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Home L’Italia ha tanti nodi da sciogliere. Meglio conciliare

L’Italia ha tanti nodi da sciogliere. Meglio conciliare

foto_matassa_pedemontanaCONCILIAZIONE: E’ L’IMPRESA A DARE VALORE AL FUTURO
Il tema della conciliazione vita-lavoro, e del welfare aziendale, stanno tenendo banco da tempo sia nelle azioni degli attori territoriali che nei dibattiti sui quotidiani. E’ stata pubblicata questa mattina sulla Prealpina, la pagina di Confartigianato Imprese Varese dedicata all’impegno dell’Associazione varesina all’interno della Rete di conciliazione coordinata da Ats Insubria. Tre i workshop (tutti con inizio alle ore 16) nati da questa collaborazione:

  • 6 novembre: “La flessibilità organizzativa per l’equilibrio vita-lavoro” (Starhotels Grand Milan – Via Varese 23 – Saronno)
  • 20 novembre: “Welfare aziendale e sgravi contributivi” (Sala convegni – Viale Milano 69, sede Confartigianato Imprese Varese – Gallarate)
  • 4 dicembre: “Contrattazione territoriale e accordi di secondo livello” (Sala Turri – Viale Milano 5, sede Confartigianato Imprese Varese – Varese)

Perché crederci? Primo: Confartigianato è convinto che lo sviluppo delle aziende e dei territori siano correlati e che questo dipenda dall’incisività con cui tutti noi saremo in grado di fornire risposte, prima di tutto valoriali, ai nuovi bisogni degli imprenditori e dei loro collaboratori. Secondo: l’introduzione di modelli di conciliazione vita-lavoro e di welfare aziendale riguardano da vicino proprio le Pmi, nelle quali la dimensione familiare è prevalente e determinante. Un tema, quello della conciliazione, sul quale Confartigianato Imprese Varese è attivo dagli anni Ottanta sia al suo interno (azioni di work life balance e welfare aziendale a chilometro zero) che verso le imprese che rappresenta (bilateralità, formazione, forme di alternanza scuola-lavoro qualificati, servizi per l’autoimprenditorialità e l’innovazione).
Ed ora questo percorso, che ricorda quanto la conciliazione e il welfare portino ad una moltiplicazione di valori sia per l’azienda che per il territorio in un reciproco scambio di vantaggi: dai maggiori livelli di produttività grazie anche al mantenimento in azienda delle figure professionali più qualificate, al benessere familiare e sociale.

PEDEMONTANA: IL COMUNE DI VARESE PAGA IL PEDAGGIO
Il Comune di Varese si dice pronto a pagare il pedaggio della tangenziale di Pedemontana. La notizia arriva dopo pochi giorni dalla votazione all’unanimità, in consiglio comunale, della mozione che vuole eliminare il pedaggio e completare l’opera. La decisione è in linea con il clima nazionale: «Si parla tanto di grandi opere (Tap e Tav) – ha detto Davide Galimberti, sindaco di Varese – e nel nostro territorio abbiamo già un’infrastruttura che è però poco sfruttata. Questa situazione rende inutili gli investimenti sostenuti e vanifica lo sforzo profuso fino a qui anche dal punto di vista economico». Quindi, niente più pedaggio. Per due ragioni. Da un lato si eviterebbero interventi salvatraffico e antismog sulle vecchie strade, e dall’altro si risparmierebbe sulla costruzione di rotatorie e altri interventi viabilistici per allentare la morsa dei mezzi. E’ ancora presto, però, per definire modalità e quantità, anche dell’impegno economico e finanziario.

L’ITALIA SI FERMA QUI
Lo dice l’Istat, che certifica lo zero nella casella del Pil del terzo trimestre. Nello stesso giorno in cui da Bruxelles parte una nuova lettera indirizzata all’Italia per presentare la propria “difesa” entro il 13 novembre, il nostro Paese si arresta. E si riflette, ancora, sulla manovra. Che probabilmente verrà sforbiciata: reddito di cittadinanza e “quota 100” non si toccano, la riforma della Fornero non si sa se sarà temporanea o definitiva (ma nel frattempo è già stata finanziata per tre anni), Conte & Co. stanno ragionando su un nuovo pacchetto di misure a favore delle imprese e per aiutare la crescita. Però la realtà racconta una storia diversa: il mercato dell’automobile si è inceppato, gli investimenti in macchinari sono scesi (l’adrenalina nei confronti di Impresa 4.0 non è più così alta), l’edilizia non si è ripresa, i consumi delle famiglie sono piatti, l’export sta pagando lo scotto di quello che il Corriere della Sera definisce il «revival del protezionismo».

 

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