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Trent’anni insieme: nell’area industriale di Cavaria si sta come in famiglia

L’isola che non c’è, esiste. Ma non è quella di Peter Pan. Si tratta piuttosto di un luogo dove, da trent’anni (l’anniversario cadrà il 1° ottobre 2018), le aziende lavorano insieme per creare un humus imprenditoriale dall’anima sociale e collaborativa. Walter Baggini – cotitolare della Comec Italia e fra i fondatori storici della zona industriale – non transige quando si tratta di trovare una parola che, più di tutte, descriva questo successo: «Mutualità».

walter-brogginiOTTOBRE 1988: NASCE IL POLO LOGISTICO
La parola forte, il principio indelebile, che sta alla base dell’intera storia delle micro e piccole imprese è questa. Il successo del Centro Artigianale Cavaria si deve prima di tutto «al darsi sempre una mano. A farsi carico anche dei problemi degli altri e ad aiutarli a trovare una via d’uscita. Così siamo partiti il 1° ottobre 1988. Con l’idea, condivisa da tutti (con in testa l’Associazione Artigiani della provincia di Varese, oggi Confartigianato) che un’area adibita esclusivamente alle imprese – per poter dare loro una piattaforma prima di tutto logistica e poi per liberare le zone più vicine al centro città – doveva esserci. Un’area però attrezzata e servita».

7-articoloprealpina88IL VIA CON 50 MILIARDI SENZA GARANZIE
Le gambe di qualsiasi progetto che voglia avere un futuro, si devono reggere sul terreno solido delle finanze. La ricerca dei fondi toglie il fiato: si mappa il territorio, si bussano le porte delle banche, si cerca un accordo. Ricorda ancora Baggini: «Gli istituti di credito chiedevano garanzie, ma alla fine abbiamo trovato la massima disponibilità nell’allora presidente della Banca Popolare di Milano, Piero Schlesinger: dai 32 miliardi di lire chiesti dalle imprese, siamo saliti a 50 miliardi senza dover fornire alcuna garanzia e con dieci anni di tempo per ripagare il prestito. Qualche impresa ha avuto piccole difficoltà, però questo il punto: tutti garantivano per tutti». Per l’appunto, l’isola che non c’è.

MENSA; SPORTELLO BANCARIO TESORERIA: C’E’ DI TUTTO
L’area nasce da subito con una particolarità: i fabbricati dedicati alle attività imprenditoriali si diramano sul perimetro lasciando, al centro, lo spazio necessario per la realizzazione di una palazzina, costruita tra il 1985 e il 1988, dove si possano aggregare tutti i servizi fondamentali per l’attività delle imprese e dei loro collaboratori. Da allora sono attivi una mensa (al servizio non solo delle realtà presenti nella zona ma anche di tutte le imprese presenti nelle vicinanze), uno sportello bancario, un’infermeria, una sala riunioni e un servizio postale. «Tempo fa – sottolinea ancora Baggini – c’era anche un portinaio. Della manutenzione del verde interno se ne occupa il Centro Artigianale; il resto spetta al Comune».

3-tabacci-senaldi-cda-1-ott-1988TUTTI CERCANO UN CAPANNONE
Ad oggi nell’area ci sono 20 imprese (nell’anno della fondazione se ne contavano 27: alcune sono state assorbite da altre che hanno puntato sulla crescita dimensionale), i metri quadrati totali sono 24mila (18mila occupati dai capannoni) e i dipendenti arrivano a 350 (alla fondazione erano 400). Richieste per entrare a far parte del centro, e occupare un’area, ce ne sono ancora da parte di imprese ma anche da agenzie immobiliari. Insomma, la zona piace. Infatti, «il problema dei capannoni liberi – incalza il titolare della Comec – non c’è mai stato. Semmai, c’è il problema di trovarne uno».

PROBLEMI? POCHI MA CI SONO
Sono due: «L’area – dicono alcuni imprenditori – non è raggiunta da mezzi di linea e per raggiungere la zona servono auto o bicicletta. Sotto questo punto di vista, non è l’ideale ma ci si organizza». L’altra stortura, sulla quale però si sta lavorando, è la connessione internet: «La fibra ottica non c’è ancora – prosegue Baggini – e quasi tutte le aziende stanno adottando Eolo. L’obiettivo è quello di potenziare la rete per avere una velocità maggiore. Questione di competitività».

4-palazzina-in-costr-neNON MANCA NEPPURE IL GIAPPONE
L’area si impone, negli anni, come un esempio di eccellenza, esempio di spirito consortile, alla quale guarda tutto il mondo
. Ovviamente l’Italia, poi gli altri Paesi europei e addirittura il Giappone: «Non sappiamo come sia successo, anche se immaginiamo che le imprese leader nei loro rispettivi settori presenti a Cavaria (preponderante quello della meccanica; poi impianti elettrici, elettronica, grafica, serigrafia, macchinari per medici veterinari), e impegnate in un’intensa attività di internazionalizzazione, abbiano seminato il nostro modello ovunque. Così è accaduto che un ministro del Sol Levante arrivasse qui per capire e conoscere».

AUTOGESTIONE E COLLABORAZIONE
Una storia che ha dell’incredibile e che ha trovato nell’attenzione al territorio un altro punto di volta: «I rapporti con il Comune di Cavaria con Premezzo sono sempre stati sufficientemente buoni, però dobbiamo dire che le imprese non hanno mai lesinato in impegno e collaborazione – dice Baggini. Durante le tre alluvioni del 1990, 1992 e 1995 spesso sono state lasciate sole, eppure questo senso di appartenenza ad un bene comune – il Centro artigianale e il territorio che occupano – le ha sempre legate. Ricordo che per quindici anni, per esempio, gli imprenditori hanno consegnato tre borse di studio, ciascuna dell’ammontare di 500mila lire, ai tre studenti più meritevoli delle scuole medie inferiori. Quello fu l’unico tema sul quale ci fu la “rottura” con il Comune, che avrebbe preferito qualcosa di più».

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