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Home Aree dismesse, il modello Rovereto: quando è l’ente pubblico a trascinare il rilancio/4

Aree dismesse, il modello Rovereto: quando è l’ente pubblico a trascinare il rilancio/4

Ultimo appuntamento della nostra inchiesta dedicata alle aree dismesse e alla loro rinascita. Dopo aver descritto due modalità di riqualificazione virtuosa (con associazioni culturali e soggetti privati in qualità di capofila degli interventi) siamo arrivati all’ultimo modello, quello che vede come attore protagonista la pubblica amministrazione. Il problema principale delle Pa italiane sono i fondi. I soldi, spesso, mancano, e se ci sono vengono usati per necessità più urgenti. Ma se le amministrazioni faticano nell’opera di riqualificazione è talvolta anche per la mancanza di una strategia ben pianificata, di una gestione unitaria. Siamo andati quindi in una Provincia che della gestione autonoma delle risorse e di una politica economica chiara ha sempre fatto un punto di forza: la Provincia autonoma di Trento.

aree-dismesse«Sicuramente la presenza di una Provincia che ha dato chiare indicazioni di politica economica è importantissima. Ha anche finanziato le sue operazioni di riqualificazione attraverso Trentino Sviluppo, avendo quindi un soggetto che ha messo in pratica queste politiche. Credo però che non sia tanto l’autonomia la cosa importante, quanto piuttosto la capacità di aver creato una rete territoriale». Mauro Casotto, direttore operativo di Trentino Sviluppo, società di sviluppo sostenibile della Provincia autonoma di Trento (controllata al 100%), mette subito le cose in chiaro: non è solo il fatto di essere autonomi che ha permesso di portare avanti con successo le opere di riqualificazione. Per farlo bisogna anche essere lungimiranti (le politiche economiche giuste) e coinvolgere tutto il territorio, avendo così il pieno sostegno di imprese e cittadini.

POLO DI MECCATRONICA E PROGETTO MANIFATTURA
Ma facciamo un passo indietro. Abbiamo incontrato Casotto per raccontare due grandi opere di riqualificazione, entrambe seguite e promosse da Trentino Sviluppo ed entrambe situate a Rovereto, a sud di Trento: il Polo di Meccatronica e il Progetto Manifattura. Il primo sorge sull’ex cotonificio Pirelli, aperto nel 1925 e chiuso negli anni ’80. Acquistato nell’84 dalla Provincia, è stato inizialmente trasformato nel primo incubatore d’impresa italiano e poi, nel 2013, nel Polo della Meccatronica. Nel suoi circa 140 mila metri quadrati ospita 29 aziende (dai colossi come Zeiss o Bonfiglioli, alle Pmi), quattro start up, per un totale di 218 addetti e 68 milioni di fatturato l’anno. Al suo interno, entro il 2022, si insedieranno anche l’istituto tecnico Marconi e il cfp Veronesi, per potenziare quel rapporto, spesso difficile, tra imprese e provincia.

Tutto il progetto è costato 90 milioni di euro. Sono 100 invece i milioni spesi per la riqualificazione dei 100 mila metri quadrati dell’ex manifattura tabacchi. Dismessa nel 2008, è diventata il primo green hub d’italia, casa di imprese e professionisti nell’ambito di edilizia e mobilità sostenibile e delle tecnologie legate allo sport. Qualche numero: più di 50 aziende insediate, 200 addetti e 300 milioni di fatturato.

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LA RACCOLTA DI FONDI
L’investimento totale per i due poli è di 190 milioni di euro. Non sono di certo spiccioli. La Provincia di Trento è ricca, è vero, ma non così tanto. Pensare che siano tutti soldi provinciali sarebbe miope e irrealistico. Essenziali, in questo, sono i fondi pubblici. Un esempio di finanziamento da parte dello Stato è quello sfruttato per un pezzo di Progetto Manifattura, 70 milioni di euro provenienti in gran parte dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, messo a disposizione per la realizzazione di interventi in aree sottoutilizzate. Il suo compito: favorire la ripresa della competitività e della produttività.

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Non solo Governo, però. Anche i finanziamenti europei sono stati importanti, perché l’Europa, in un’ottica comunitaria, è sempre stata una sponda importante per la Provincia di Trento. Vincere i bandi è fondamentale e per riuscirci è importante puntare su una regia chiara e che agisca con metodo. «Noi per esempio abbiamo Hub Innovazione Trentino – spiega Casotto – società consortile costituita da Trentino Sviluppo, Università di Trento e le fondazioni Bruno Kessler ed Edmund Mach, che ha tra le varie attività anche quella di reperire risorse finanziarie da portare sul territorio. Alcuni dati: abbiamo ottenuto successo nel 56% delle iniziative presentate, contro una media europea che si ferma al 10-12%. Credo che noi abbiamo una certa capacità di guardare a queste opportunità».

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PUNTARE SUL TERRITORIO
Il territorio e le sue risorse. Questi sono gli assi nella manica che un’amministrazione deve giocare nell’ardua partita della riqualificazione. E anche in questo caso la provincia ci ha visto giusto. I due poli sono stati pensati per scommettere sulle eccellenze del sistema Trentino: green economy e tecnologie avanzate. Non stupisce che colossi come Zeiss, Bauhaus e Bonfiglioli abbiano deciso di insediarvisi. Portando alla provincia, di conseguenza, entrate (tasse) e indotto. Ma si guarda anche al futuro. Le start up sono stimolate a entrare nei due poli (il progetto starter, per esempio, prevede la cessione di spazi di coworking al costo di un caffè al giorno) e a partecipare ai corsi di formazione (in alcuni casi gratuiti).

Giovani quindi, ma anche giovanissimi. La decisione di spostare due scuole (un istituto tecnico e un cfp) nel Polo della Meccatronica va proprio in questa direzione: rinsaldare il rapporto tra formazione e impresa, dando l’opportunità di un apprendimento pratico e favorendo l’inserimento di giovani leve in azienda.

Riassumendo: di soldi ne son stati spesi tanti, tantissimi. Ma in qualche modo ritornano. Le imprese, grandi e piccole, portano indotto e business al territorio, che si arricchisce e aumenta il suo prestigio. I fondi vengono raccolti coinvolgendo anche l’università e i centri di ricerca.

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Le progettualità sono create tenendo conto delle associazioni di categoria e delle parti sociali. Le startup sono incentivate a crescere. Gli studenti hanno una via preferenziale che li porta in azienda. Viene quindi da chiedersi: c’è qualcuno che, in questa opera di riqualificazione, ci sta rimettendo qualcosa? La risposta è: no (4. FINE).

LA NOSTRA VIDEOINCHIESTA COMPLETA
Aree dismesse, cosa ne facciamo? Esempi (da imitare) per rilanciare economia e territori/1

Aree dismesse, è ora di rilanciarle. Esempi dall’Italia che è ripartita dall’economia/2

Aree dismesse, si muove anche il Pirellone: più facile investire per rilanciarle/3

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