questo caso attenendosi alla “regola d’arte”.

LA REGOLA D’ARTE CON FORMAZIONE E CONFRONTI
Erano più di 150 gli impiantisti termici ed elettrici che ieri si sono riuniti al Centro Congressi Ville Ponti di Varese in occasione del seminario tecnico “A regola d’arte: obblighi e responsabilità civili e penali nella progettazione e nella realizzazione degli impianti». L’evento è stato promosso da Confartigianato Imprese Varese in collaborazione con i main sponsor Concessionaria Crespi e Fogliani forniture elettriche e i partner Assiteca e Poretti Solutions.
E se è vero che il professionista tecnico «fa un altro mestiere, la legge deve essere conosciuta per essere applicata. L’ignoranza non è mai giustificata». Oddo lavora sulla consapevolezza e sulle responsabilità degli imprenditori, non sulle frasi ad effetto. Quelle non servono. A servire, invece, è la formazione con corsi continui e mirati: «Un impegno di cui si devono far carico le associazioni di categoria, perché le leggi sono tante e complesse. I professionisti devono stare al passo con i tempi facendo leva su professionalizzazione e riqualificazione», ha incalzato Oddo. La partita si gioca su tre tavoli: il legislatore, gli organi di controllo e le associazioni di categoria. Ed è su questo che interviene continuamente l’avvocato Oddo. Perché la legislazione è confusa, di cattiva qualità, non sempre organica. Dunque: può un professionista tecnico assumere un atteggiamento critico nei confronti della legge? No. La soluzione si trova altrove. Lo ricorda continuamente: «Le leggi devono essere interpretate correttamente, e se non si sa come fare bisogna confrontarsi. Perché l’installatore, prestatore d’opera di pubblica utilità, deve conoscere tutta la legislazione che riguarda la sua attività, compresa la verifica dell’idoneità dei materiali usati».

CONTRO LA CONCORRENZA SLEALE
Stare al passo con la burocrazia e la concorrenza sleale è un’altra questione. Le energie che sottraggono l’una e l’altra permeano i confronti tra le imprese. Con qualche malumore, perché nessuno ha l’intenzione di lasciarsi scippare il lavoro da chi non è in regola. Ci sono abilitazioni e patentini da portarsi a casa, investimenti in tecnologie e sapere, tempo speso in corsi di aggiornamento: le aziende hanno la responsabilità di essere preparate e di lavorare a “regola d’arte”; il committente ha la responsabilità di affidarsi a tecnici che sanno quello che fanno. E che lo fanno bene.

METTIAMO AL CENTRO IL LAVORO, NON LA CARTA
Certo una sensibilità maggiore nei confronti delle imprese, non guasterebbe. Ne è convinto il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, quando ricorda il tema del Congresso provinciale del 2017: «Quando la regola è l’eccezione». Non deve essere così, «anche se a volte si ha l’impressione che in questo Paese le leggi vengano scritte da persone che sanno poco, o niente, del mondo imprenditoriale. Se vogliamo essere competitivi come nazione, al centro non dobbiamo mettere la carta ma il lavoro».

NORME GIURIDICHE, NORME TECNICHE E…FALSO
D’altronde la “regola d’arte” è regolamentata da più fonti: Codice Civile, legge 46/90, D.M. 37/08 (ex Legge 46/90), Legge 1083/71. Chi non si adegua, e attesta il falso, rischia. E tanto: sanzioni amministrative di migliaia di euro e fino ad un anno di reclusione. Fare chiarezza è il compito di un avvocato. Sottolineando anche il ruolo che hanno il manutentore (potere prescrittivo) e il pubblico ufficiale, con poteri prescrittivi e l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria nel caso ci si trovi di fronte ad un reato. Perché tutti gli impianti devono essere progettati, realizzati e installati a “regola d’arte”. E’ qui che entra in gioco l’”alleanza” tra norme giuridiche e tecniche: le prime sono obbligatorie; le seconde solo facoltative. A queste si aggiungono i requisiti professionali: se non ci sono, si dichiara il falso. E il falso porta anche alla nullità del contratto e al risarcimento dei danni al committente. Insomma, una perdita su tutti i fronti. E’ per questo che il manutentore deve lavorare su tre concetti (osservazione, raccomandazione e prescrizione) e agire secondo la prevedibilità (capire cosa potrebbe succedere di fronte ad un impianto non installato secondo la “regola d’arte”) e l’evitabilità (intervenire, alzando il livello di guardia, per evitare situazioni di pericolo o incidenti colposi).

ANCHE I SINDACI IN PRIMA LINEA
Niente è semplice. E la domanda di un’impresa chiarisce quanti e quali sono i casi in cui ci si trova a lavorare. E’ accaduto che l’azienda, chiamata dall’amministratore di condominio ad intervenire su un impianto, fosse ostacolata – anche fisicamente – da un condomino. «In questo caso – conclude l’avvocato – anche il sindaco può intervenire pubblicamente per denunciare il reato». Invece il manutentore, anche in assenza di verifiche periodiche dell’impianto, ha il compito di segnalare questa mancanza ma deve ugualmente svolgere il proprio lavoro. Ovviamente a “regola d’arte”.

TUTTI GLI STRUMENTI PER NON PERDERE TEMPO. E LAVORO
Se la burocrazia è un guaio e fa perdere tempo, Confartigianato Imprese Varese ha pensato ad un kit di lavoro fatto apposta per le imprese del settore impianti. Dai pacchetti assicurativi a quelli gestionali, dalla valutazione dei rischi all’ottenimento dei patentini. E lo trovate qui: http://www.asarva.org/2018/05/a-regola-darte-seminario-sullimpianto-che-mette-daccordo-professionista-e-cliente/

 

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