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Home Cari politici, il blocco delle Euro 3 blocca anche il lavoro e penalizza servizi e costi

Cari politici, il blocco delle Euro 3 blocca anche il lavoro e penalizza servizi e costi

E’ scattata lunedì 3 ottobre, e molti imprenditori si sono trovati con le spalle al muro. Lo stop alla circolazione dei veicoli Euro 3 diesel, deciso dalla Regione Lombardia (nell’ambito dell’Accordo di programma per il miglioramento della qualità dell’aria sottoscritto dal Ministero dell’Ambiente con le regioni Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e, per l’appunto, Lombardia), ha rappresentato per le piccole imprese un fulmine a ciel sereno.

finazzi2Tiziano Giacobbo della Finazzi Srl di Azzate non usa mezzi termini: «Così, all’improvviso, non si può e non si deve. Come le imprese devono programmare il proprio lavoro per potersi organizzare, anche le istituzioni devono dare il tempo agli imprenditori di prendere le proprie decisioni. Che in questo caso non sono da poco: il blocco di circolazione incide nettamente sugli spostamenti, sul servizio ai clienti e sull’aumento dei costi. Le faccio un esempio: tra i sei mezzi che uso ogni giorno, due andrebbero sostituiti. Ma per la mia attività (siamo specializzati in serramenti in Pvc) si rendono necessari telai allestiti in un determinato modo e con caratteristiche ben precise. Volessi anche sostituire gli autocarri, non potrei certo in una settimana: mediamente servono dai due ai tre mesi
di tempo
».

DOVEVANO LASCIARE IL TEMPO DI ATTREZZARSI
finazzi4Giacobbo, del divieto di circolazione, ne fa soprattutto una questione di forma: «Va bene l’attenzione all’ambiente, ma non si può ostacolare l’attività di un’impresa senza alcun preavviso che le permetta di pianificare e di attrezzarsi. Allora chiedo a Regione Lombardia, e ai sindaci dei Comuni che hanno aderito al blocco, di sospendere le eventuali sanzioni alle aziende e di dare loro tutto il tempo necessario per sostituire i mezzi». Ma anche in questo caso, l’imprenditore di Azzate puntualizza: «Nella circolare di Regione Lombardia si parla di incentivi per la rottamazione dei vecchi mezzi diesel e l’acquisto di altri con diverse tipologie di alimentazione: elettrico puro, ibrido (benzina/elettrico solo Full Hybrid o Hybrid Plug In), metano esclusivo, Gpl esclusivo, metano bifuel (benzina/metano) e Gpl bifuel (benzina(Gpl). Bene, ma fino ad un certo punto. Perché qui in Italia i mezzi di 35 quintali (quelli che sono fondamentali alla mia attività) elettrici o ibridi non vengono commercializzati».

PENALIZZATO ANCHE L’INDOTTO
finazzi1Insomma, Giacobbo si trova con le mani legate e non pensa solo a sé stesso ma anche a tutto l’indotto delle dieci micro imprese che collaborano con lui: se alla Finazzi Srl le risorse per sostituire un mezzo potrebbero anche esserci («ma ricordiamoci che si sta parlando di un investimento che oscilla tra i 35 e i 40mila euro», sottolinea l’imprenditore), per gli artigiani di piccolissime dimensioni non si tratta di una scelta così scontata. Anzi, «si parla di cifre sulle quali un imprenditore fa i conti ogni giorno: 50mila euro possono essere il fatturato di un anno di un’azienda. Inoltre, se le imprese che lavorano con me non possono circolare e io neppure, il lavoro si ferma. Insomma, non mi sembra che queste scelte siano così strategiche. Di certo non lo sono per l’economia del territorio».

Soluzioni? «Al momento non ne vedo – incalza Giacobbo – L’unica è quella di uscire dall’azienda prima delle 08.30 e fare ritorno dopo le 18.30, la fascia oraria interessata dal blocco. Ovviamente si tratta di una provocazione, perché l’installazione e la consegna si basa anche sul rifornimento di prodotti in azienda: probabilmente chi prepara certe norme non conosce di cosa è fatta, e di cosa deve fare ogni giorno, un’impresa».

Lo stesso presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, nei giorni scorsi ha preso più volte posizione sul tema e ha chiesto un incontro di chiarimento con i principali sindaci del territorio.

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