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Passaggi generazionali: come garantire atterraggi morbidi. Le news sul magazine

Come cambiano le Pmi? Quali esigenze, quali richieste, quali ambizioni e prospettive coltivano? Ce lo siamo domandato sul magazine di Confartigianato Imprese Varese e abbiamo cercato, insieme agli esperti, alle aziende e alle istituzioni, di fornire qualche spunto di riflessione utile e non convenzionale, indagando i temi all’ordine del giorno della nostra quotidianità. Iniziamo a proporvi la prima di più puntate che dedicheremo al passaggio generazionale. Un cambiamento importante da affrontare con forza, preparazione e con l’aiuto (se necessario) di qualche esperto. BUONA LETTURA 

di Davide Ielmini
Il passaggio generazionale potrebbe essere un problema, ma è anche la migliore soluzione per dare continuità a un motore economico tipicamente italiano: quello delle Pmi. Passare il timone non significa solo riconoscere i sacrifici e i successi delle passate generazioni, ma anche garantire la sopravvivenza di un sistema territoriale legato a doppio nodo alle piccole e medie imprese. Il benessere delle aziende dipende dalla buona organizzazione e gestione di un territorio, e viceversa.

Ma non è scontato che quel “testimone” passi dalle mani dei padri a quelle dei figli con facilità: la staffetta imprenditoriale richiede prima ancora delle competenze necessarie una passione forte e indelebile per tutto quello che è Impresa.

UNA SU CINQUE PASSERA’ LA MANO IN ITALIA
Sull’importanza di questo passaggio non si discute: la Commissione Europea stima che un terzo delle imprese attive nei Paesi dell’Unione “passerà di mano” nell’arco del decennio in corso. Le imprese che ne saranno coinvolte ogni anno si contano in più di mezzo milione e 2,5 milioni saranno i lavoratori interessati. Ma parliamo dell’Italia, dove più dell’80% delle imprese è di dimensione micro o piccola e il 70% delle Pmi è guidato da un leader che ha più di settant’anni.

Sempre secondo dati Infocamere, solo il 30% delle aziende sopravvive al proprio fondatore e solo il 13% arriva alla terza generazione. E solo il 7% delle imprese familiari ha regolato in modo scritto la successione, il 10% ha deciso l’età del ritiro della vecchia generazione dalla gestione aziendale e il 35% conosce regole e fiscalità della successione. Nei prossimi 5 anni, quasi un’impresa familiare su 5 dovrà affrontare in Italia un passaggio generazionale che, dati i presupposti di resistenza delle vecchie generazioni, non potrà essere così semplice.

IL DIGITALE PUO’ FAVORIRE IL PASSAGGIO
Ad aiutare il cambiamento, potrebbe intervenire l’introduzione dei processi di digitalizzazione all’interno delle imprese. Un passe-partout che sembra mettere d’accordo tutti. Secondo una ricerca del Centro di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore il 28% degli imprenditori senior, «consapevoli dei propri limiti», ha deciso di lasciare al figlio (o ai figli) la guida dell’azienda proprio grazie alla passione, all’entusiasmo e alla responsabilità dimostrati nei confronti dell’utilizzo delle nuove tecnologie. A questo punto, due sarebbero i risultati: da un lato il passaggio canonico da padre a figli (per la guida a capo dell’impresa) e dall’altro la marcia in più data all’azienda impegnata in una trasformazione che la porterebbe da tradizionale a digitale.

Maggiore attenzione e impegno nell’effettuare un passaggio generazionale “morbido”, ma concreto, aiuterebbe a conservare un patrimonio imprenditoriale sul quale si può e si deve fare ancora affidamento. Anche perché in Italia le piccole e medie imprese occupano il 78,7% degli addetti sul totale delle aziende contro la media europea del 69,4%. Ancora meglio: il 45,6% trova posto nelle micro imprese fino a 10 addetti e il 20,4% in quelle piccole tra i 10 e i 49 addetti. Il passaggio generazionale è anche occupazione: meglio non dimenticarlo.

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