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Home Snob per ironia, di design per vocazione: il made in Venegono vede benissimo gli affari

Snob per ironia, di design per vocazione: il made in Venegono vede benissimo gli affari


Occhiali per tutti i nasi, ergonomia permettendo: «Abbiamo due orecchie e due occhi: le distanze medie sono quelle». Lo dice Tommaso Bossetti, 42 anni, designer della Sordelli Franco srl di Venegono Inferiore con un diploma all’Istituto Europeo di Design e saltuariamente “professore” al Politecnico di Milano. Dove porta l’esperienza di questa piccola azienda con marchi che fanno tendenza: Touch nasce nel 2007, Snob Milano nel 2015 e Sun’s Good nel 2018. E tutti hanno occupato il mercato, grazie al design.

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DOGUI, WILMA E LINA: DALLA MILANO DA BERE AI FLINTSTONES
Se i visi sono diversi, il mercato no. Nel mondo degli occhiali che si vendono a tutti – sono tutt’altra cosa i grossi brand che fanno dell’eccentrico il loro punto di forza – la Sordelli si è imposta con gusto. E con prodotti divertenti, naturalmente belli, un po’ glamour e anche anni Ottanta. Il brand Snob Milano è tutto questo e tanto altro. A partire dal nome, che richiama la Milano da bere facendo ironia sulla sua vena provocatoria, sfrenata e simpatica. La Milano patria dei “cumenda” come lo era, ma solo nella finzione, Guido Nicheli (detto “Dogui”) della serie televisiva “I ragazzi della 3^ C”. E “Dogui” è il nome di un prodotto come lo sono “Wilma” (modello cat eye, occhio di gatto) e “Lina”, dedicato alla regista Wertmueller. Prodotti di successo, prontamente copiati e riprodotti. Brevettarli? «Impossibile – dice Dino Sordelli, Direttore commerciale – Il mercato dell’occhialeria si gioca sui particolari, basta cambiarne uno e non hai più la paternità sull’idea».

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IL MERCATO E’ UN’ONDA: BISOGNA CAVALCARLA NEL MOMENTO GIUSTO
Il gioco si fa duro: «Tra sole e vista, i modelli proposti dalla Sordelli sono 60 all’anno, perché il mercato detta le regole, sposta l’attenzione prima sul materiale e poi sulla forma, e per consolidare il proprio marchio non si può scendere al di sotto di questo numero». In questo caso il designer «deve accorgersi dell’onda che sta arrivando e cavalcarla». Facile dirlo; stressante riuscirci. Perché il mercato, sempre quello, è mobile. Più di un cavallone.

Le mode non cambiano ma ritornano: gli anni Cinquanta, gli Ottanta, probabilmente a breve arriveranno i modelli anni Novanta. Il primo segreto per non essere disarcionati, secondo Bossetti, è questo: «Dare personalità ad un prodotto classico». E allora le orecchie si devono allungare, ergonomia permettendo: «Il design si deve alleare al marketing e alla strategia nella produzione, perché non è importante arrivare sui mercati per primi ma uscire al momento giusto con il prodotto giusto. Magari “out of the box”, fuori dagli schemi».

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NON FOLLOWER MA INFLUENCER: NAPOLI DETTA LA LINEA
«Per parlare il linguaggio dei social, non devi essere un follower ma un influencer
»: parola magica nel mondo della moda. Li ha adottati anche la Sordelli (il rapper romano Achille Lauro indossa il modello “Wilma”), ma senza esagerare: «Sono una vetrina in rete – sottolinea Bossetti – ma il fenomeno sta crescendo, molti hanno un loro sito di e-commerce e una volta che si sono innamorati di certi prodotti, spingono solo quelli».

Da un lato funziona, dall’altro meglio tornare ai vecchi metodi: «I rappresentanti vanno nei negozi, i negozianti fanno tesoro delle richieste dei clienti e i clienti chiedono modelli che mancano da tempo oppure visti in giro per il mondo. Per esempio Napoli è un vero termometro delle tendenze dell’estate; nelle regioni del Sud i clienti sono più creativi e assorbono meglio le novità; il 70% degli occhiali da sole si vendono meglio sulle coste e da Roma in giù. Lombardia e Piemonte sono ottime piazze per il classico».

Azzeccato l’occhiale, il ciclo del prodotto va dai cinque ai sette anni. Poi scompare. E si ricomincia. Alla ricerca di novità come lo è stata la clip (lenti da sole che si applicano al di sopra di quelle da vista con due semplici magneti) nata da un’esigenza estetica: un brevetto americano scaduto, la corsa contro i cinesi (che ci sono arrivati comunque, ma con un particolare diverso) e l’idea di qualcosa di diverso e di comodo. La sfida per il mese di settembre? «Gli occhiali da vista senza clip», incalza Dino.

DUE ANIME IN UNA: IMPRENDITORI E INVENTORI
Metallo o plastica, quadrato o rotondo l’occhiale continua a piacere: «Con Snob Milano – prosegue il designer Bossetti – siamo presenti in milleduecento negozi in tutta Italia». Per l’appunto, occhiali per tutti: con mascherine, polarizzati, da aperitivo. Nati da ricerche intrecciate, schizzi, analisi dei materiali e delle tecnologie: gli indicatori per entrare con forza sul mercato ci sono tutti, ma alla Sordelli «ricerca e fattibilità vanno a braccetto con la specializzazione – prosegue il designer. Ti metti al computer, hai in mente un modello che non esiste, punti alla distonicità: applicare all’idea del “classico” un elemento che colpisca l’occhio; pensare ad un prodotto che sia vendibile ma che faccia crescere la curiosità nel cliente. E’ per questo che le nostre linee funzionano».

pubblicitaMa il principio dell’impresa di Venegono è anche un altro. E lo ricorda Dino: «Se riesci a farti coinvolgere meno dal mercato, riesci anche a creare prodotti più innovativi. E qui cerchiamo di far convivere due anime, perché siamo a metà strada tra gli “indipendenti” (chi si sente libero di inventare) e l’imprenditore che deve “fare numeri” per contrastare la grande concorrenza del settore». Ma senza essere snob.

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