Cerca:
Home Governo, mercati e famiglie: mettiamo l’economia nelle mani delle imprese

Governo, mercati e famiglie: mettiamo l’economia nelle mani delle imprese

mani_imprenditoriConti pubblici: la svolta del governo. Sì alle riforme senza sfidare l’Europa. La legge di Bilancio è alle porte, e i numeri della manovra vanno ormai scritti nero su bianco. Scelte coraggiose da parte del governo? Di mezzo ci sono mercati, imprese e famiglie. E la matematica non è un’opinione: ci vogliono risorse di coperture per tutto. Per la flat tax (al 15% solo per gli autonomi, ma l’idea è di introdurre tre aliquote per imprese e professionisti) e il reddito di cittadinanza, per l’introduzione della «quota 100» per le pensioni (che costerebbe tra i 6 e gli 8 miliardi) e per disinnescare gli aumenti dell’Iva (che valgono 12,5 miliardi). Ma perché non pensare anche al taglio del cuneo fiscale e al potenziamento di Industria 4.0? In fondo, non sono le imprese a fare l’economia? Meglio guardare a loro in termini competitivi: sarà semplicistico pensarlo, ma il taglio delle tasse potrebbe essere una fra le prime e buone cose che si dovrebbero fare per far ripartire il treno Italia. Per l’appunto semplicistico, se pensiamo a quanto la “coperta” delle risorse sia sempre troppo corta.

Le imprese, questa volta, non rischiano. Nel frattempo l’estate ha gelato le attese degli imprenditori. Lo dice una ricerca realizzata dall’Ambrosetti Club, che verrà presentata questo fine settimana a Cernobbio alla 44esima edizione del tradizionale Forum TEH-A, realizzata con il contributo scientifico di Carlo Cottarelli.  Tanto per cominciare con le domande scomode: quanto peserà la fine del Quantitative Easing della Bce sull’andamento dei conti italiani? La criticità è sempre quella: noi cresciamo, ma meno degli altri. E il “sentiment”, come lo chiamano i tecnici delle statistiche, degli imprenditori va peggiorando: la valutazione sulle prospettive del business si riduce, per esempio, a 6 mesi (e torna ai livelli di giugno 2017), crolla letteralmente il sentiment sull’occupazione e sull’attuale situazione economica. Aspettative sul mercato del lavoro, quasi non ce ne sono più. Alla prossima legge di stabilità, le misure per colmare il gap nella crescita che ancora separa l’Italia dagli altri Paesi dell’Eurozona.

Varese, e la Lombardia, terra di imprenditori “fuori regione”. Il territorio varesino è terzo (con il 29%) dopo Milano (qui il 46% di chi fa impresa arriva da fuori Lombardia, 250mila su 546mila, contro una media regionale del 32,1%) e Pavia (30,4%). Sempre più imprenditori dal Mezzogiorno fanno la valigia e partono richiamati dal programma “Invest in Lombardy” che, presumibilmente, presto diverrà anche “Invest in Varese”. I risultati fanno ben sperare: sono 28mila, su un totale di circa 98mila (il 29%), gli imprenditori (ma si contano anche le altre cariche all’interno dell’impresa: dai soci agli amministratori) originari di altre zone dello Stivale approdati nella nostra provincia per far salpare un’attività nei diversi settori. Un titolare d’azienda su tre non ha natali bosini, anzi arriva dalla Sicilia (3mila persone), Veneto (2.318), Campania (2.300), Piemonte (2.100) e Puglia (1.600).

Storie di imprese: messaggi chiari e lavoro duro

  • Meccanica Marchioro Srl di Cavaria: «Cari politici, lavorare al tornio è educativo. Provateci anche voi, vi potrebbe far bene…». Così Silvano Marchioro: diventare imprenditore non era nei suoi piani, ma poi il caso – meglio un amico – ci ha messo lo zampino, e…
  • Fratelli Ghiraldini di Golasecca: «Con il marmorino abbiamo rimesso a nuovo il Teatro alla Scala di Milano». Si entrava come se si fosse all’Fbi e abbiamo lasciato il segno. Perché «quello che offriamo ai nostri clienti è la stessa differenza che passa tra un maglione di cachemire e uno di acrilico: l’eccellenza»
  • Quattro aziende in una: Ets, quando il “fai da te” è la ricetta dell’eterna giovinezza. Di un’intera famiglia. Che per smarcare il mercato, fa leva su una filosofia vincente: «Quando un prodotto lo fanno tutti, bisogna cambiarlo».
TORNA SU