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Home Tagli e detrazioni per la “pace fiscale”. Ma l’Italia senza Pmi…

Tagli e detrazioni per la “pace fiscale”. Ma l’Italia senza Pmi…

foto_di_maio_pace_fiscaleIL GOVERNO TRA FLAT TAX, IRES, AMMORTAMENTO E FATTURA ELETTRONICA
Il grosso lavoro del governo è sul decreto fiscale, che dovrà liberare risorse finanziarie da destinare alla manovra. Per questo ieri, a Palazzo Chigi, si è tenuto un vertice con prove di accordo sul deficit a 1,8 – 1,9%.  Entro fine settembre, ha confermato il vicepremier Luigi Di Maio, sarà varato il provvedimento d’urgenza, anche nel segno della semplificazione:

  • La prima grossa novità interessa la flat tax per le partite Iva, che si fermerebbe a ricavi fino ai 65mila euro (l’idea di portare l’agevolazione anche al tetto dei 100mila euro per ora è stata congelata in attesa del via libera da Bruxelles). La misura sarà applicata, per ora, a un milione e mezzo di professionisti e per loro ci sarà un’unica aliquota forfettaria al 15% che sostituirà Irpef, Irap e le addizionali.
  • Novità anche sul fronte dell’Ires: l’aliquota scenderà dal 24 al 15% (di ben 9 punti percentuali) per le imprese che investiranno in beni e nuove assunzioni. Con questa mossa, però, il governo avrà un minor gettito fiscale di circa un miliardo di euro. A favore del taglio dell’Ires, potrebbero essere sacrificate altre misure come l’Ace, l’aiuto che premia la capitalizzazione delle aziende.
  • Super e iperammortamento. Il ministero dello Sviluppo sta lavorando ad una bozza per il nuovo Piano Industria 4.0. Partendo dall’inserimento di alcuni tetti al beneficio dell’iperammortamento al fine di facilitare le piccole e medie imprese. In pratica si sta ragionando su tre soglie: una per le piccole imprese (sotto i 3 milioni di investimento), un’altra per le medie e un’altra ancora per le grandi.
  • Nello stesso tempo si stanno valutano anche alcune azioni per poter finanziar i voucher per inserire nelle imprese i “temporary manager”: figure che dovrebbero affiancare gli imprenditori nel loro percorso verso la digitalizzazione. Si tratta di esperti con contratti fino a due anni.
  • Semplificazioni: qui si parla di fatturazione elettronica e sterilizzazione delle sanzioni per tutto il 2019. La e-fattura avrà un avvio soft: proroghe alla sua entrata in vigore (fissata al 1° gennaio 2019) non ce ne saranno, però l’Agenzia delle Entrate terrà conto delle difficoltà che deriveranno dal nuovo regime e applicherà le regole in modo elastico. Un’anagrafe telematica renderà probabilmente tutto più semplice, perché in questo sistema convergeranno o dati fiscali di tutti i soggetti tenuti all’obbligo della fatturazione elettronica. Ricordiamo che dal 1° gennaio 2019, il nuovo obbligo coinvolgerà più di 5 milioni di partite Iva, che scambieranno oltre un miliardo di documenti. Ricordiamo che l’introduzione della fattura elettronica manderà in pensione il vecchio Spesometro.
  • Sterilizzazione anche per la clausola di salvaguardia sulle accise di benzina e gasolio, introdotta nel 2014: probabilmente scatterà a partire dal 30 novembre e, facendo aumentare i prezzi dei carburanti, porterà nelle casse dello Stato 141 milioni di euro già nel 2018.
  • Due gli interventi sulla tax expenditure: per le banche si riduce la deducibilità degli interessi passivi (si passerà dal 100% all’80%), mentre si porrà un limite anche alle detrazioni per le spese sanitarie, che verranno riconosciute a chi ha redditi fino a 90mila euro. Oppure fino a 120mila in caso di carichi familiari.

IL “BUROFISCO”: IN UN ANNO, 240 ORE PER PAGARE LE TASSE (MA NON SOLO)
Per l’appunto, le semplificazioni: se ne parla tanto, e il muro della burocrazia esiste e resiste. Confartigianato Imprese sottolinea il problema con un’ulteriore analisi: per assolvere ai mille adempimenti fiscali (e alle 210 scadenze che le aziende devono rispettare ogni anno), gli imprenditori spendono 240 ore l’anno. La burocrazia fiscale è una giungla piena di insidie, un labirinto dove le imprese incontrano 210 scadenze da rispettare ogni anno. Una possibile soluzione? A parte la buona volontà, per Confartigianato basterebbe «eliminare adempimenti superflui e norme inutili, ridurre il numero delle scadenze, modificare la struttura dei tributi, rendere più efficiente il rapporto con gli uffici fiscali». Se non si ha l’intenzione di cambiare veramente, perché spingere così tanto sull’obbligo (ma soprattutto sulla necessità) della fatturazione elettronica?

MA LE PMI SALVANO L’ECONOMIA
Su circa 70mila imprese presenti in provincia di Varese, 63.389 sono di taglia “small”. E garantiscono un tasso di occupazione, in crescita, pari al 71,4% di quello garantito dal totale delle aziende varesine. Quindi? A queste imprese è affidato il futuro e il benessere del nostro territorio. «Perché –  dice il direttore generale di Confartigianato Imprese Varese, Mauro Colombo – la congiuntura economica negativa ha penalizzato anche le grandi, con il settore industriale che ha allentato la presa attraverso processi di delocalizzazione, riduzione degli organici e, in alcuni casi, chiusura degli stabilimenti produttivi. Il risultato è un sostanziale mantenimento degli equilibri dimensionali e, di conseguenza, della produzione di ricchezza che deriva per lo più dalla piccola e media impresa».

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