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Giustizia-lumaca presenta il conto alle imprese: ogni anno un miliardo di disagi

o-legge-facebookL’ultimo verdetto (economico) è drammatico: i tempi lenti della giustizia costano alle imprese italiane un miliardo all’anno. Ci vogliono tre anni di attesa per le cause civili, per i fallimenti anche sette.
Nella nostra provincia i cieli sono meno cupi. Ma il problema degli organici sottodimensionati pesa ovunque, quindi per le aziende che lavorano con tutta l’Italia e ormai il mondo intero, è solo una parziale consolazione.

IL QUADRO ITALIANO
Un recente grido d’allarme è stato lanciato a maggio all’assemblea nazionale di Rete Imprese Italia. Da una parte i numeri, implacabili: i processi civili in media durano 991 giorni. E ogni anno si aprono 500mila contenziosi.
Dall’altra, l’atmosfera che si crea e che danneggia l’economia. Una giustizia lenta e incerta è un deterrente agli investimenti delle aziende. Gli stranieri esitano a scommettere sul nostro Paese, le imprese vivono tutte le difficoltà nel pianificare le loro attività.
Secondo un recente studio Cer-Eures le indagini a lento, la burocrazia e le inefficienze del sistema insieme presentano un conto di 40 miliardi, tradotto in Pil 2,5 punti. E ciò comporta la perdita di 130mila posti di lavoro. Bussare al Tar è ormai prassi consolidata. Ci sono i grandi casi, come l’Ilva, ma la miriade di sofferenze dei piccoli imprenditori hanno effetti poco calcolabili.
Il raffronto con il resto d’Europa – a partire dai nostri competitor – è disarmante. I giorni necessari da noi per avere una sentenza civile sono il doppio di quelli in Spagna (510). Peggio guardando Germania (429) e Francia (395). Analizzando le regioni, il Piemonte contrappone i suoi 543 giorni ai 1.813 della Campania. Tra le Province, se Treviso reca confortanti 422 giorni, Napoli ne mostra 6.236. Un processo “alla tedesca” farebbe guadagnare mille euro di reddito pro capite.
Un altro dato parla chiaro: il tempo medio di definizione dei ricorsi per gli appalti può essere quantificato in 149 giorni per il Tar (dato 2016), in appello si arriva a 225.

aula_di_giustizia-jpgLE SFIDE NEI NOSTRI TERRITORI
Ma qual è la situazione nei nostri territori? Nel tribunale di Varese la scopertura – per i magistrati togati – è del 25%, per i giudici onorari del 16,7%. Nel personale amministrativo si viaggia sempre sul 25% (49 presenze sulle 65 necessarie). Si sta lavorando sull’aiuto offerto dalla digitalizzazione, con effetto benefico sui pendenti.
Il Sistema informatico del contenzioso civile distrettuale evidenzia infatti un loro calo del 14,6%, dai 5.548 del 2014 ai 4.740 del 30 giugno 2017. Sul versante di esecuzioni mobiliari, immobiliari, contenziosi e fallimenti, non è cambiato praticamente nulla, visto che compare una variazione negativa dello 0,1%: dai 3.007 pendenti del 2014 si è arrivati a quota 3.004. Il penale invece vede un balzo del 58%: da 10.325 a 16.327.
A Busto Arsizio, la situazione è migliore: nella relazione della presidenza del tribunale lo scorso anno, la pianta organica mostra 34 unità di cui 29 effettive (24 sono giudici). Successivamente, con cinque magistrati in uscita e tre in entrata, si è saliti a quota 30, con una scopertura del 15%. Sul fronte del personale amministrativo, però, i posti vacanti vanno al 43,5%, con 70 posti effettivi sui 130 in pianta organica. Per quanto riguarda i flussi del tribunale civile, in particolare per l’ordinario, tra il primo luglio 2016 e il 30 giugno 2017, si è partiti con 5.541 pendenti, ne sono sopravvenuti 12.502 e ne sono stati esauriti 12.701, con un finale che si attesta a quota 5.342.

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Le esecuzioni immobiliari, inizialmente 2.561, sono salite a 2.715; quelle mobiliari, scese da 1.010 a 702. Ancora, i fallimenti erano 873 e sono giunti a 910 (esauriti 118, sopraggiunti 155). Proprio in ambito civile si sottolinea la caratteristica del territorio, non immenso, ma con elevata densità demografica e di imprese, senza scordare la presenza di Malpensa: questo comporta contenziosi pesanti.
Molto si è cercato di puntare sulla mediazione e lo scorso anno, su 725 tentativi avviati sono stati raggiunti 105 accordi. Uno sguardo nel penale: il dibattimento collegiale, ha visto calare i pendenti da 76 ai 51, quello monocratico aumentare da 1.186 a 1.259.
Busto ha istituito dal 2016 unità di lavoro e programmi per ridurre l’arretrato e garantire un migliore funzionamento. In particolare, nel contenzioso civile un gruppo per tagliare le pendenze sopra i tre anni. Anche la tecnologia è stata arruolata in aiuto. Il processo civile telematico ha riscontrato il 62% delle sentenze (il 99% nel lavoro).

Gli approfondimenti sul tema della giustizia sul magazine Imprese e Territorio

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