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L’efficienza energetica ha mercato ma per gli smart building si può fare di più

44757160_2245222525553251_4081037092405116928_nCon un doppio salto mortale, l’efficienza energetica in Italia s’è conquistata un posto sotto il sole degli investimenti, passati da 3,8 a 6,7 miliardi dal 2012 al 2017. Un balzo in avanti evidenziato da Simone Franzò, l’esperto del politecnico di Milano che ha accompagnato le imprese alla scoperta dell’efficientamento energetico in occasione della tappa varesina della Settimana per l’Energia, che si è chiusa venerdì con il gran finale sotto la Madonnina.

Nel novero degli investimenti – che, lo ricordiamo, ad oggi quotano 6,7 miliardi – si nascondono tecnologie di ogni genere. Qualcuna in risalita, come le pompe di calore, la cogenerazione, i sistemi di combustione efficienti o le caldaie a condensazione e altre in lieve discesa, come i motori elettrici e la refrigerazione. In linea di massima, comunque, l’efficienza energetica è un mercato di peso in Italia, concentrato tuttavia perlopiù nel settore home building (che cuba i 2/3 del totale, ovvero 4,4 miliardi di euro). Industria, piccola e media impresa e pubblica amministrazione seguono piano.

Andando ancora più a fondo nei numeri, per offrire un quadro utile a capire come si muove il mercato (e, soprattutto, chi lo muove), ecco che il settore dell’home building rileva un 80% in capo al residenziale, contro il 15% degli uffici e la restante parte del terziario.

Altra analisi fondamentale sulla quale riflettere: come vengono impiegate, davvero, le tecnologie afferenti all’efficienza energetica. Ad oggi “stand alone” batte “integrazione” quasi dieci a zero. Vale a dire che le tecnologie vengono applicate una alla volta, senza sfruttarne le sinergie. Un peccato, confermato da Franzò, alla luce del fatto che ciò che ne deriva sono case di tre tipologie: base; efficiente; smart. Sulle prime c’è poco da dire se non che in quanto a risparmio ed efficientamento distano anni luce dalle ultime. Prendiamo ad esempio una casa di novanta metri quadrati a Milano (e chi abita nel capoluogo sa che stiamo parlando di un appartamento più che discreto): la casa base, senza efficientamento energetico, versa una bolletta energetica di 1.160 euro contro la bolletta di 580 euro della casa smart. Un risparmio sì, ma sul quale contabilizzare gli investimenti (circa 10mila euro) per l’efficientamento domestico e un rientro di quanto versato stimato in 10-15 anni (incentivi statali esclusi).

Difficile, alla luce di questi numeri, anche solo immaginare una diffusione di massa dei cosiddetti edifici nZeb (zero energy building) che, infatti, non superano le 850 unità. C’è ancora molto da fare – sanno bene gli esperti come Franzò – ma il gap da colmare non è solo culturale, ma anche economico.

«Ecco perché, a sostegno di un mercato che comunque si muove, l’attuale investimento rischia di rientrare dopo un lasso di tempo lungo ed è per questo motivo che non è possibile promuovere l’efficienza energetica e l’edificazione (o produzione) intelligente senza incentivi o obblighi amministrativi. Il futuro? Parte della sfida finirà anche sui tavoli degli intermediari immobiliari: a loro toccherà dirci quanto il nuovo “smart” verrà effettivamente valorizzato in un contesto di diffuso vecchio “non smart” o solo parzialmente efficientato. La sfida passa anche da qui.

E da una certezza: i 2/3 delle imprese che hanno installato sistemi di monitoraggio dell’efficienza energetica fa di norma ulteriori investimenti. Ce lo raccontano quattro imprese della provincia di Varese nella nostra videotestimonianza

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