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Lavoro è fiducia e valore. Per non dimenticare e dare centralità alla persona

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Riscoprire la parola lavoro nella sua accezione più forte e profonda nel giorno che ricorda «il percorso dei diritti e delle lotte di chi, prima di noi e anche a costo della propria vita, ha permesso il raggiungimento delle garanzie, delle tutele e delle condizioni di sicurezza di cui, oggi, beneficiamo tutti».

Imprimere valore al lavoro (e ai “lavori”) nel dibattito politico, nella normazione, nelle politiche formative, della sicurezza e del welfare affinché, nel lavoro, «ciascuno possa affermare la propria dignità e il proprio valore umano e sociale». E perché si possa arrivare a un sempre maggiore «equo bilanciamento tra tutela dei diritti acquisiti e adattamento di tali diritti a un contesto economico nuovo, senza cedere a una flessibilità che va oltre la garanzia e la tutela della continuità».

colombo2Mauro Colombo, direttore generale di Confartigianato Imprese Varese, riassume così il senso di una celebrazione – quella del Primo Maggio – alla quale non guardare con la distratta noncuranza dell’acquisito. E, al contempo, il significato di un impegno quotidiano sul quale l’associazione ha scelto d’investire risorse, professionalità, competenze e visione.  

A ciò si aggiunga la rinnovata importanza della «centralità della persona» in un periodo storico ad altissima contaminazione tecnologica. «La persona è in grado di fare la differenza all’interno di una azienda e, ancora di più, è in grado di farla nel momento in cui è fortemente motivata, ovvero riceve dal suo lavoro la soddisfazione delle proprie ambizioni e aspettative, oltre che garanzie in termini di continuità».

Centralità della persona, qualificazione, benessere e fiducia. «Fiducia, in particolare, nella forte motivazione e nell’elevata preparazione dei giovani, ai quali le imprese devono lasciare il tempo necessario affinché riescano davvero mettersi alla prova e a portare un contributo in termini di innovazione, idee e relazioni». In tutti i campi.

Per loro, e non solo per loro, «dobbiamo costruire una società in cui a ciascuno sia garantito il lavoro e nella quale ciascuno possa esprimere il meglio di sé in una o più realtà aziendali, accettando la possibilità del cambiamento per rimettersi in gioco in aziende diverse da quelle dalle quali si è partiti».

Il Primo Maggio è riflessione e consapevolezza, riappropriazione dell’importanza dei tanti (non scontati) capitoli che compongono la storia del lavoro e impegno per l’estensione di diritti e tutele «a quanti ancora oggi, nei paesi occidentali così come in altre parti del mondo, sono costretti a forme di lavoro inaccettabili». Buon Primo Maggio.

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