Cerca:
Home Dote Unica Lavoro, inizia la “fase tre”. Ecco cosa cambia sull’occupazione e per chi

Dote Unica Lavoro, inizia la “fase tre”. Ecco cosa cambia sull’occupazione e per chi

dote-unica-lavoro-lombardia#infoterritori  Con uno stanziamento di 102 milioni di euro, la Giunta regionale ha deliberato l’avvio della terza fase della Dote Unica Lavoro (Dul), la misura regionale che accompagna le persone nella ricerca attiva di un lavoro, con servizi personalizzati e proporzionati sulla base dei singoli fabbisogni formativi e professionali.

CONFERMATA L’UNIVERSALITÀ DELLA MISURA – Erogata da operatori accreditati regionali sia pubblici che privati (come Confartigianato), che vengono scelti liberamente dai destinatari, la Dote si conferma strumento universale di sostegno alle persone. Possono beneficiarne i disoccupati, sia percettori sia non percettori di indennità di disoccupazione, e tutti i lavoratori coinvolti in cassa integrazione che necessitano di reinserimento o riqualificazione.

COMPLEMENTARIEÀ E INTEGRAZIONE CON LE MISURE NAZIONALI – «In continuità con la precedente fase – ha spiegato l’assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro Melania Rizzoli – la nuova Dote Unica Lavoro rafforza la sua complementarietà con le misure nazionali, così da garantire una più efficace distribuzione degli interventi e delle risorse pubbliche con cui vengono finanziati».

«Infatti, per evitare duplicazioni e garantire assistenza alla più ampia platea di beneficiari – ha proseguito – l’accesso alla politica regionale viene modulato sulla base delle analoghe misure attivate a livello nazionale: va in dissolvenza rispetto a misure che coprono determinate platee, come nel caso della Garanzia Giovani, e va in integrazione nel caso di misure che si rivolgono a determinati target, come nel caso dell’Assegno di ricollocazione circoscritto ai percettori di NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) da oltre quattro mesi».

PERSONALIZZAZIONE DEI SERVIZI – È stata anche confermata la consolidata modalità dei panieri personalizzati di servizi, a seconda di quanto le persone siano distanti dal mercato del lavoro.

Il valore del paniere dei servizi viene determinato tramite un rinnovato modello di profilazione (profiling) che tiene conto del genere, dell’età e della carriera lavorativa del singolo disoccupato.

QUATTRO FASCE DI AIUTO – Le fasce di aiuto del nuovo sistema di profilazione sono quattro e prevedono un intervento concentrato sulle persone con maggiore bisogno di accompagnamento. Ciascun disoccupato avrà la possibilità di fruire di panieri diversificati di servizi di orientamento, formazione e inserimento lavorativo, definiti in base all’effettivo fabbisogno: il valore della dote varia in relazione alla difficoltà della persona, fino a un massimo di 4.500 euro per la fascia di maggiore intensità di aiuto.

RISULTATI POSITIVI DELLE POLITICHE ATTIVE DI REGIONE LOMBARDIA – L’approvazione degli indirizzi operativi per la terza fase della Dote Unica Lavoro conclude un ciclo di programmazione delle risorse comunitarie che ha visto la Lombardia raggiungere risultati importanti sul fronte delle politiche attive per il lavoro.

TRA IL 2016 E IL 2018 AVVIATE AL LAVORO 120MILA PERSONE – Nella prima fase di attuazione della misura (2013-2015), con un investimento di 62 milioni di euro, su 82.217 persone prese in carico, 57.275 sono state avviate al lavoro, corrispondente all’81% dei 70.767 disoccupati che hanno scelto percorsi di inserimento lavorativo.

Nella seconda fase (2016-2018), sono stati stanziati ben 180,7 milioni di euro per un totale di 169.313 beneficiari. I risultati occupazionali sono migliorati: il 95% delle 126.328 persone che hanno attivato percorsi di inserimento lavorativo è stato collocato nel mercato del lavoro. In questa stessa seconda edizione, la Dote Unica Lavoro ha previsto anche una specifica declinazione per le persone in condizioni di svantaggio economico, che hanno avuto accesso a percorsi intensivi di inserimento lavorativo uniti all’erogazione di un’indennità di partecipazione (Progetto di inserimento lavorativo, Pil) al termine dei quali 5.702 soggetti sono stati avviati al lavoro.

Con la nuova Dul, il rimborso all’operatore dei servizi di orientamento e formazione sarà maggiormente subordinato alla stipula di un contratto di lavoro, così come l’attribuzione del budget ai singoli operatori sarà correlata alla loro capacità di assicurare una significativa efficacia, misurata in termini di contratti di lavoro stipulati, con particolare attenzione per le fasce più deboli.

Nello specifico, una parte del rimborso per i servizi erogati sarà riconosciuta all’operatore solo al raggiungimento del risultato: un rapporto di lavoro di almeno sei mesi o l’avvio di un’attività imprenditoriale; oppure, per le persone più in difficoltà, anche l’avvio di un tirocinio di inserimento lavorativo.

I servizi di inserimento lavorativo saranno invece riconosciuti all’operatore solo a seguito di un risultato occupazionale, a partire dalla fascia di media intensità di aiuto. Mentre nella fascia più bassa saranno riconosciuti soltanto i servizi di orientamento, individuale o di gruppo, finalizzati a rendere la persona più autonoma nel percorso di autoimpiego, solo a condizione che questa attività sia seguita da contratti di lavoro di durata minima di 12 mesi.

SBUROCRATIZZATE PROCEDURE DI RENDICONTAZIONE – La terza edizione della Dul si caratterizzerà anche per un’incisiva revisione delle procedure di rendicontazione, controlli e liquidazione dei rimborsi riconosciuti agli operatori sulla base dei loro risultati conseguiti in termini di contratti di lavoro effettivamente stipulati.

Le dichiarazioni richieste nelle precedenti edizioni saranno prevalentemente sostituite con controlli automatizzati, sgravando gli operatori dal produrre dati già in possesso dell’amministrazione regionale. In questo modo, sarà più facile l’incrocio delle informazioni per rilevare eventuali errori o distorsioni nell’utilizzo della politica regionale, anche sulla base degli esiti dei diversi audit comunitari degli ultimi cinque anni.

TORNA SU