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Modello Auricchio per il passaggio generazionale: il segreto è l’esperienza

7448928-largeVentiquattro anni, un master in Management alla IE Business School di Madrid e uno in Economia alla Luiss di Roma, appassionatissimo di corporate finance (con la voglia di approfondirne gli strumenti più innovativi) Antonio Auricchio, figlio di Alberto della Gennaro Auricchio Spa (sette stabilimenti di produzione in Italia e due centri di distribuzione a Barcellona e a New York), il passaggio in azienda lo farà. Ma sarà “morbido”. Attraverso quel “patto di famiglia” che prepara e favorisce il passaggio generazionale delle nuove leve ponendo l’accento sulla necessità di garantire la continuità dell’azienda non solo attraverso la preparazione tecnica dei giovani, ma anche lavorando su quegli aspetti umani legati alla struttura familiare dell’attività imprenditoriale. Morbido perché prima ci si fa esperienza e poi si decide. Invero, la decisione Antonio l’ha già presa. Ma non ci vuole fretta, perché per gestire un’azienda non è richiesta solo un’esuberante dose di passione ma anche un elevato grado di consapevolezza su ciò che rappresenta l’impresa di famiglia per sé stessi, per gli altri e per il mercato.

SI COMINCIA FUORI DALL’AZIENDA
Ecco perché Antonio – con il fratello Vittorio (ventenne) e i cugini Lodovico e Gugliemo (anche loro nati nel 1994) – in azienda non ci è ancora entrato. Meglio, non ci è entrato per quanto riguarda la gestione e l’operatività, ma la fabbrica la conosce bene fin da piccolo. «La voglia di mettersi in gioco in quello che è il lavoro di tutti i giorni c’è sempre stata – racconta il giovane – E nessuno di noi si è mai posto il problema di quanto possa essere pesante questo fardello o se si possa essere adeguati o meno ad affrontarlo. Però, prima, arriverà l’esperienza in un’azienda al di fuori del gruppo Auricchio proprio per respirare un’aria diversa».

L’aria del lavoro che si costruisce al di fuori delle sicurezze emotive di una famiglia affiatata. Ecco allora Antonio alle prese con l’invio di curriculum, telefonate e mail: «Proprio in questi giorni sto tenendo i primi colloqui per entrare a far parte di società di consulenza o banche per approfondire gli aspetti della consulenza finanziaria per acquisizioni e fusioni. Punto prima di tutto all’estero, a Londra. Poi, magari, negli Stati Uniti».

UN PATTO DI FAMIGLIA
auricchioIl “patto di famiglia” che la Auricchio ha «messo nero su bianco» grazie alla collaborazione con The European House – Ambrosetti ricalca «quello stile formativo che la nostra famiglia applica da anni. Almeno da quando io ne ho memoria – incalza Antonio – Il “Patto”, insomma, è stata la conseguenza logica di come è sempre stata gestita la nostra famiglia e la nostra impresa». Una sottolineatura bisogna farla: Antonio è sempre stato sicuro della sua scelta, ma è altrettanto sicuro che in caso contrario non ci sarebbe mai stata alcuna pressione per il suo ingresso in azienda. D’altronde, a sedici anni era lui a seguire papà Alberto nelle trasferte estere per le fiere: «Si andava in America, tra New York e San Francisco. Mi diceva: “Per tre giorni fatti un giro in città, ma gli altri tre li passi in fiera”. Questo non lo vivevo come un dovere, perché in fiera io ci volevo andare: si chiudevano contratti, si incontravano nuovi clienti per entrare in nuovi mercati, si gestivano rapporti commerciali molto delicati e allora mi piaceva capire come ci si doveva comportare nelle più diverse situazioni. Certo io stavo a guardare, però imparavo e mi sentivo fortunato».

L’IMPAGABILE NONNA MIMMA
Anche grazie a nonna Mimma: «Ancora oggi, tutte le domeniche ceniamo da lei: un’occasione per ritrovarci tutti insieme e parlare di tutto. Non solo di lavoro. Proprio con lei siamo stati tutti in America, nel mese di luglio, al Fancy Food di New York, perché la nonna consiglia e rassicura, e nelle scelte aziendali ha sempre un ruolo decisivo».

A tavola, o altrove, i giovani discendenti della Auricchio hanno allenato le orecchie e la mente – fin da bambini – ai temi dell’azienda. E domande ne facevano tante: perché, come si fa, da dove arriva, cosa è successo, cosa vuol dire? Dopo il “patto”, il coinvolgimento è aumentato e Antonio è più che mai convinto della sua decisione: «Non so se imprenditore si nasce o si diventa, di sicuro voglio cogliere in positivo questa sfida: la cosa non mi spaventa; spero solo di essere all’altezza del compito.

PAPA’ E ZII INCORAGGIANO
E su qualche novità, parola prioritaria nel vocabolo di chiunque giovane realizzi il passaggio generazionale, Antonio sta già ragionando: «Ogni tanto esprimiamo qualche nuova idea, anche se magari un po’ troppo futuristica per l’Italia. Il bello, però, è che quando noi giovani ci confrontiamo con papà e zii, loro trovano sempre il modo di incoraggiarci. Colgono i suggerimenti, magari dicono “per questo meglio attendere un attimo”, ma per il resto viene dato molto spazio alle proposte personali». Infine si può anche scherzare: «Ad oggi è ancora presto per definire i ruoli dei giovani che arriveranno, però un fatto è certo. “Fate in fretta ad entrare in azienda – ci ricordano papà e zii – perché dopo tanti anni di lavoro una piccola vacanza ce la meritiamo, no?”».

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