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l’impresa cambia pelle

Privacy, E-fattura e Competence center:
l’impresa cambia pelle

foto_gdprOggi è il “grande” giorno: il Gdpr, il nuovo Regolamento europeo (2016/679) sul trattamento dei dati personali, è entrato in vigore. Imprese e professionisti si sono fatti trovare pronti? Non tutti. Però il Garante ha risottolineato il suo impegno nel «bilanciare le esigenze di tutela con le istanze di semplificazione». In particolare per le micro, piccole e medie imprese. Le sanzioni amministrative, inoltre, saranno applicate secondo un «approccio gradualistico». Cosa manca ancora per stare tranquilli? Il decreto legislativo di coordinamento fra regole italiane ed europee. Fra la vecchia normativa e quella nuova. Nel frattempo, le imprese corrono sul fil di lana perché sanno bene che dietro i dati personali c’è una persona da salvaguardare.

Neppure il tempo per abituarsi alle nuove regole sulla Privacy ed ecco arrivare, sulla testa degli imprenditori, un altro mattoncino: l’obbligo di fatturazione elettronica nel B2B e nel B2C. L’obbligo scatterà in via definitiva il 1° gennaio 2019, ma già dal 1° luglio di quest’anno la fattura elettronica diventerà obbligatoria per le operazioni relative a «cessioni di benzina o di gasolio destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori» , oltre che per «prestazioni rese da soggetti subappaltatori e subcontraenti della filiera delle imprese nel quadro di un contratto di appalto di lavori, servizi o forniture stipulato con un’amministrazione pubblica». L’obiettivo è sempre quello: mettere un paletto a quell’evasione fiscale che in Italia oscilla, ormai, tra i 111 e i 132 miliardi di euro. Cosa si deve fare per le imprese? Iniziamo con una proroga che permetta di mettere a punto la macchina.

Sono stati fatti i nomi degli otto Competence center ammessi alla fase negoziale con il ministero dello Sviluppo economico per accedere ai finanziamenti pubblici. Eccoli: Politecnico di Torino (Manufacturing 4.0), Politecnico di Milano (Made in Italy 4.0), Alma Mater Studiorum Università di Bologna (Bi-rex), Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (Artes 4.0), Università di Padova (Smact), Federico II di Napoli (Industry 4.0), Consiglio nazionale delle ricerche (Start 4.0) e La Sapienza di Roma (Cyber 4.0). Sono rimasti fuori dalla graduatoria il Centro siciliano di fisica nucleare (per mancanza di requisiti) e l’Università di Catania, che non ha raggiunto un punteggio sufficiente. Ora sul tavolo ci sono 73 milioni di euro: il 65% dei fondi dovrà supportare la costituzione e l’avviamento dei centri, il 35% andrà a finanziare i progetti di innovazione presentati dalle imprese.

Nel frattempo si parla di Flat tax. E le banche tremano. Il nuovo strumento porterà agli istituti di credito più svantaggi che vantaggi. Si parla di una svalutazione, sui bilanci delle principali banche italiane, di 5,3 miliardi di euro nel caso di una tassa piatta al 15%; la perdita si ridurrebbe a 3,1 miliardi se l’aliquota fosse del 20%. Oltre alla svalutazione, si temono ripercussioni anche sul patrimonio di vigilanza e i rigidi paletti fissati da Basilea III.

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