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Multifactory, quando la aree dismesse si trasformano in “comunità del fare”

img_0231C’è chi, come Barbara Esposti di Farina e Passione (Cislago), ci crede al punto da immaginarselo già applicato al settore food. E ci sono amministrazioni, come quella di Luino, che si sono già poste il problema di proporre la formula a imprenditori e professionisti, con l’obiettivo di ridare slancio alle aree dismesse dell’Alto Varesotto. Era una sfida non scontata quella della seconda delle tre serate del nuovo ciclo di Officina delle Idee, promossa da Confartigianato Imprese Varese nell’ambito del progetto Giovani di Valore. Eppure, nella serata di giovedì 15 novembre a Sesto Calende Giulio Focardi e Lorenza Salati hanno saputo rendere semplice il difficile e, soprattutto, hanno saputo rappresentare ciò che in provincia di Varese ancora non c’è. Vale a dire un nuovo modello di economia collaborativa racchiusa nel concetto di multifactory, spazio che va oltre il coworking e l’incubatore di impresa e che rappresenta l’altra vita per una collaborazione orizzontale.

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ORGANIZZARE LA COLLABORAZIONE
Lui è un progettista sociale specializzato in modelli formativo-organizzativi dell’azienda. Lei una antropologa specializzata nella costruzione di comunità tra pari. Focardi e Salati, insieme, hanno girato il mondo alla scoperta di 120 multifactory, vale a dire luoghi dove organizzare le collaborazioni tra aziende nell’ambito di un setting di regole predefinite. E le hanno presentate a partire dall’ultimo esempio, l’R84 Multifactory di Mantova, uno spazio nato nell’estate nel 2017 in quella che un tempo fu una raffineria ma anche un’associazione i cui componenti condividono una filosofia, un obiettivo e un progetto di sviluppo.

Una “comunità del fare” che non nasce dall’alto ma matura dall’interazione e dalla conoscenza quotidiane di chi ha voglia di crescere osservando e interagendo con altre professionalità, altre artigianalità e altre competenze. Un’occasione diretta e indiretta, che ha intercettato l’interesse del comune di Luino e del comune ospitante, Sesto Calende: due passi in avanti importanti in una provincia dove 400 ettari di terreno sono erosi da un totale di 268 aree dismesse.

img_0228Cosa è di preciso una multifactory? Impossibile dirlo senza prima spiegare cosa non è. Non è un coworking e neppure la trasposizione modenese dell’innovation district Kilometro Rosso, la “creatura” maturata dall’alto dal genio del numero uno del Cda di Brembo, Alberto Bombassei.

PIU’ OPPORTUNITA’ PER LA CLIENTELA E PER LE IMPRESE
La multifactory nasce dall’esigenza di trovare uno spazio (in genere un’area dismessa) e dal farlo rinascere attraverso la spinta collettiva di un nucleo di fondatori in grado di vedere oltre le mura scrostate, traducendo in pratica un piano di ristrutturazione, la nascita di una associazione e la redazione uno statuto nel quale ciascuno dovrà mettere giocoforza un pezzetto di sé e del proprio business. Entrare in una multifactory significa non solo versare una quota iniziale ma condividere percorsi di crescita e di reinvestimento dei capitali, aver voglia di costituire un team orizzontale e multifunzionale e migliorare l’approccio e la possibilità di soddisfare appieno la clientela.

Certo il rapporto con le amministrazioni pubbliche, comuni in testa, favorisce la nascita delle multifactory così come la condivisione riduce il rischio insito nell’inesperienza. A rafforzare le fondamenta di un progetto aziendale nuovo, o già strutturato, resta comunque la concretezza economico-finanziaria. Ed è per questo motivo che il ciclo 2018 dell’Officina delle Idee si concluderà il 29 novembre a Induno Olona con un focus di Salati e Focardi sul business plan.

L’altra economia con le basi solide.

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