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Redditometro, spesometro, 4.0 e contratti a termine: chi se ne va e chi cambia

foto_redditometroDomani, al Consiglio dei ministri, arriva il decreto legge estivo che dovrebbe dare l’addio anche al redditometro. Diciamo “anche”, perché di cancellazioni o ripensamenti ce ne saranno altri.

  • Redditometro: in questi ultimi anni il suo utilizzo è andato calando. Nel 2016, i controlli attivati con questo strumento sono stati 2.812, -52% sui dati relativi al 2015 e -92% sugli accertamenti del 2012
  • Spesometro, ma non solo: verranno inseriti correttivi sul fronte dello split payment (eliminazione della scissione dei pagamenti Iva) per i professionisti. Per il resto dei fornitori della Pa il Governo tenterà di introdurre alcune semplificazioni e correttivi per favorire il recupero dei crediti Iva che il meccanismo della scissione contabile produce a favore delle imprese. Si dirà addio anche allo spesometro
  • Fattura elettronica: il rinvio al 2019, lo chiede l’Unione Petrolifera, dovrà interessare solo i gestori che vendono ai consumatori finali titolari di Partita Iva (che in Italia sono sei milioni). Per la cessione a monte, il settore si è già attivato ed è pronto a partire il 1° luglio. Fino alla fine dell’anno si potrà utilizzare un “doppio binario” mantenendo attivo il pagamento con la consueta scheda carburanti
  • Iperammortamento e delocalizzazione: arriva la “stretta” sugli incentivi fiscali del Piano Industria 4.0. L’obiettivo è quello di contrastare eventuali fenomeni speculativi: da un lato si vuole evitare che le multinazionali (sfruttando la stabile organizzazione in territorio italiano) sfruttino il beneficio del super e dell’iper ammortamento per poi portare all’estero il bene incentivato. Dall’altro, per chi usufruirà di aiuti di Stato, si inserirà l’obbligo specifico (allo studio c’è un apposito articolo) di salvaguardare i livelli occupazionali. Con un “doppio binario”: prima dei 5 anni dall’investimento con incentivo, le grosse industrie non potranno ridurre il personale; le Pmi non potranno farlo prima dei 3 anni. In caso di violazione dell’obbligo, le aziende saranno sottoposte a sanzioni che porteranno alla revoca, totale o parziale, degli incentivi
  • Contratti a termine: il primo contratto a tempo determinato potrà essere stipulato per una durata fino a 12 mesi e non sarà richiesta alcuna causale; dal primo rinnovo in poi, sì. Cioè ci sarà l’obbligo di indicare il motivo per cui si usa il contratto a termine invece di quello stabile. Le causali saranno “tipizzate” in modo rigido. Tra le motivazioni alle quali fare riferimento per un contratto a termine: ragioni temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro (o sostitutive); connesse ad incrementi temporanei, significati e non programmabili dell’attività ordinaria; relative a lavorazioni e a picchi di attività stagionali individuati con decreto dal ministero del lavoro. Inoltre aumenteranno di 1 punto i costi contributivi; il numero delle proroghe scende da 5 a 4; il tetto del 20% applicato ai contratti a termine diventa complessivo e comprende anche la somministrazione.

 

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