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Borderline: il tessile si mette in mostra e si fa “circolare”

foto_2Ci sono tanti modi diversi per parlare di tessile, raccontarlo, usare lanuggine e fibre di scarto, tracciare un ponte tra arte e imprese. La mostra “Miniartextil Borderline”, allestita nei locali del Museo del Tessile di Busto Arsizio, si è chiusa con un bilancio di 1250 visitatori, di cui 160 studenti. Mostra d’arte, certo, ma anche fotografia di un cambiamento imprenditoriale che sa stare al passo con i tempi. E che, come dice l’assessore all’Identità, Cultura e Commercio del Comune di Busto Arsizio Manuela Maffioli «tiene vivo il legame con il territorio. “Borderline” è un catalizzatore di interesse verso le imprese pensata, anche, come volano economico per loro. Per l’edizione del prossimo anno, per esempio, stiamo pensando di creare alcune occasioni di matching per le aziende che hanno sostenuto l’edizione 2018. I loro clienti, o anche alcuni potenziali buyer, potranno incontrarle dopo una visita guidata alle sale. Nel nome di quella cultura che non proviene solo dall’arte ma anche dal tessuto imprenditoriale del territorio».

Un successo annunciato che tanto si deve al link tra arte e mondo dell’artigianato. A dirlo è Mimmo Totaro, che cura la mostra dal lontano 1991: «Il rapporto con le imprese tessili del territorio è fondamentale. Il pregio di questa relazione è quello di recuperare la manualità in anni in cui tutti sono abituati a smanettare su computer e smartphone. Sotto i riflettori, questi artisti pongono i vecchi arnesi e creano cose nuove con i mezzi artigianali di un tempo». Ma a facilitare l’avvicinamento tra creativi diversi – gli artisti e gli imprenditori – è soprattutto l’utilizzo dei materiali nella logica dell’economia circolare.

Riuso e riciclo sono temi sui quali le imprese, oggi, sono sempre più sensibili. Anche perché l’Europarlamento ha votato “sì” al Pacchetto che “estende gli obblighi di raccolta separata ai rifiuti organici, domestici pericolosi ma anche a quelli tessili”. Così la quota di rifiuti da riciclare passerà dall’attuale 45% al 55% nel 2025. Ma non ci si accontenta: nel 2030 l’asticella si alzerà ulteriormente fino ad arrivare al 60% per poi aggiungere altri 5 punti percentuali nel 2035. L’economia circolare, inoltre, presenta un fatturato di 88 miliardi di euro, dà lavoro a 575.000 persone e conta circa l’1,5% del valore aggiunto nazionale: quasi quanto il settore energetico o quello dell’industria tessile.

E così accade che in questa mostra si sia ben evidenziato quanto il cotone, la seta o la lana possano mischiarsi al legno, vetro o ferro superando quella «linea di confine», per l’appunto la «borderline», che le aziende hanno già dimostrato di oltrepassare da tempo in fabbriche e laboratori. Anzi, è proprio in un territorio come quello di Busto Arsizio – definita la «piccola Manchester» proprio per la sua vocazione alla produzione tessile – che si percepisce quanto la linfa vitale dell’oggi e del domani sia una diversa percezione dell’impresa e di quello che fa. Le cinquantaquattro opere raccolte nell’ala “Miniartextil”, dedicata ai lavori di piccola o piccolissima dimensione, giocano su sensazioni visive che trasmettono, però, anche una forte percezione tattile.

E si scopre, ponendo l’impresa al centro, quanta ricchezza ci sia in queste fibre. «Perché – dice ancora Totaro – qui si capisce quanto il tessile dei nostri tempi sia un settore più che mai vivo grazie a lavorazioni altamente specializzate. Aziende che lavorano ad altissimo livello con tecniche molto sperimentali che danno risultati eccezionali. E che nessuno, al momento, ci può copiare».
Consapevolezza piena, quindi, nella grande tradizione produttiva della nostra provincia che proprio a “Borderline” è stata rappresentata ai livelli più diversi, più o meno legati alla Moda. Una carta d’identità dell’imprenditoria locale, ma non solo, che ha riacceso i riflettori su quella cultura del “fare” che arriva direttamente «dal movimento della mano che scorre veloce per costruire la trama e l’ordito», scrive Luciano Caramel nella presentazione del catalogo della mostra.

Un’edizione, quella del 2018, che ha consegnato il Premio Arte&Arte all’austriaca Gertraud Enzinger per il suo “Both Sides Now” realizzato con acciaio e poliestere. L’ennesima opera, tra le 54 provenienti da Ungheria, Lettonia, Russia, Giappone, Cina e Africa selezionate da una Commissione internazionale, che ha posto l’accento sul tema dell’immigrazione. Tema di confini che si lasciano, si superano, si conoscono e si integrano. All’insegna di uno slogan che Anny Ferrario di Ispra consegna agli occhi attenti: «Siamo tutti sulla stessa barca». Feltro, carta e legno si alternano, di lavoro in lavoro, tra tulle, tessuto non tessuto e schiuma di fibra. Tra spago di canapa e seta, lino e filo di banana giapponese, nylon e pizzi.

Con quel forte richiamo di territorialità e dei distretti storici, anche quello di Como, che nella tessitura hanno fatto – e fanno – scuola. Da qui nasce il sodalizio più che mai vivo tra imprese e artisti «perché – conclude Totaro – l’idea della sponsorizzazione fine a sé stessa, con il logo dell’impresa posto al fianco dell’opera, è ormai superata. Quasi tutte le aziende vorrebbero creare un progetto, lavorarci intorno ed essere presenti con quel progetto. Da qui il passo successivo con l’artista che, coinvolgendo direttamente l’impresa, la invita ad essere presente alla manifestazione». Così la mostra si trasforma in vetrina e l’arte, da espressione di cultura, diventa espressione d’impresa.

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