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All’Italia-lumaca fa (ancora) paura la fattura elettronica

foto_lenta_italiaFATTURA ELETTRONICA: L’ALLARME DEI PROFESSIONISTI
Professionisti in allarme. I consulenti del lavoro guardano all’entrata in vigore della fattura elettronica con una certa preoccupazione: le spese per la formazione del personale e l’aggiornamento informatico sono i problemi che stanno affrontando quotidianamente per essere pronti all’appuntamento. Cosa li potrebbe aiutare? Loro chiedono un credito d’imposta. Preoccupati per i costi di adeguamento lo sono anche gli architetti: «I professionisti hanno già il Pos…». La fattura elettronica, secondo una valutazione dell’Ordine, «sottrae risorse economiche e umane ai colleghi per supplire a inefficienze dello Stato nel fare i controlli». A gran voce tutti chiedono qualche proroga. Il decreto legge fiscale ha cercato di accontentare un po’ tutti introducendo un periodo di grazia per i primi sei mesi delle e-fattura relativo all’applicazione delle sanzioni e un tempo più lungo (10 giorni al posto delle 24 ore iniziali) per l’emissione del documento. L’approccio soft alla novità è stato chiesto anche dagli odontoiatri, che chiedono un adeguamento graduale che coinvolga prima i grandi studi con fatturati più elevati e poi, via via, quelle più piccoli. E se i medici si preoccupano della capacità del sistema di reggere all’urto del flusso di dati, per gli avvocati tutto è tranquillo: all’uso della fattura elettronica (spedita alle pubbliche amministrazioni) sono già abituati, così come gli ingegneri. L’Ordine, quest’anno, ha attivato diverse convenzioni con alcune software house che coprono tutto il ciclo di fatturazione e conservazione. Vantaggi? «Il primo: la fattura elettronica si può scontare subito in banca».

PROCESSI-LUMACA E POCHI GIUDICI: L’ITALIA “FUORI LEGGE”
In Europa, noi italiani siamo quelli che hanno i tempi più lunghi per i processi civili e penali e il minor numero di giudici rispetto alla media europea. Il settimo rapporto della Commissione europea per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa (Cepei) monitora la situazione: nel 2016, la durata media in primo grado di un procedimento civile-commerciale è stata di 514 giorni (prima però erano di 590), mentre per il procedimento in secondo grado si è scesi da 1.161 a 993 giorni. L’ultimo grado di giudizio, ossia in Cassazione, i tempi si sono invece allungati: nel 2014 i giorni erano 1.316 e sono saliti a 1.442 nel 2016. Facciamoci del male e diamo un’occhiata al gap con gli altri Paesi europei dove per il primo grado ci vogliono 233 giorni, per il secondo 244 e per l’ultimo 238. E anche nel penale non possiamo cantare vittoria: per il primo grado – citiamo solo questo – noi utilizziamo 310 giorni. I tempi più lunghi di tutta l’Europa. Come mai? Perché il numero di giudici, in Italia, è ben al di sotto della media che conta 22 magistrati per 100mila abitanti. In Italia, invece, ne abbiamo 11 (in termini assoluti, 6.395).

BENE LA PROROGA DEI BONUS, MA LE NORME DEVONO ESSERE PIU’ CHIARE
La proroga secca dei bonus edilizi non risolverà i nodi nell’applicazione degli sconti. Il prolungamento annunciato nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) prevede altri mesi con le regole applicate attualmente. Purtroppo a volte incerte, ben poco coerenti e fonte di errori da parte dei contribuenti. Il 2019 sarà il settimo anno del bonus mobili abbinato ai lavori di ristrutturazione agevolati al 50%. Ma, ancora oggi, il catalogo delle opere che potranno beneficiare dell’agevolazione non è ben definito. La norma che ha istituito il bonus lo concede «ai contribuenti che fruiscono della detrazione» del 50%, che però incentiva anche piccoli interventi, come l’installazione di grate alle finestre. L’Agenzia delle Entrate si è fatta ancora più attenta, ma non ha chiarito i dubbi di tutti. Non solo. Con il taglio dell’ecobonus per alcuni interventi – scattato lo scorso gennaio – resta ancora più inspiegabile perché il bonus mobili non possa essere abbinato a lavori di risparmio energetico, che spesso comportano spese maggiori e hanno la stessa identica percentuale di detrazione (come nel caso delle finestre, ormai agevolate al 50% anche se si sceglie l’ecobonus). Insomma ben vengano agevolazioni e bonus, ma che le norme siano chiare, ben pensate e costruite e ben comunicate. Ma, soprattutto, che l’interpretazione delle leggi non sia soggettiva: forse il primo nodo da sciogliere, sta qui.

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