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Multifactory: un modello (che funziona) per Pmi vecchie e nuove

foto_lorenza_salati«Una conversazione»: così Lorenza Salati definisce il secondo incontro del ciclo “Officina delle Idee” che si terrà giovedì 15 novembre, alle ore 18.30, nel Comune di Sesto Calende in Piazza Cesare Da Sesto. Il titolo, “Multifactory: modelli di economia collaborativa per la crescita di professionisti e Pmi”, pone l’accento su quel nuovo modello organizzativo che vede in R84 di Mantova un esempio più che riuscito.

Lorenza, di cosa si tratta?
Un incontro funziona se tutti partecipano. Conoscendo le persone che hai di fronte, riesci a tracciare un percorso fatto apposta per loro. Per quanto riguarda R84, è un caso concreto nato nei 7mila quadri delle ex residenze degli ingegneri di quella che una volta era la raffineria a Mantova. Quattro villette che ospitano artigiani, piccole imprese, liberi professionisti e artisti: si va dalla cooperativa alla Srl all’impresa artigiana. Ognuno ha una sua propria attività, ma verso l’esterno si presentano come un corpo unico. E questo è un vantaggio, perché se un cliente chiede un prodotto sa di trovare in un solo luogo tutte le competenze (o la maggior parte di esse) che possono servire al suo scopo.

Uno spazio condiviso, ma niente a che fare con coworking e consorzi?
La multifactory è molto più di un coworking e non è un consorzio. Qui si creano collaborazioni stabili tra i soci perché lo spazio appartiene a loro. Ognuno lo può organizzare in modo differente con quelle regole che tutelano l’indipendenza che caratterizza i piccoli imprenditori. Un modello legato indissolubilmente al territorio perché pensato per utilizzare spazi esistenti e ovviamente non occupati. A Mantova, dopo due anni, si contano 17 imprese che vanno da 1 addetto a 15 addetti. Ogni settimana sul posto passano 200 persone. L’obiettivo è anche quello di riportare la produzione in città, e ricostituire una filiera che ti permette di dare forza a progetti nuovi o tradizioni territoriali importanti. Un’opportunità per crescere.

Come lo spiegherai il 15 novembre?
Innanzitutto cercherò di capire chi è già imprenditore e chi lo vuole diventare. Da questa eterogeneità nasce il vero valore del modello: in un mondo così flessibile come il nostro si deve reagire velocemente. Ecco perché un giovane con scarsa competenza imprenditoriale – però in grado di gestire gli strumenti della comunicazione di oggi, soprattutto social – deve avere come vicino chi, del funzionamento di un’impresa, ha una buona esperienza. Ci si fortifica a vicenda per crescere e innovarsi senza traumi. Da questa collaborazione si ottiene una forza maggiore.

Insomma è possibile guadagnarci?
La multifactory è un landmark territoriale fortemente riconoscibile che è in grado di offrire un prodotto/servizio di altissima qualità, grazie alla condivisione di professionalità ed esperienze. Lavorando insieme, la risposta al cliente arriva più in fretta perché le riflessioni sul prodotto e il preventivo si basano sul coinvolgimento di tutti. Questo permette di costruirsi una fiducia che si trasforma in collante fondamentale del nuovo modello organizzativo. E sì, tutti ci guadagnano. Ma qui vale lo stesso discorso che un imprenditore farebbe per la sua impresa: se credi nella tua attività e ci investi allora questa migliora e cresce. E’ questo che permette di cogliere le opportunità che ti vengono offerte dall’esterno. Allora la multifactory offre a tutti, non solo ai giovani, la possibilità di modificarsi, essere sempre più reattivi al cambiamento dei mercati, lavorare sui propri punti deboli e migliorare quelli che rendono riconoscibile l’azienda.

Tu e Giulio Focardi siete due “cacciatori di Multifactory”: il modello che funziona nasce da questa ricerca?
Si trova tutto nel nostro ultimo libro dal titolo “The Rise Of Community Economy (From coworking spaces to the Multifactory Model)”. Abbiamo girato tre continenti – Europa, Nord e Sud America – a caccia di spazi (ne abbiamo visitati più di 120) che potessero avere alcune caratteristiche comuni. Soprattutto, alla ricerca di un modello che avesse come obiettivo quello di far funzionare in modo propositivo le collaborazioni. Non tutti si possono considerare “multifactory” però altri – come R84 – hanno dimostrato che questo modello è funzionale a ciò che chiedono le imprese: a Mantova, durante la riunione mensile dei soci, non c’è mai stato alcun scontro.

Anche perché si condividono i costi base della struttura: una certezza?
Internet, elettricità, riscaldamento, manutenzione ordinaria: ogni mese c’è una quota fissa e l’impresa sa già quale sarà il suo impegno. Però la vera partenza si ha con la stesura del Business Plan, che considera tutte le voci che fanno parte della vita di un’azienda. Di questo, però, ne parleremo il  29 novembre a Induno Olona.

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