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Black out (telefonico) in azienda: la Tecnostampa “muta” da 15 giorni

gerenzano ditta tecnostampaIl telefono, la tua voce. Ma anche i tuoi affari, i tuoi clienti, le tue relazioni nel mondo. La tua impresa. Lo sanno bene Erika Mascheroni e Andrea Meloni, titolari della Nuova Tecnostampa: l’azienda da poche settimane si è trasferita nella nuova sede di Uboldo – in via Papa Giovanni Paolo I n. 14 – da quella ormai sottodimensionata di Gerenzano.

Un’azienda vivace, in forte crescita, che dà lavoro a 25 collaboratori (che coccola con un Welfare innovativo) e che dal 3 dicembre è “muta”. Linee telefoniche – non solo quella che ti mette in comunicazione con l’esterno ma anche quelle interne, che riducono i tempi di lavoro tra un ufficio e l’altro – e connessione internet non sono ancora state ripristinate. La richiesta era stata fatta nel mese di agosto.

I titolari hanno temporeggiato, con pazienza. Ora l’attesa, estenuante, «si sta trasformando in disperazione». Lo dice Erika, con la voce rotta più dallo sconforto che dalla rabbia. «Ebbene sì – prosegue la titolare – ancora senza telefono e senza internet. Dal gestore l’invito ad accettare l’appuntamento fissato per il 17 dicembre, quasi dovesse trattarsi di un’occasione da non perdere. Abbiamo accettato, ma poi niente di nuovo. Domanda: quanto può stare in stand-by un’azienda che, come tante altre del territorio, proprio nel periodo natalizio si gioca parte della sua competitività?». Se la deve giocare alla grande, ovviamente, perché in una società iperconnessa – o che dovrebbe essere tale – la rete e la comunicazione veloce sono esse stesse strumenti di lavoro.

Le domande, da quel 3 dicembre, si sono fatte copiose. Erika e il marito Andrea se le pongono ogni giorno, «ma probabilmente non se le fa Fastweb. Il disservizio di un semplice trasferimento di linea, per un’azienda può trasformarsi in ostacolo alla produzione». Ci sono elementi che, a volte, non si prendono in debita considerazione ma che fanno la differenza nella vita imprenditoriale.

Alla Nuova Tecnostampa ci sono sette linee telefoniche, ma da una settimana si gestiscono gli ordinativi e i rifornimenti di materia prima con un solo cellulare: «L’unica linea che abbiamo». L’imbarazzo nei confronti dei clienti sta montando. Ancora Erika: «Serviamo clienti affezionati, vero, che stanno capendo la situazione. Ma dopo aver capito, il lavoro va fatto e le consegne devono avvenire entro i tempi pattuiti. Il cliente può anche dimostrarsi comprensivo, ma giustamente quello che ha chiesto, lo vuole. E poi è impossibile lavorare senza Pec: ci sono settori e enti con i quali non se ne può fare a meno. Messaggi inviati e ricevuti devono essere gestiti secondo le disposizioni di legge: la Posta certificata rende i rapporti certi, sicuri e trasparenti».

Vita, e fatica, d’impresa. Fatica raddoppiata: da giorni, Erika corre su e giù per i 3.000 metri quadrati dei reparti produttivi della Nuova Tecnostampa e tra i 500 metri quadrati degli uffici. Dove, fino a dieci giorni fa, una centralinista riceveva le telefonate per poi smistarle ai singoli operatori. Poi ci sono i due commerciali e l’amministrazione: tutto deve stare insieme e in equilibrio perfetto. Per l’appunto: il telefono, per un’azienda, non è solo «la tua voce».

Le prospettive cambiano, gli sprint sui mercati si fanno più accelerati e i telefoni fanno “tu-tu-tu”? «Inaccettabile», incalza Erika. Il bilancio di questa settimana è subito detto: «Facciamo un quarto di quello che realizziamo solitamente – prosegue la giovane – e nelle otto ore della giornata non riesco a dedicare il tempo dovuto alla produzione. I file girano a fatica perché il router è fuori uso e ci siamo dovuti adeguare con una semplice carta Sim prepagata. Ma qui la rete internet non serve per giocare: ci sono otto computer e un server che devono andare veloci e devono supportare file di un certo peso. In quattro giorni ho consumato 30 giga: il picco di lavoro è incredibile e per questo disservizio abbiamo dovuto recuperare il tempo perso lavorando anche l’8 dicembre e la domenica. Stiamo impazzendo».

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