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Sacconago, la “periferia” che fa pressing sul centro: mensa, servizi, trasporti e sicurezza

#videoinchieste2018 #bustoarsizio La frase che più di tutte riassume lo stato delle cose, nella zona industriale di Sacconago, la pronuncia Maurizio Coretti della S.E.B. di Coretti Oreste & C.: «O non c’è interesse a servire questa zona, oppure non capisco perché si sia fermato tutto». Sono passati trent’anni. Alcune imprese hanno chiuso, altre hanno aperto. Altre ancora sono cresciute. Ma tutte condividono la stessa sorte: dal 1985 attendono, nella zona industriale di Sacconago, qualcosa in più e quei servizi che vengono richiesti da anni ma che ancora non sono arrivati.

_el_1965OBIETTIVO NUMERO UNO: IL CENTRO SERVIZI
Hanno martellato a lungo, gli imprenditori, sulla necessità di una mensa, un centro cottura, ora un piccolo ristorante di rappresentanza
. Non hanno mai mollato la presa. E’ strano pensarci: in un’area attraversata dal mondo, tanti sono gli scambi commerciali che qui prendono il largo per ogni dove, manca l’essenziale. Un luogo ristoro ma anche un benzinaio, una posta, una banca, un verde curato. Soprattutto i trasporti. Ancora una volta, è il bisogno di essere ascoltati a farsi largo tra gli imprenditori: la parola “periferia”, in sé, non è negativa. Assume invece un significato scomodo quando chi lavora al di fuori della città, si sente ai margini. E’ la mancanza di servizi – non solo importanti ma fondamentali; tutto quello che “collega” al centro città e che è sinonimo di comodità e di sicurezza – a lasciare attaccato alle aziende questa sensazione di distanza.

350MILA METRI QUADRATI, 140 AZIENDE E DUEMILA DIPENDENTI
Perché di aziende, a Sacconago, se ne contano circa 140 distribuite su un’area di 350mila metri quadrati. Una cittadella del fare che è considerata una fra le più importanti in Italia, se non di buona parte dell’Europa. Si è investito, e tanto, in questa zona sin dagli anni Settanta: prima con la Cooperativa Artigiani Varesini Autotrasportatori (Carva; oggi se ne contano quattro) e poi con i Consorzi Artigiani Bustesi (Cab).

img_3473Da allora, attraversando di botto gli anni Ottanta e Novanta, quell’agglomerato di eccellenze imprenditoriali – con circa duemila dipendenti – ha lasciato il segno. Vista dal fuori, Sacconago colpisce per la vastità e l’abbondanza di «centri di lavoro». Vista dal di dentro, dall’ottica delle aziende, la zona non ha tutto quello che dovrebbe avere. Tra i tanti viali, a partire da quello storico dell’Industria, non risuona alcuna lamentela. Piuttosto, un coro di preoccupazione per non riuscire a fare quello scatto in più che servirebbe in termini di competitività.

BENZINAIO, TABACCAIO E UNA BANCA
Quindi sì: un benzinaio che potrebbe fare anche da bar e tabaccaio. Una posta e una filiale bancaria per evitare di raggiungere il centro di Busto Arsizio. Perché, ricorda Raimondo Lancerotto della Autek Srl: «Ci vogliono quindici minuti per arrivare in città, magari quindici per trovare un parcheggio e poi altri quindici per fare ritorno. Fate voi la somma: i servizi che chiediamo hanno un valore in tempo e in denaro». Tutto doveva essere fatto in fretta, e bene. C’è chi dice nel 2008 e chi nel 2012. Fatto sta che gli imprenditori non vogliono più attendere.

Ancora dalla Autek: «Penso che andrò in pensione senza vedere il Centro Servizi». E poi c’è chi andrà in pensione dopo aver contato i chilometri percorsi dalla stazione Fs di Busto Arsizio alla propria azienda.

TRASPORTI: LA DISTANZA DAL CENTRO ALLONTANA I LAVORATORI
img_3469E’ il caso della Malvestiti Paolo Snc, dove Cesare Meda ogni giorno raggiunge Sacconago da Milano. Rigorosamente in treno. Poi si arrangia, perché in quei circa cinque chilometri che lo separano dall’area industriale non ci sono autobus di linea, e men che meno bus navetta. E’ questa la prima, vera piaga che gli imprenditori toccano con mano. E che trasporta Sacconago nel peggior significato di periferia. Lo racconta Anna Laura Carella della BonCar: «Per arrivare fino a qui ci vuole un’auto: sa quanti giovani non hanno accettato una nostra proposta di lavoro? Negli ultimi anni almeno tre. Uno abitava poco fuori Milano, un altro a Varese: chilometri, benzina, autostrada. Tutto insieme, cuba. I trasporti pubblici hanno una loro convenienza, ma qui non si sono mai visti». Come non si è mai vista la fatidica mensa. Se ne è parlato ancora un anno fa: Emanuele Antonelli, sindaco di Busto Arsizio, l’ha promessa. L’amministrazione ci sta lavorando ma il tempo stringe e il centro cottura serve.

img_3486Anzi, un ristorante di rappresentanza per clienti e fornitori servirebbe ancora di più. Davide Crespi, della Gastronomia Crespi Sas, è un nome che dà certezze. Tutte le imprese di Sacconago lo hanno indicato come papabile ristoratore della zona: «Quasi nove mesi fa ho incontrato alcuni tecnici del Comune per capire qualcosa in più: l’area per la mensa c’è, ma non ci sono i soldi. Si parla di un investimento di circa due milioni di euro…». Ristorante o mensa che sia, non può finire così. Anche se dopo tante salite sembra non arrivare mai una discesa.

IL VERDE E LA SICUREZZA
Almeno si pensi al verde e alla sicurezza. Gli appezzamenti interni ai poli delle Cooperative, affidati alle imprese, riflettono ordine: erba tagliata, piante curate. I campi esterni, a carico del Comune? «Un taglio in più non guasterebbe», dice Francesco Anzio della FaeM. Che si concentra poi sullo sfrecciare delle macchine sui viali: «Qualcuno si diverte a correre, è per questo che si sono piazzate un po’ di rotonde. Però non bastano: un morto c’è già stato; non ne vogliamo altri. E la notte, magari, qualche pattuglia per evitare che Sacconago si trasformi nel rifugio di chi non pensa al lavoro, ma ad altro». (3. continua)

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