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Semplificare per crescere: Di Maio e Salvini tagliano tasse e burocrazia

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Attenzione alle “piccole” (di valore) dopo anni di interesse (altissimo) concentrato sulle grandi
. Politiche fiscali commisurate a un principio di sostenibilità e finalizzate a facilitare la vita delle imprese e non a batter cassa per far entrare liquidità nei bilanci dello Stato. Sfalcio pesante alla burocrazia, agli orpelli normativi, all’eccesso di regolamentazione: Luigi Di Maio – titolare del super-ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico – e Matteo Salvini – alla guida dell’Interno, l’attenzione alle Pmi l’hanno avuta prima, durante e dopo le elezioni.

Coltivata, cullata e infilata nei primi punti del contratto di Governo che ha legato i destini del Governo Conte al matrimonio d’intenti tra il leader pentastellato e il capo della Lega.
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All’assemblea nazionale di Confartigianato Imprese (martedì 26 giugno, Nuvola di Fuksas) il numero uno del Viminale ha promesso attenzione alla sicurezza ma, soprattutto, un’inversione «delle tendenze assunte negli ultimi anni sia dal sistema del credito che da quello politico, che tanto hanno aiutato chi non aveva bisogno».

Lavoro e Sviluppo nelle parole di Di Maio che ha assicurato: «La flat tax è uno strumento che deve servire ad aiutare chi paga le tasse ogni giorno (leggi Pmi, ndr)». No alle imprese utilizzate come cassa da battere ad ogni assestamento di bilancio, sì alle imprese destinatarie di azioni finalizzate alla semplificazione: «Stiamo lavorando a un “decreto dignità” che cancellerà split payment, studi di settore, redditometro, spesometro. Ovvero tutto ciò che costringe a lavorare per lo Stato chi (leggi sempre le Pmi, ndr) è meno attrezzato ad assolvere a tutti gli obblighi della burocrazia».

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Meno burocrazia, meno leggi, meno orpelli: semplificare per respirare, dice Di Maio. E, se possibile, semplificare anche per sostenere le imprese, magari attraverso nuove politiche di intervento della Cassa Depositi e Prestiti, finalizzate ad eliminare il debito accumulato dallo Stato nei confronti delle imprese e per riservare parte degli appalti pubblici alle Pmi: «Quando sono entrato in Parlamento, cinque anni fa, avevo la convinzione che la complicazione potesse proteggerci, oggi è tutto diverso». Un errore chiedere alle imprese di certificare la propria onestà, «il principio da oggi in poi dovrà essere quello dell’onestà fino a prova contraria».

Anche sulla scorta dei buoni esempi. Quelli dello Stato, innanzitutto, che taglierà su pensioni d’oro e vitalizi, ma darà un giro di vite anche agli incentivi: «Ogni forma di aiuto statale che verrà dato a un’azienda che poi sceglierà di localizzare dovrà essere restituito al 100%, oppure l’azienda dovrà rimanere qui». Applauso, condivisione. Le imprese dicono sì anche all’altra promessa: sostenere le Pmi nel rimettere a regime istituti tecnici e professionali affinché un imprenditore non sia mai più costretto a dire “ho comprato una macchina 4.0 ma non trovo nessuno in grado di farla funzionare».

 

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