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Bello, ecologico e scaligero: il marmorino magico di Golasecca ha conquistato la lirica

ghiraldini_attrezziEssere diversi, alternativi, cambiare prospettiva, affascinare l’occhio. Conquistare i clienti con la bellezza e la funzionalità. Superare i pregiudizi legati ai materiali e alle tecniche del passato, riscoprendone i valori. I fratelli Ghiraldini, titolari dell’omonima impresa di tinteggiature, decorazioni e finiture di prestigio a Golasecca (fondata nel 1991), la loro diversità se la sono conquistata a colpi di marmorino. Già conosciuto dai romani, ai massimi splendori durante il Rinascimento, il materiale si ottiene miscelando fra loro grassello e polvere di marmo. Elastico, biocompatibile, durevole e traspirabile, è a tal punto versatile da poterlo utilizzare tanto nei restauri quanto nei particolari dell’architettura moderna.

ALLA SCALA DI MILANO ABBIAMO LASCIATO IL “SEGNO”
Così i Ghiraldini hanno lasciato il segno. Perché nel 2004 sono stati tra i principali protagonisti (in totale 600 professionisti) dei lavori di restauro al Teatro alla Scala di Milano per la realizzazione del marmorino all’interno dei corridoi del terzo e quarto ordine dei palchi, e dei corridoi di accesso alla platea.

A questi si è aggiunta la realizzazione della zoccolatura in finto marmo e della patinatura delle volte. La ricostruzione del marmorino originale ha richiesto sei mesi di lavoro per 1.300 metri quadrati di superficie. «Lo dico subito – racconta Alberto – per chiarezza dei fatti: tutto è nato per caso ad una cena del gruppo Alpini». Alberto, che la naja l’ha fatta proprio nei fanti da montagna, incontra un vecchio amico imprenditore al quale è stato affidato il ruolo di direzione dei lavori alla Scala. Tra i numerosi interventi, viene richiesto quello di ricostruire i marmorini originali riscoperti sotto gli undici strati di finto marmo, catramina e smalti applicati con il passare degli anni.

COME ESSERE NELL’FBI
Prosegue Alberto: «Tutto bello, d’accordo, ma la domanda la feci subito: cosa c’entra una microimpresa di Golasecca con la Scala?». Una campionatura non si nega a nessuno: «La Sovrintendenza ai Beni Artistici scriveva “sì o “no” accanto al campione che, secondo la richiesta, avrebbe dovuto essere il più omogeneo possibile e con le caratteristiche di quello del passato. Siamo stati “promossi”, entravamo e uscivamo dalla Scala come se fossimo all’Fbi (si passava solo con un badge) e da ogni intervento assistevamo ad una piccola scoperta». A dimostrazione che anche una «microimpresa di Golasecca» (oggi composta da due titolari e un dipendente) può dire la sua nel tempio della lirica mondiale.

Il NOSTRO MARMORINO E’ “MAGICO”
Ma il marmorino, materiale che si presta alla sperimentazione, nelle mani di Alberto e Fabio Ghiraldini si reinventa: «Per essere diversi abbiamo studiato: prima con Mario Fogliata (maestro stuccatore di Venezia) e poi con Franco Saladino. Per la Scala abbiamo dato fondo a tutta la nostra esperienza e alle competenze acquisite nel tempo. E’ per questo che per rendere il marmorino idrorepellente lo trattiamo con sapone di Marsiglia e cera d’api e aggiungiamo acqua ragia ottenuta dalla buccia delle arance. Il nostro prodotto è setoso e quasi magico». Ma anche ecologico, come lo sono la maggior parte delle materie prime utilizzate dall’impresa di Golasecca. Che oggi abbina tradizione a innovazione, perché «la nostra impresa è uscita dalla crisi del 2009 rispondendo sempre alla prima domanda dei clienti: “Se fosse casa tua, cosa faresti?”». Così sono arrivati i corsi di tappezzeria a Zurigo («eravamo giovani, e mi accorsi di non sapere quasi niente del mio mestiere») e quelli per lo stucco spatolato, le tecniche a calcio, il finto marmo e la tecnica del colore.

SIAMO COME IL CACHEMIRE
«Quello che offriamo ai nostri clienti è la stessa differenza che passa tra un maglione di cachemire e uno di acrilico: puntiamo all’eccellenza». La diversità i Ghiraldini l’hanno trovata nell’unicità in fatto di qualità e creatività. Con tappezzerie realizzate con la tecnica della doratura e l’applicazione di foglie d’argento, e quel marmorino che ha spezzato le convenzioni del passato ispirandosi al mondo del tessile: «Disegni scozzesi (recuperati da una vecchia camicia Missoni) o effetti ruvidi dei vecchi lenzuoli di lino delle nonne. Il marmorino è come una canzone: si può scrivere in tanti modi diversi», ricorda Alberto.

Che con il 90% di lavoro sui privati e il 10% con grosse imprese, gira l’Italia con una squadra di collaboratori che provengono dal Veneto, dalla Toscana, dalla Liguria: «Il nostro lavoro è un corso di formazione continuo, ed è per questo che è apprezzato anche dalla Secondo Mona Spa di Somma Lombardo (specializzata nel settore aeronautico), dalla Yamaha Europa, dall’Amgen di Milano (settore farmaceutico) e dall’Hupac». Dove il marmorino diventa arte contemporanea. Con una precisazione: «Il nostro lavoro non ha orario, perché a decidere quando e come finirlo è il marmorino stesso: consistenza e colore sono le spie d’allarme che ti fanno capire se puoi andartene a casa, oppure no».ghiraldini_2

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