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Davide Galli: «Dobbiamo darci da fare. Per dare una sveglia a Varese»

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DAVIDE GALLI: «IL 2019 SARA’ L’ANNO DEL FARE». PER DARE UNA SVEGLIA A VARESE
Se la provincia di Varese «si è seduta» – come ha detto ieri Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese, nella sede di Gallarate dell’associazione varesina – è anche vero che saranno le imprese, i luoghi del “fare”, a poterle dare una certa sveglia. «Dobbiamo darci da fare: noi imprenditori e le istituzioni», ha proseguito il presidente tracciando un bilancio di tutto quello che Confartigianato Imprese Varese ha realizzato in questo 2018. L’impegno sulle infrastrutture con le prese di posizione della Confartigianato varesina su Pedemontana, Arcisate-Stabio, connessioni tra il Nord e il Sud della provincia ma anche con l’ultima movimentazione di Confartigianato, a Milano, con “Quelli del Sì”. «Quelli che vogliono lavorare», ha sottolineato Galli. Perché il 2019, dopo un 2018 caratterizzato dall’impegno nel cambiamento (tanto economico quanto imprenditoriale), sarà l’anno del fare. «Noi vogliamo puntare sul saper fare, ma ci vogliono regole chiare e certe perché quelle complicate non fanno altro che creare difficoltà alle imprese», incalza il numero uno di Confartigianato Varese. Quindi: alle imprese non interessa pagare meno tasse, ma pagare quelle giuste. Poi c’è la vita quotidiana in azienda, dove la formazione deve avere un ruolo di primo piano, «per recuperare il valore e l’importanza delle competenze in una chiave di filiera». Perché le piccole e medie imprese della nostra provincia hanno assunto una dimensione di cluster, assecondando la distribuzione delle grandi industrie o disegnando comparti specifici, spinte dalla peculiarità di ogni singola zona della provincia. Investire sulle identità del territorio, quindi, diventa prioritario proprio per dare ancora più valore ai legami tra le imprese.

FATTURA ELETTRONICA: IL VIA LIBERA DAL GARANTE DELLA PRIVACY
Dopo la “bocciatura” – un mese fa – dell’impianto della fattura elettronica da parte del Garante della Privacy, ora è arrivato al fatidico chiarimento. Il Garante ha dato il via libera, seppur condizionato, al sistema di fatturazione messo in piedi dall’Agenzia delle entrate. Condizionato, si diceva, perché partirà il 1° gennaio 2019 ma con significate correzioni concordate fra Garante, ministero dell’Economia, Entrate, Agid. Quindi:

  • La fattura verrà memorizzata e sarà resa disponibile sul sito dell’Agenzia solo nel caso il contribuente aderisca esplicitamente al servizio di consultazione. Negli altri casi, i dati “superflui” saranno cancellati. Il principio di minimizzazione verrà adottato anche per i controlli automatizzai, dove si utilizzeranno solo le informazioni fiscali della e-fattura,
  • Si stanno studiando nuove tecniche di cifratura per proteggere il viaggio della e-fattura sul Sistema di Interscambio. Entro aprile del prossimo anno, l’Agenzia dovrà fornire una nuova analisi al riguardo e predisporre una nuova valutazione d’impatto dell’intero sistema per garantire la sicurezza dei dati,
  • L’e-fattura non va mai emessa dai soggetti che erogano prestazioni sanitarie. Su questo punto, il Garante sollecita l’Agenzia a dare istruzioni in modo da evitare trattamenti di dati non in linea con la privacy,
  • Chi riceve dal contribuente la delega per gestire le fatture elettroniche (si sta parlando della figura dell’intermediario), ha anche l’obbligo di proteggere i dati perché si configura – ai sensi della normativa sulla privacy – come responsabile o sub-responsabile del trattamento.

NON FERMATE LA TAV
Probabilmente si tratta di indiscrezioni, fughe di notizie (non si sa ancora se vere o false), informazioni che alcuni considerano “distorte”. Fatto sta che l’agenzia di stampa Bloomberg, nel pomeriggio di ieri, ha rivelato che «la Tav non è economicamente sostenibile». E per sostenere la sua tesi cita fonti vicine alla Commissione costi-benefici del ministero delle Infrastrutture che sta studiando il dossier sull’Alta velocità Torino-Lione. Una riflessione: alla ferrovia lavorano circa 800 persone che, nel picco dell’attività, arriveranno a 4mila (altrettanto saranno quelle impegnate nell’indotto). L’opera è lunga 270 chilometri e si stanno costruendo 65 chilometri tra Susa e Saint-Jean-de-Maurienne, in Francia, per un costo di 8,6 miliardi di euro. Il blocco dei lavori avrebbe un costo di due miliardi. Però non è ancora finita: l’analisi costi-benefici non è ancora stata completata». Quando si avranno tutti i dati alla mano, se ne riparlerà.

 

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