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A caccia di certezze: dalle tasse al lavoro, passando dal 4.0

foto_tasse_formazioneMeno tasse, più formazione. Il nostro progetto di legge “Aree di Confine” non molla il colpo. E la Provincia di Como ritorna sul tema partendo dalla Zona economica speciale (Zes) sostenuta da una proposta di legge approvata dal Consiglio regionale della Lombardia poi, però, rimasta nel cassetto. Meno tasse, più formazione. E’ questa la sola via percorribile per dare una spinta competitiva in più alle aziende italiane: da un lato con un aumento del netto in busta paga ai loro lavoratori e dall’altro con l’avvio di progetti di formazione specifici per rispondere ai bisogni occupazionali urgenti espressi dalle imprese di fronte ai picchi produttivi. Compresa l’attivazione di un Istituto Tecnico superiore. D’altronde, difficile non lasciarsi attrarre dall’economia ticinese: il prodotto interno lordo si avvicina ai 12 miliardi di euro e l’economia è fondata su piccole e medie imprese che offrono 163mila posti di lavoro (e vanno a caccia di tecnici specializzati) su una popolazione di 325mila abitanti. Tecnici di cui hanno bisogno anche gli imprenditori al di qua del confine. Bene lo dice Otello Boninsegna, titolare di un’azienda con sede a Faloppio, in territorio comasco: «Se la proposta di Confartigianato Varese va a segno e si concretizza, oltre ad evitare la fuga, in un rientro di forze formate sarebbe preziosa. Perché se i segnali di ripresa dell’economia vengono confermati, fornirebbe ulteriore carburante per rafforzarli».

Si parla di certezze. Anche per i mercati. Quelle che Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia, mette sul piatto: lo stop al quantitative easing non deve preoccupare perché la politica monetaria tornerà gradualmente normale; il problema dei crediti deteriorati si avvia a una soluzione per la maggioranza del sistema bancario. Gli operatori della finanza, però, devono «dimostrare serietà e trasparenza. Diversamente, ci rimettiamo tutti». In sintesi, bisogna dare sicurezza ai mercati.

Sulla «pace fiscale», punto di forza del governo, non soffia però un vento di certezza. Il Corriere della Sera propone una domanda provocatoria: «Perché un contribuente dovrebbe pagare regolarmente imposte e tasse quando si annuncia un grande sconto scritto nero su bianco?». Diamo un’occhiata ai numeri: l’incasso giornaliero è sceso da una media di 35 milioni di euro nel 2017 ai 25 nei primi mesi dell’anno. E ci sono in corso due rottamazioni di cartelle decise dal precedente governo che permettono di evitare il pagamento di sanzioni e interessi. Molti contribuenti hanno deciso di pagare a rate. Un’altra domanda: «Quale sarà l’effetto dell’attesa della “pace fiscale” sul pagamento delle rate?».

Certezze, nel passaggio generazionale, arrivano invece dalla digitalizzazione e dal percorso Industria 4.0. All’aumento della produttività, alla diminuzione dei costi, al miglioramento dell’efficienza, alla diminuzione degli infortuni e al perfezionamento nella profilazione della clientela, si aggiunge il supporto dato dalla digital transformation al passaggio del timone dell’azienda dal padre al figlio. Con il 4.0, però, non avviene solo un passaggio a livello di guida aziendale, ma anche a livello operativo: da azienda tradizionale ad azienda digitale. Lo dice il Centro di ricerca di famiglia dell’Università Cattolica di Milano. Che non manca di sottolineare che il 49% delle imprese familiari (pari a oltre 3,5 milioni su un totale di 4,3 milioni di imprese  alivello nazionale) scompare alla seconda generazione con un danno quantificabile economicamente e socialmente sul sistema Italia in oltre 25 miliardi di euro.

La certezza delle tasse: oggi va pagato il 50% dell’importo di Imu e Tasi. Il conguaglio andrà fatto entro il 17 dicembre, tenendo conto delle aliquote deliberate dal Comune per il 2018. Anche per quest’anno, però, i Comuni non potranno ritoccare all’insù le aliquote, né ridurre le agevolazioni previste. Imu e Tasi non vanno pagate sulla prima casa, quella dove si dimora e si ha la residenza anagrafica. L’Imu e la Tasi non sono dovute sull’abitazione principale non di lusso e relative pertinenze come e tutti gli immobili accatastati come A1 (immobili signorili), A8 (ville) e A9 (castelli e palazzi). I due tributi colpiscono gli immobili abitativi a disposizione, come le seconde case e quelli affittati o sfitti. Imu e Tasi (se dovuta) si versano anche per uffici, negozi, depositi, capannoni, altri immobili commerciali e industriali e per le aree fabbricabili (conta il valore commerciale al 1° gennaio 2018) da chiunque posseduti. Per gli immobili in leasing, l’Imu è dovuta dall’utilizzatore

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