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Gli odontotecnici: «Nell’epoca del digitale, ancora fermi al 1928»

ziliottiRaccontarsi ai cittadini, comunicare con le istituzioni, confrontarsi con gli odontoiatri. Oggi, venerdì 1° giugno, in tutta Italia si è tenuta la Giornata europea degli odontotecnici: 15mila in tutta Italia per un totale di 23mila addetti. Al Faberlab di Tradate, una rappresentanza di professionisti del settore – coordinati da Antonio Ziliotti, vicepresidente della Fédération Européenne et Internationale des Patrons Prothésistes Dentaire (Feppd), che riunisce tutti gli odontoiatri europei – ha posto l’accento sull’odontotecnico 4.0.

Non propriamente una festa, ma un’occasione per richiamare nuovamente l’attenzione sui tanti cambiamenti che stanno interessando la categoria: sempre più tecnologici e sempre meno normativi. Anzi, è su quest’ultimo fronte che i professionisti si scatenano ancora una volta ricordando che «la legge di riferimento per il comparto, purtroppo, è il Regio Decreto del 1928». E questo rimane nonostante l’impegno dei tanti presidenti di Confartigianato Odontotecnici che, in questi ultimi trent’anni, si sono dati il cambio al vertice dell’associazione risollevando il vecchio problema. Perché, anno più anno meno, da lì la normativa nazionale non si è mai mossa.

In pieno XXI secolo, epoca digitale per definizione, le istituzioni chiamate alla decisione dovrebbero avvertire un certo imbarazzo: nel 1928 faceva notizia l’apertura di una nuova linea ferroviaria; nel 2018 si sta pensando di organizzare gite turistiche sulla Luna. «E se è vero, come è vero, che è proprio nei laboratori odontotecnici che le nuove tecnologie sono arrivate prima che altrove», sottolinea il responsabile di Faberlab Davide Baldi, non si può più accettare che l’anno di fondazione dei grandi magazzini Upim faccia ancora da riferimento agli odontotecnici italiani.

La prima richiesta del settore, dunque, va in questa direzione: «Sollecitiamo una normativa al passo con i tempi – ha detto il Presidente di Confartigianato Odontotecnici Gennaro Mordenti – che riconosca le nostre nuove competenze e responsabilità e contribuisca a combattere il fenomeno dell’abusivismo, definendo con chiarezza l’ambito di attività dell’odontotecnico rispetto al ruolo svolto dall’odontoiatra, in un’ottica di trasparenza nei confronti del cittadino/paziente”. Gli fa eco Ziliotti che, però, rimarca la sua convinzione: «La maturazione e la crescita tecnologica del settore deve essere un punto consolidato in tutti noi. Molti professionisti sono sensibili al tema mentre alcuni stanno ancora facendo le loro valutazioni. La questione però è una sola: la concorrenza è agguerrita e la digitalizzazione è un buon strumento per mettersi alla prova e accettare nuove sfide».

Stefano Lauro (54 anni), Francesco Mai (27 anni), Mattia Rigoni (26 anni), Pietro Cantini (59 anni) e Giorgio Tagliabue (60 anni) sono più che mai reattivi. E nelle nuove tecnologie ci credono: «Chi ha una certa età come me – dice Tagliabue – è nato analogico; chi ha meno di trent’anni di età è digitale. Insieme facciamo l’odontotecnico 4.0».

E lo fanno anche bene: con investimenti che, per piccoli laboratori di provincia, sono da soppesare attentamente, e con un occhio rivolto a scanner e stampanti 3D di ultima generazione sui quali scommettere. Ma bastasse un software su misura e un filo di plastica, sarebbero tutti a posto. Meno male che i giovani stanno riscoprendo il mestiere. Anche grazie ad un luogo come Faberlab dove, continua Baldi, «gli odontotecnici possono provare le macchine, scegliere i materiali, aprire dibattiti sui nuovi modelli, partecipare a corsi di formazione e afferrare nuove occasioni di business».

I fronti aperti sui quali prendere posizione non sono pochi e neppure semplici. A partire da quello che afferma Ziliotti: «E’ nostro compito, e nostra responsabilità, mettere in guardia i cittadini sui tecnici improvvisati, e sulla diffusione di dispositivi e protesi low cost, realizzati all’estero senza le necessarie garanzie di qualità e sicurezza». Proprio per questo Confartigianato Odontotecnici ricorda l’importanza del nuovo Regolamento Dispositivi Medici, che prevede la tracciabilità della protesi lungo tutta la catena di fornitura fino all’utente finale a garanzia di sicurezza, qualità e tutela della salute dei cittadini. Che non sono più quelli del 1928.

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