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Dove sono i servizi alle imprese? Riflessioni (sparse) sul domani

foto_servizi_imprese_punto_interrogativoTrent’anni insieme. Come se fosse una famiglia. Il Centro Artigianale di Cavaria nasce il 1° ottobre 1988 con un prestito di 50 miliardi di lire. Mutualismo spinto tra le 27 imprese che occupano la zona dove «tutti garantiscono per tutti», ci ha detto Walter Baggini, tra i fondatori storici dell’area. Un esempio consortile che ha fatto della lungimiranza e della collaborazione i suoi punti di forza. Perché da trent’anni, nel Centro, ci sono anche tutti i servizi essenziali per le imprese: una mensa, uno sportello bancario, un’infermeria, una sala riunioni, un servizio postale. Con i suoi 24mila metri quadrati (18mila coperti da capannoni) e i 350 dipendenti (alla fondazione se ne contavano 400), l’area non cessa di interessare tanto agli imprenditori quanto le agenzie immobiliari. Un’isola felice? Sì, anche se due sono i problemi che le aziende pongono sul tavolo del confronto: la mancanza di mezzi di linea che colleghino la zona al centro città e la fibra ottica, che non c’è ancora. Ma le imprese non mollano…

I servizi sono indispensabili per rendere le imprese più competitive. Tra questi trova un posto privilegiato l’esercizio della giustizia in tempi brevi. Cosa che in Italia non accade. Anzi, i tempi lenti della giustizia costano alle aziende un miliardo di euro all’anno e sono un deterrente per gli investimenti. Ci vogliono tre anni di attesa per le cause civili e sette per i fallimenti. Nel Bel Paese, i giorni necessari per avere una sentenza civile sono il doppio di quelli della Spagna (510). Peggio guardando Germania (429) e Francia (395). Analizzando le regioni, il Piemonte contrappone i suoi 543 giorni ai 1.813 della Campania. Tra le Province, se Treviso reca confortanti 422 giorni, Napoli ne mostra 6.236. Un processo “alla tedesca” farebbe guadagnare mille euro di reddito pro capite. Un altro dato parla chiaro: il tempo medio di definizione dei ricorsi per gli appalti può essere quantificato in 149 giorni per il Tar (dato 2016), in appello si arriva a 225. Fermiamoci qui…

La parola d’ordine di oggi, l’avrete capito, è «servizio». E non c’è niente di meglio di una buona formazione – personalizzata – per uscire dal guado di una crisi che persiste (la ripresa c’è, è vero, ma è ancora piccola, piccola: ce lo dicono gli imprenditori). Non si lavora più come vent’anni fa. Non si lavora neppure come dieci anni fa. Tutto è cambiato, quindi è l’impresa a dover cambiare. L’acquisizione di nuove competenze, al di fuori degli aggiornamenti «secondo legge», è fondamentale. A Versione Beta c’è sempre una porta aperta: si chiama check up, e permette all’imprenditore di capire punti di forza e di debolezza della sua impresa. Per poi intervenire con un Progetto di Sviluppo (un pacchetto di corsi, anche finanziati) elaborato da quello che noi chiamiamo «professore d’impresa». Un professionista in grado di affiancare l’azienda e di monitorare il suo percorso formativo per rispondere alla prima domanda dell’imprenditore: «Come posso cambiare?»…

Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Imprese, interviene sul “reddito di cittadinanza”: «Io do dignità ad una persona se gli do lavoro». Gli hanno fatto eco Eugenio Massetti (confermato alla guida di Confartigianato Lombardia) e il nostro presidente Davide Galli, nominato tra i vice presidenti: «Il “reddito di cittadinanza” va completamente contro quella che è la visione di un imprenditore, che vede nel lavoro e nei posti di lavoro la soluzione dei problemi dei disoccupati. Un conto è la solidarietà e la coesione sociale, e noi non ci siamo mai tirati indietro, un altro conto è far passare il messaggio che si può vivere bene anche senza lavorare». Al nuovo governo, Confartigianato chiede chiarezza su tutto, compresa la flat tax e le politiche fiscali sull’energia.

Della fattura elettronica ne parleremo nei prossimi giorni e con alcuni approfondimenti. Per ora basti sapere che la propensione delle aziende ad investire nel digitale, in Italia, è veramente bassa: lo fa meno dell’1%. Lo dice la ricerca 2017/2018 dell’Osservatorio fatturazione elettronica & e-commerce B2B del Politecnico di Milano. Che aggiunge: un’azienda su tre ha ancora tra le priorità solo la digitalizzazione dei processi interni, mentre l’85% delle Pmi dichiara di non aver usufruito delle agevolazioni concesse dai governi come i voucher digitalizzazione o il Piano Industria 4.0. Siamo in fondo alla classifica europea e solo Bulgaria, Grecia e Romania fanno peggio di noi. La digitalizzazione dei processi B2B occupa il quarto posto tra le priorità degli investimenti delle Pmi, più orientate allo sviluppo di nuovi prodotti (36%), al rafforzamento della forza vendita (18%) e allo sviluppo di nuovi mercati (16%).

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