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Home Italia bocciata? Per “riparare” leggete Richelieu
E pensiamo all’Imu

Italia bocciata? Per “riparare” leggete Richelieu
E pensiamo all’Imu

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L’ECONOMISTA SAPELLI AL GOVERNO ITALIANO: «LEGGETE RICHELIEU»
E va bene, è accaduto. Primo perché il nostro governo non ha deciso di fare marcia indietro e, secondo, perché in questa situazione tutti l’avevano previsto. Ed era facile prevederlo. La Commissione europea ha confermato, «con rammarico», la bocciatura della manovra italiana e ha raccomandato l’apertura di una procedura di infrazione per deficit eccessivo per violazione della regola del debito. Si spera che la partita a tennis con l’Europa non si trasformi in una “Waterloo” tutta italiana: Giovanni Tria dice che «drammatizzare il dissenso tra Italia e Unione europea non conviene a nessuno», Luigi Di Maio dichiara che «noi e l’Europa vogliamo la stessa cosa: ridurre il debito. L’Ue si convincerà della nostra strada», Matteo Salvini si aspettava la «letterina» dalla Commissione e rimarca: «Io non cerco lo scontro, non voglio uscire dall’Ue o ribaltare i tavoli». Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, sabato sera incontrerà Junker: «Rivedremo le rispettive posizioni», dice il premier.
Però, in tutto questo, l’economista Giulio Sapelli insiste con buonsenso su alcuni concetti: il muro contro muro dell’Italia con l’Europa «è una scelta tattica sbagliata…Se l’obiettivo è rinegoziare i Trattati europei non è così che lo si raggiunge. Occorre aver ben chiari gli obiettivi, ma serve anche la flessibilità di trattare». E’ per questo che Sapelli consiglia a tutti «la lettura del cardinale Richelieu».

IMU SUI CAPANNONI: DEDUCIBILITA’ DAL 20% AL 40%. MA SERVE MEZZO MILIARDO
Nel frattempo si va avanti, e tra i 700 emendamenti segnalati dai gruppi nella Legge di bilancio compare questa proposta: l’imposta sugli immobili strumentali è deducibile ai fini del reddito di impresa e ai fini dell’esercizio di arti e professioni «nella misura del 40 per cento». Però se da una parte aumenta lo sconto, dall’altro lo stesso emendamento ribadisce la non deducibilità dell’imposta sugli immobili strumentali ai fini dell’Irap. Il quadro, per le imprese, si è ulteriormente complicato da quando all’Imu si è aggiunto il tributo sui servizi indivisibili (Tasi). Scrive il Sole 24 Ore: «Con il sistema a doppia imposta, infatti, chi svolge attività di impresa può dedurre l’Imu sui capannoni solo dall’Ires, mentre la Tasi può essere portata in deduzione sia ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap), sia ai fini dell’Ires». Il capannone non è una villetta ma un bene strumentale all’attività, quindi il fisco non dovrebbe trattalo come un patrimonio…

I TRE “NO” DI CONFCOMMERCIO: ALLE ARMI, ALLE TASSE E ALLA BUROCRAZIA
Per 1 commerciante su 4 aumenta la percezione di insicurezza
: il 10% dispone di un’arma di difesa personale, si riduce la percentuale di chi vorrebbe dotarsene in futuro (l’8% di oggi contro l’11% del 2017) e aumenta invece quella fetta di imprenditori che un’arma, nella propria attività, non se la porterà mai (61% contro il 55% del 2017). Alla “Giornata della legalità” organizzata da Confcommercio, ovviamente si è parlato di questo perché sono ben 29 miliardi gli euro spesi ogni anno dalle imprese per «tutelarsi sul piano della sicurezza, dalla videosorveglianza in avanti». Tra le priorità da affrontare, per il 66% dei commercianti c’è il prelievo fiscale, mentre per il 57% il peso burocratico. Due temi che spesso si danno la mano e alle imprese – non solo quelle del commercio – causano intoppi inimmaginabili. A tal punto difficili da immaginare, che su questi i governi di ieri e di oggi hanno sempre fatto poco.

SE NEVICA, IL FATTURATO SI SGONFIA
Non si tratta di una boutade, ma di una verità comprovata: alla Nice di Albizzate, che tra le tante lenti produce anche quelle per maschere da sci, la neve sulle piste fa da traino al fatturato. Certo non conta solo questo, e Franco Scaltritti – titolare dalle mille risorse – ci racconta una storia fatta di passione ma anche tanto coraggio. Perché per lui, «un imprenditore non è un vero imprenditore se non rischia. E non investe». In questi ultimi dieci anni, quelli della crisi, alla Nice i collaboratori sono passati da 25 a 50, le macchine Impresa 4.0 sono una costante, il laboratorio di Ricerca & Sviluppo chiede figure professionali (chimici e fisici) che è difficile trovare. Ma Scaltritti è pronto a nuove assunzioni. Infine, la squadra: «Un’impresa è fatta anche dai suoi dipendenti, ecco perché un Regolamento aziendale ha la sua importanza».

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