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Le donne nelle Pmi sono un valore. E per crescere ci sono welfare aziendale e conciliazione

CULIS09AL6WW.jpgDonne in azienda sì, ma come? Confartigianato Imprese Varese ha scelto di rafforzare gli interventi per la diffusione della conciliazione vita-lavoro e del welfare aziendale e, parallelamente, di mappare incidenza, ruolo, difficoltà e tasso di benessere della componente femminile nelle piccole e medie imprese della provincia di Varese attraverso una rilevazione-focus messa dell’Osservatorio del mercato del lavoro.

senza-titolo-1Dall’analisi di dettaglio è emerso che diffusione e conoscenza delle norme relative all’utilizzo di welfare e conciliazione sono in crescita seppure ancora oggi
debbano fare i conti con imprese che risentono dell’onda lunga della crisi
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Primo dato: il 66% delle aziende campione ha una donna tra i propri organici. Seconda osservazione: la componente femminile ha risentito meno pesantemente di quella maschile del calo occupazionale nonostante sia rimasta in minoranza all’interno delle imprese censite dall’Osservatorio.

Nello specifico, le donne inserite in contesti aziendali si sono mantenute sostanzialmente stabili rispetto al totale degli assunti (35.63% nel 2013 e 35.01% del 2018) mentre, nell’ambito del più generalizzato calo occupazionale, hanno perso 1.3 punti percentuali contro i 4.6 degli uomini.

Il “piccolo e medio”, insomma, resta bello per le donne anche al netto delle difficoltà congiunturali. E la diffusione delle politiche di welfare aziendale e conciliazione vita-lavoro (fortemente sostenute dalle leggi di Bilancio e Stabilità dal 2016 a oggi) rappresenta un valore aggiunto fondamentale e irreversibile.

I SETTORI PREVALENTI
Nelle piccole e medie imprese le donne sono attive in particolare nei settori acconciatura ed estetica (89.96%), tessile abbigliamento (73.43%), altri servizi alla persona e alle imprese (58.40%) e ristorazione e alberghi (56.52%).
In aumento la presenza nei comparti chimico-gomma plastica (46%) e commercio (45.95%).

La crescita occupazionale degli ultimi anni, infatti, si è concentrata nei comparti chimico-gomma plastica, altri servizi alla persona, ristorazione e alberghi e meccanica di produzione (dove però le donne sono componente minoritaria e non sono coinvolte nelle fasi produttive). Meno performanti i settori del tessile abbigliamento (-12,2%), dell’acconciatura ed estetica (-6.9%), del legno-carta (-16,7%), dell’edilizia (-5.22%) e degli alimentari (-5.6%), dove l’onda lunga della crisi ha messo solo segni meno nel rapporto tra assunzioni e licenziamenti.

«Il progressivo invecchiamento della popolazione, la contrazione delle politiche di welfare statale, la riduzione delle possibilità di spesa per le cure dei bambini e degli anziani hanno inciso negli ultimi anni sull’occupazione di molte donne» evidenzia il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli. «Si tratta di fenomeni che abbiamo rilevato e affrontato negli anni, e in particolare nel biennio 2017-2018, attraverso l’attivazione di uno strumento tecnico, la piattaforma di welfare aziendale e l’adesione alla Rete Territoriale di Conciliazione vita-lavoro che vede come capofila l’Ats dell’Insubria».

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UN PERCORSO SUDDIVISO IN TRE INCONTRI
«Un passaggio, quest’ultimo, prima di tutto culturale – prosegue Galli – Tanto è vero che è stato accostato a un percorso formativo suddiviso in tre incontri. Il primo, a Saronno, si è concluso con ottimi riscontri. Per gli altri le iscrizioni sono ancora aperte: mi riferisco ai workshop in programma a Gallarate (20 novembre – Viale Milano, 69 dalle 16 alle 20) e Varese (4 dicembre – Viale Milano, 5 dalle 16 alle 20 in Sala Turri). Nelle sessioni in agenda si parlerà di welfare aziendale e sgravi contributivi oltre che di contrattazione territoriale e accordi di secondo livello. «Ci rivolgiamo a tutte le imprese e, in particolare, alle imprese più strutturate che oggi sono una percentuale crescente tra le Pmi della provincia di Varese».

Sempre stando alla mappatura dell’Osservatorio, dall’ottobre 2013 al settembre 2018 si sono attestate a quota 53.5% le aziende con almeno quattro lavoratori e con presenza femminile (calando del 7.8%) mentre sono aumentate le imprese con più di dieci dipendenti. In tutte si è aperta la forbice occupazionale femminile: da un lato sono aumentate le aziende con lavoratrici occupate da più di dieci anni (39.6%) e dall’altro sono cresciute le occupate da meno di cinque anni, che hanno raggiunto il livello del 45.13% (+11% rispetto al 2013).

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MANTENERE IL CAPITALE UMANO
«Dati che raccontano la crisi e la successiva ripresa, oltre che il bisogno delle aziende di trattenere il capitale umano formato e di acquisire professionalità nuove e competitive per affrontare il rilancio della produzione» aggiunge Giulio Di Martino, contrattualistica e bilateralità di Confartigianato Imprese Varese.

Resta da colmare, invece, il gap delle lavoratrici presenti in azienda da sei/dieci anni. «Ed è su questa fascia di occupate che è determinante lavorare implementando la conoscenza e il ricorso a sistemi di welfare aziendale e conciliazione vita-lavoro».

Per testate la diffusione degli strumenti già oggi a disposizione delle donne in azienda, Confartigianato Varese ha monitorato l’accesso alla maternità obbligatoria. Ne è emerso un consumo medio pari al 3,45% del totale, in calo del 25% nel corso dell’ultimo quinquennio. Analogo trend si rileva dai numeri relativi alla maternità facoltativa (1.20% del totale delle occupate, in calo del 30%). Poche, infine, le assenze per allattamento (0.80%), malattie dei bimbi e altri istituti contrattuali di carattere generale.

CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO
Per quanto riguarda l’aspetto contrattuale, vale la pena sottolineare che le donne in azienda risultano inquadrate perlopiù con contratti a tempo indeterminato (88.5%). Pochi i contratti a termine (11.5%). In aumento i part-time a tempo indeterminato, oggi al 38.9% del totale con un incremento nel quinquennio pari al 7.2%. Calano, di contro, i part-time a favore degli uomini presenti in azienda che, nel 2018, si attestano al 5,26% del totale, con un decremento pari al 2.77% nel quinquennio.

«Il dato del part time femminile – rileva Di Martino – indica che, attraverso questa modalità, molte aziende hanno scelto di prendere in carico le necessità delle lavoratrici, in un’ottica di conciliazione vita lavoro».

Basse le percentuali relative ai contratti atipici (3.4%) mentre le collaborazioni coordinate e continuative hanno segnato un incremento del 14%. Ancora più significativo il dato dei somministrati (+74%). Gli stage, favoriti da una più chiara legislazione, hanno segnato aumenti a doppia cifra.

FORMAZIONE E CONOSCENZA
Capitolo stranieri: l’Osservatorio fotografa una crescita delle lavoratrici non italiane (+35% in cinque anni, pari al 10% del totale). Tra le nazionalità prevalgono gli Stati Extra Ue (+75%) e il continente asiatico (+400%). In calo Europa e Africa.

«Osserviamo i fenomeni che si manifestano all’interno delle nostre imprese e prendiamo prima di tutto atto che, in alcuni specifici settori, esiste un gap di genere – spiega Davide Galli – Tuttavia contiamo di colmarlo con l’informazione e la vicinanza alle scuole, affinché anche le studentesse comprendano l’importanza della formazione tecnica».

Altrettanto strategica è la diffusione culturale di tutti i percorsi di conciliazione vita-lavoro e di welfare aziendale che possono rappresentare un beneficio non solo per le lavoratrici ma anche per le aziende stesse, «che negli anni, e in assenza di interventi, rischiano di perdere professionalità strategiche».

«Ribadisco il nostro impegno in questa direzione – conclude Galli – cogliendone l’importanza anche come sfida a sostegno della “generazione sandwich, schiacciata da un lato dalla crescita dalle incombenze derivanti dalle famiglie nascenti e dall’altro dalla necessità di prestare adeguata assistenza alla popolazione anziana».

CONSULTA QUI L’OSSERVATORIO MERCATO DEL LAVORO – FOCUS “L’OCCUPAZIONE FEMMINILE NELLE PMI”


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