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Competenze, ambizione e voglia di fare: mi metto in proprio con la fabbrica non fabbrica

607x303-everbrite_mettersi-in-proprio-gallarateLa storia di Riccardo Bortoluzzi è comune a molti imprenditori, e non solo a quelli dell’ultima generazione. Spesso si apre un’azienda per mettere a frutto le proprie esperienze, per misurare le proprie competenze e centrare le proprie ambizioni.

AUTENTICO, APPASSIONATO E CON LA VOGLIA DI FARE
Dopo la laurea in Disegno Industriale al Politecnico di Milano, Riccardo si inserisce da subito nel mondo del lavoro ma non si sente realizzato: «Avevo tempo e modi per esprimere le mie capacità, per toccare con mano le nuove tecnologie, i cambiamenti nella produzione, le soluzioni più innovative ma sentivo di non aver ancora realizzato il mio sogno: quello di creare prodotti di design». Bortoluzzi ne fa una questione di autenticità, perché secondo lui l’imprenditore deve vivere in simbiosi con sé stesso: «E’ questo suo essere autentico a fare la differenza, e da qui è scattata la scintilla giusta per mettermi in proprio. Una scelta non economica, questo mi piace sottolinearlo, ma fondata sulla passione (da un lato) e sulla voglia di fare (dall’altro)». La voglia di mettersi alla prova giocando sulla vocazione alla manualità.

VIA DALLA SVIZZERA: NEL 2019 SI DIVENTA IMPRENDITORE. IN ITALIA
0Qualcosa che va oltre il semplice lavoro e che ha portato Riccardo ad abbandonare il suo lavoro in territorio svizzero (oltreconfine, per quattro anni, ha progettato serramenti e metalcostruzioni) e fare ritorno in Italia per scommettere su un futuro ancora tutto da scrivere. Nel 2019, questo quarantenne potrà dirsi imprenditore a tutti gli effetti: «Manca ancora qualche mese all’inaugurazione dell’attività ma non ho perso tempo: ho dato le dimissioni rinunciando allo stipendio svizzero, ho trovato un posto part time in un’azienda di serramenti vicina ad Arese e mezza giornata la dedicherò al mio marchio». Che per un product designer non è un dettaglio. Anzi, Riccardo si occupa «di complementi d’arredo, soprattutto di lampade, e di prototipazione di diversi elementi che spero si potranno poi trasformare in serie. Non sono un interior design, questo è bene dirlo». E lo diciamo. Perché Bortoluzzi si concentra «sul pezzo» e i passi da compiere li valuta uno ad uno.

PRODUCT DESIGNER: PRIMA I CONTI, POI LO SPIRITUAL COACHING
Per capire cosa fare, e farlo nel miglior modo possibile, ha seguito alcuni corsi di formazione: «Fai i primi conti (i costi fissi sono terribili) e capisci se puoi fare il salto. Certo devi ragionare in modo trasversale: il tempo che hai a disposizione, come gestirlo, le risorse, gli investimenti. Aprire una propria attività è un percorso che parte da lontano: per quanto mi riguarda, dal primo bozzetto alla prima idea di impresa sono passati otto anni. Infine, conti alla mano togli tutto quello che è inutile», incalza Bortoluzzi. Che infine ha risposto alla prima domanda: hai abbastanza soldi per provare? Riccardo, le risorse le ha: «Rinunciando al lavoro in Svizzera guadagno meno, vero, ma questo mi permette di ragionare su un’idea seria di impresa che punti al profitto: è per questo che ho iniziato a lavorare su me stesso grazie ad uno spiritual coaching».

UNA FABBRICA SENZA FABBRICA: «PUNTO SU SITO, E-COMMERCE E SOCIAL»
Mancano pochi mesi al 2019, e ormai il product designer sta impilando i blocchi di quella che sarà la sua azienda: «Spero di vincere la sfida con la rete, perché penso ad un’attività molto attiva online (un sito-vetrina ben costruito) e per di più spinta dall’e-commerce appoggiandomi, inizialmente, a canali già esistenti. Ma nello stesso tempo dovrò trovare un buon partner per la logistica». Insomma, Riccardo pensa alla sua attività come ad una «fabbrica senza fabbrica» dove non si produce nulla perché tutto è affidato a terzi. Dopo una ricerca di mercato ad hoc, la definizione dei target adeguati e l’analisi su costi e potenziali ricavi, sarà la volta dei social: «Su LinkedIn ci sono e ho più di cinquecento contatti; su Facebook e Instagram ci sarò a breve. Nulla si deve fare con fretta, perché il mio obiettivo è quello di costruire un’attività con una forte identità e un brand che esprima coerenza. Perché se l’imprenditore è autentico nei propri confronti, lo è anche con gli altri».

Anche Riccardo Bortoluzzi sarà presente all’incontro “Mettersi in proprio? L’impresa è possibile” in programma il 25 ottobre dalle 18 alle 20 nella sala convegni di Confartigianato Imprese Varese di Gallarate (viale Milano, 69).

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